Redazione

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Una lite per difendere la fidanzata, oggetto di battute pesanti da parte di un giovane albanese, forse ubriaco. Poi il pestaggio violentissimo in strada, fuori del locale, aggredito da diverse persone. Così è morto Emanuele Morganti, ventenne che nella notte del 24 marzo era con la ragazza in un locale di Alatri, in provincia di Frosinone, quando tutto è cominciato. Il 1 aprile i funerali, tra palloncini bianchi e tanto dolore.

Di seguito, vediamo cosa è accaduto e come si sta evolvendo la vicenda giorno per giorno.

4 Aprile 2017 - IL PUNTO

Oltre a Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, i due fratellastri accusati di omicidio per la morte di Emanuele Morganti e che avrebbero scagliato i colpi mortali sul giovane, sarebbero accurati dello stesso reato anche altri 8 indagati finora per rissa. Si tratta di Franco Castagnacci, padre di Mario - con Paolo Palmisani uno dei due giovani in carcere - e di quattro buttafuori del locale della lite iniziale ad Alatri sfociata poi nel pestaggio mortale del giovane

- LEGGI ANCHE: Chi sono i due fratellastri accusati di omicidio

1 Aprile 2017

È il giorno dei funerali per Emanuele Morganti, il 24enne di Tecchiena (frazione di Alatri) massacrato a sprangate nella notte del 24 marzo da un branco di violenti.

Sono tanti gli striscioni appesi attorno alla chiesa: "Nessuno muore mai completamente... rimarrai sempre vivo dentro di noi!", "Vorrei solo averti di nuovo accanto, stringerti e dirti che la vita è un po' meno complicata se ci sei tu con me" con la foto di Emanuele e di un suo amico. In un altro striscione, ancora una foto di Emanuele sorridente e accanto la scritta "Il perdono lasciamolo a Dio... Per Emanuele solo giustizia".

I fiori, le corone, la bara e i palloncini hanno un comune denominatore: il bianco. "Abbiamo deciso di usare il bianco - spiega un amico, tra coloro che ha portato il feretro a spalla - perchè è il colore dell'innocenza ed Emanuele è morto da innocente". Tutti gli amici di Emanuele indossano una maglietta bianca che davanti reca un cuore con la foto di Emanuele e dietro la scritta "Quando ormai si vola, non si può cadere più. Ciao Emanuele".

La voce della fidanzata
Intanto, mentre restano in carcere Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, i fratellastri accusati di aver massacrato di botte Emanuele, la sua fidanzata Ketty Lisi rilascia alcune dichiarazioni al quotidano Il Tempo. "È stato picchiato prima all'interno. Perchè credevano fosse lui a importunare la barista. Lo hanno trascinato in un angolo. Non vedevo niente. Solo tanta confusione. Poi sono riuscita a guadagnare l'uscita e ho visto Emanuele che era scortato da quattro persone. Aveva la maglietta strappata, il sangue vicino la bocca e lui agitato che diceva: "Ma non sono io ad aver dato fastidio. Non sono io. Perchè mi cacciate? Non è giusto'".

E ancora: "Tutto ha avuto inizio mentre stavamo vicino al bancone del bar mentre eravamo in attesa delle nostre ordinazioni", racconta. "Accanto a me, ad Emanuele, a Marco e Riccardo, nostri amici, c'era un giovane visibilmente ubriaco che discuteva con la barista. Poi ha iniziato a colpire Emanuele a colpi di spalla. Il mio fidanzato ha sopportato per un poco ma poi ha reagito e gli ha detto di smetterla. Questo per tutta risposta gli ha lanciato sulla testa un portatovaglioli. In un istante è scoppiato il putiferio. Non dovevano fare questo. Dovevano tutelarlo e non ucciderlo".

31 marzo 2017

Restano in carcere Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, i fratellastri accusati di aver massacrato di botte Emanuele Morganti, morto in ospedale poche ore dopo il pestaggio. Il gip Anna Maria Gavoni, ha convalidato il fermo e emesso un'ordinanza di misura cautelare in carcere per entrambi. Durante gli interrogatori, che si sono tenuti per rogatoria perché i due erano stati infatti fermati a Roma, Mario Castagnacci, ha detto di essere stato in piazza quella sera ma di non aver partecipato al massacro. Gli inquirenti, però, non ritengono credibili le sue parole. Paolo Palmisani, invece, si avvalso della facoltà di non rispondere.

Inoltre, sempre per prevista al Policlinico di Tor Vergata a Roma la camera ardente di Emanuele Morganti, il ragazzo di Alatri massacrato dal branco e morto, secondo i referti dell'autopsia, per un colpo violentissimo alla testa. I funerali del ragazzo si terranno invece sabato 1 aprile alle 15 nella chiesa di Tecchiena, la frazione di Alatri, in provincia di Frosinone.

28 marzo

Sono stati 15 minuti di orrore, di violenza inaudita e gratuita, consumata davanti a decine di ragazzi che riempivano la piazza centrale di Alatri. Un'azione compiuta a riprese anche se, per il Procuratore capo di Frosinone Giuseppe De Falco, per ora non i può parlare di premeditazione.

Probabilmente a scatenare una simile violenza un mix di alcol e droga, oltre che la voglia aberrante di dimostrare "davanti a tutti chi comanda e controlla il territorio".

Così Emanuele Morganti è morto nel locale Mirò Club, il circolo Arci sul quale ci sono controlli per verificare eventuali irregolarità.

Di sicuro si sa che era con la sua fidanzata, che il locale fosse pieno, complice il week end ed una festa privata. Ad un certo punto al bancone si innesca una lite con un altro ragazzo per un cocktail, una banalità, parole pesanti, qualche spintone e niente più. Il giovane protagonista dell'alterco "non ha nulla a che fare col pestaggio e resta nel locale" dicono gli investigatori.

A quel punto però intervengono i buttafuori: prendono Emanuele e lo scaraventano fuori dal locale. E lì inizia il film dell'orrore: il ragazzo è circondato e picchiato da un gruppo che è nella piazza. Riesce a rialzarsi e fugge. Ma il branco lo insegue, lo riprende e lo picchia ancora. Fino ai colpi finali, forse inferti con un manganello e un tubolare in ferro.

Colpi alla testa, sferrati con violenza inaudita, insensata, terribile. Molti guardano. Solo un amico di Emanuele interviene, si butta sul suo corpo diventando anche lui bersaglio di colpi. Impaurito si sottrae. A sferrare i colpi letali, secondo testimonianze "che hanno avuto riscontri" i due fermati, Mario Castagnacci, cuoco, che per gli investigatori dovrebbe essere il responsabile del colpo mortale, e Paolo Palmisani, muratore saltuario. Colpiscono finché Emanuele non si muove più. Poi i soccorsi, la corsa in ospedale, e la morte due giorni dopo. I due scappano a Roma da parenti dove vengono fermati. Ma si indaga per capire eventuali responsabilità di altri, dal buttafuori ad alcuni complici. 

Castagnacci e Palmisani risulterebbero gravitare in ambienti delinquenziali. Gli inquirenti non escludono "che abbiano voluto affermare una capacità di controllo del territorio", ha detto il procuratore Giuseppe de Falco riguardo al pestaggio del giovane Morganti. Il ragazzo, è stato spiegato in conferenza stampa, è stato aggredito più volte, una prima volta ha cercato di allontanarsi, poi e' tornato indietro per trovare la fidanzata ed e' stato aggredito nuovamente. Intanto la famiglia di uno dei fermati è andata via da Alatri per le minacce ricevute. "Mi chiedo se è vero quello che raccontano, come abbia fatto tutta quella gente a restare ferma senza intervenire. Siamo distrutti', ha detto uno zio dei due sospettati.

In tutto, comunque, sarebbero 9 gli indagati per l'aggressione. Sono otto italiani, tra cui padre e figlio, e di un cittadino albanese. I carabinieri della compagnia di Alatri stanno analizzando le immagini registrate da una telecamera che inquadra tutta la piazza dove  avvenuta l'aggressione.

27 marzo 2017 
Una lite avvenuta per futili motivi scaturita in un pestaggio porta alla morte di un giovane, Emanuele Morganti, ventenne che nella notte tra venerdì e sabato, era con la ragazza in un locale di Alatri, in provincia di Frosinone.

I medici del Policlinico Umberto Primo di Roma, dove è stato trasportato in eliambulanza e operato, non sono riusciti a salvarlo. Le sue condizioni erano disperate a causa delle botte subite.

A caccia dei colpevoli
I carabinieri cercano di individuare gli aggressori, tutti più o meno coetanei della vittima, hanno riferito i testimoni. Ci sarebbero alcuni sospettati che vengono interrogati. In particolare si cerca il giovane che avrebbe dato i colpi più devastanti con un grosso oggetto di ferro, forse una spranga o una chiave inglese.

Colpi che hanno provocato a Morganti fratture multiple al cranio e alla cervicale, risultate poi mortali. Decine i testimoni e gli amici della vittima ascoltati in caserma: al centro dei sospetti ci sarebbero 9 giovani, italiani e stranieri, che vengono sentiti anche in queste ore dal pm della procura di Frosinone Vittorio Misiti.

Cosa è accaduto
Al "Miro'', un locale in piazza Margherita nel centro storico di Alatri - già teatro di altre risse in passato - il giovane era arrivato dalla frazione di Tecchiena, dove abita con la famiglia, assieme alla sua ragazza per ascoltare musica.

Verso le due, secondo quanto ricostruito, i due erano al bancone del bar quando si è avvicinato un altro ragazzo, un albanese, che ha iniziato a importunare la fidanzata di Morganti. Questi ha reagito ed è scoppiata una lite.

Sono intervenuti i buttafuori del locale, che hanno portato i due all'esterno. Qui gli amici dell'albanese avrebbero iniziato a colpire Morganti con calci e pugni, mentre intorno in molti assistevano terrorizzati.

A un tratto uno degli aggressori avrebbe preso un oggetto di ferro, forse una chiave inglese o una spranga, e avrebbe colpito la vittima alla testa, lasciandola a terra incosciente.

I soccorsi e la morte
Soccorso e trasportato inizialmente all'ospedale San Benedetto di Alatri, dove i medici gli hanno riscontrato fratture multiple al cranio e alla zona cervicale con emorragia cerebrale, il 20/enne è stato trasferito in elicottero a Roma. Al Policlinico Umberto I lo hanno operato e ricoverato in rianimazione. È morto dopo oltre 36 ore di agonia.

I familiari erano riuniti da ieri al suo capezzale. I carabinieri del Reparto operativo di Frosinone e del nucleo investigativo della compagnia di Alatri, coordinati dal maggiore Antonio Contente, indagano per cercare di ricostruire l'accaduto. (ANSA)

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