Quel che si vede e quel che non si vede della rivolta ucraina
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Quel che si vede e quel che non si vede della rivolta ucraina
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Quel che si vede e quel che non si vede della rivolta ucraina

Dai centurioni no-global al partito alleato di Forza nuova, dai deputati voltagabbana alle babushke che invocano la Santa Madre Russia

"Gloria all’Ucraina, gloria agli eroi": è l’urlo di battaglia dei rivoluzionari che hanno conquistato il potere a Kiev con un colpo di mano. Una svolta, dopo tre mesi di proteste e barricate in piazza Maidan, il centro della capitale ucraina. L’epilogo è sanguinoso: 82 morti, in gran parte manifestanti, uccisi fra il 18 e il 20 febbraio. Il giorno dopo, la caduta del regime dell’ex presidente Viktor Yanukovich ha aperto le porte alle aspirazioni europee di una fetta dell’Ucraina.

Nuova svolta, vecchie facce: Tymoshenko for president
L’ex ministro dell’Economia di Kiev, Bohdan Danylyshyn, è a Bruxelles per preparare l’accordo di associazione con la Ue. Yanukovich aveva rifiutato di firmarlo all’ultimo minuto, scatenando la rivolta di Maidan. La svolta rivoluzionaria ha portato alla ribalta vecchie e nuove facce della scena politica ucraina. La più nota è quella di Yulia Tymoshenko, l’eroina della rivoluzione arancione del 2004 più amata in Occidente che in patria, liberata dal carcere grazie alla rivolta. L’ex premier punta a diventare presidente nelle elezioni fissate il 25 maggio.
Per vincere ha già piazzato nei posti chiave i suoi fedelissimi: Oleksandr Turcinov, nuovo presidente del parlamento nominato capo dello stato pro tempore, e Arsen Avakov al ministero dell’Interno. Non solo: il vice di Tymoshenko nel Partito patria, Arseniy Yatsenyuk, uno dei tre leader dell’opposizione di Maidan, molto gradito agli americani, potrebbe diventare premier del nuovo governo. L’ex pugile Vitali Volodymyrovych Klitschko, capo del partito Udar, vicino alla cancelliera tedesca Angela Merkel, avrà anche lui il suo posto al sole. L’esecutivo di coalizione per ottenere la maggioranza dovrà essere votato anche da una parte dei deputati del Partito delle regioni del presidente deposto. Molti si sono nascosti, ma tanti stanno già cambiando casacca, per paura di ritorsioni o perché comprati. Hanno già abbandonato il vecchio regime gli oligarchi, che o sono andati all’estero (è il caso di Rinat Akmetov, prudentemente riparato a Londra) oppure sono saltati sul carro del vincitore.

Il braccio armato della rivolta? I centurioni di estrema destra
La rivolta di Maidan, però, ha portato alla ribalta formazioni extraparlamentari di estrema destra organizzate in maniera paramilitare come Pravi sektor. I giovani miliziani, raggruppati in disciplinate centurie, hanno preso ben presto il controllo militare della piazza, sostenendo gli scontri più duri e sanguinosi con la polizia. Oltre a Pravi sektor (Ala destra) ha operato a Maidan anche Spilna prava (Causa comune). Ancora più inquietante la comparsa in scena dell’Upa, il risorto Esercito di liberazione ucraino che durante la Seconda guerra mondiale aveva combattuto contro i sovietici ed era stato accusato di collaborazionismo con i nazisti di Adolf Hitler.
Le formazioni paramilitari fanno parte dell’"autodifesa" di Maidan. Il suo portavoce, Ostap Kridik, la mattina del 21 febbraio ha annunciato sulla scalinata del palazzo presidenziale la conquista del potere. I paramilitari di Pravi sektor già presidiavano il palazzo del governo, la sede dei servizi segreti e il parlamento. Ora il ministro dell’Interno sta pensando di integrarli nelle forze di sicurezza. Nella rivolta armata anche il partito ultranazionalista Svoboda, che conta sul 10 per cento dei voti, ha giocato un ruolo cruciale: il suo leader Oleh Tiahnybok è alleato in Italia con Forza nuova. Svoboda farà parte del governo di coalizione e un suo esponente, Oleg Makhnitski, è stato nominato il 24 febbraio procuratore generale.
A Maidan sono arrivati volontari bielorussi, polacchi e serbi anticomunisti. Non risultavano italiani, ma il giorno della caduta del regime, accanto alle barricate è apparso, in italiano, il celebre motto dannunziano, di cui poi si appropriò il fascismo: "Me ne frego".

Terreno di scontro fra Occidente e Oriente, con lo zampino della Cina
L’Unione europea ha sempre parteggiato per piazza Maidan, cercando di negoziare con il governo ucraino una via d’uscita pacifica alla crisi. Il compromesso sembrava raggiunto il 20 febbraio, con un accordo firmato dall’allora presidente Yanukovich e l’opposizione. Ma i paramilitari di Pravi sektor hanno respinto la soluzione politica, conquistando senza colpo ferire i gangli del potere. Nella notte, poche ore dopo la firma dell’accordo, il capo dello stato è fuggito. Ora è ricercato per la strage dei manifestanti uccisi dai cecchini fra il 18 e il 20 febbraio. A garantire l’accordo, i ministri degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, il tedesco Frank-Walter Steinmeyer e quello francese Laurent Fabius.
Berlino e Varsavia avevano smaccatamente appoggiato fin dall’inizio la rivolta di Maidan. Gli Stati Uniti hanno invece sfruttato la rivolta ucraina come spina nel fianco della Russia. Già, perché a Kiev si sta consumando l’ultima battaglia della nuova Guerra fredda fra Mosca e Washington. Gli americani hanno aiutato i rivoluzionari per sottrarre l’Ucraina alla sfera di influenza russa e attrarla, in futuro, nella Nato. I cinesi, che nel settembre 2013 avevano annunciato un accordo per l’acquisizione di 3 milioni di ettari delle fertilissime "terre nere" del paese, hanno appoggiato fino all’ultimo il regime. A dicembre Yanukovich aveva poi concordato con Pechino investimenti per 8 miliardi di dollari e la costruzione di un nuovo grande porto in Crimea. A Kmelnitski, nell’Ovest del paese origine della rivolta di Maidan, i charter del Dragone riforniscono il più grande emporio dell’Est. Se l’Ucraina si assocerà con la Ue, le merci cinesi che non risponderanno ai requisiti comunitari (ossia gran parte di quelle attualmente in vendita) saranno le prime a venire messe al bando.

Il Cremlino è già sceso in campo: non mollerà mai il Vaticano del mondo ortodosso
Gli spostamenti di truppe russe, veri o presunti, verso l’Ucraina si sommano alle dure dichiarazioni del governo di Mosca contro il potere rivoluzionario a Kiev considerato "illegittimo", "dittatoriale", "terroristico" e una "minaccia per gli interessi russi". Il Cremlino considera da sempre l’Ucraina il cortile di casa e vede come fumo negli occhi il suo spostamento verso l’Europa e l’Occidente. Per Vladimir Putin, Kiev rappresenta il Vaticano del mondo ortodosso e difficilmente abbandonerà la partita dopo l’avvento al potere dei rivoluzionari. Non solo: lo zar del Cremlino potrebbe scontare un effetto emulazione in Russia della rivolta di piazza Maidan.

Lo scoglio dell’economia: adesso a Kiev servono con urgenza 35 miliardi di euro
L’arma di ritorsione più affilata del Cremlino è quella economica. Gli ulteriori 8 miliardi di euro promessi al precedente regime, che facevano parte di un pacchetto di 15, sono già stati congelati. L’Ucraina dipende dal gas della Russia (55 miliardi di metri cubi l’anno), che aveva ridotto il prezzo di un terzo, ma adesso potrebbe rialzarlo. Il paese ha urgente bisogno di 35 miliardi di euro per i prossimi due anni, altrimenti rischia la bancarotta.
I primi 20 miliardi sono stati promessi dall’Unione europea e il resto dovrebbe arrivare dal Fondo monetario internazionale, ma più di un osservatore avanza dubbi su cotanta generosità. Uno dei motivi della rivolta è la corruzione dilagante, che diventa ancora più insopportabile con uno stipendio base di 300 euro.

Lo spettro della secessione: il campo di battaglia sarà nel feudo russo della Crimea
Gran parte dei morti fra i manifestanti di piazza Maidan venivano dall’Ovest del paese, storicamente antirusso e attirato dall’orbita tedesca e polacca. L’Ucraina orientale è invece abitata in prevalenza da una popolazione russofona, vicinissima a Mosca (anche se non mancano i supporter filoeuropei). Il pericolo della secessione lungo il fiume Dnepr, che taglia in due il paese, è un fantasma che continua ad aleggiare. La zona più fedele a Mosca, dove si parla solo russo, è la repubblica autonoma della Crimea. La penisola meridionale venne concessa nel 1954 all’Ucraina dal leader sovietico Nikita Khrushev, secondo la leggenda sotto gli effetti di una sbronza. Certo è che a Sebastopoli, l’estrema punta della Crimea, la Russia ha mantenuto i pieni poteri fino al 2042 sulla grande base navale della flotta del Mar Nero con tanto di sommergibili nucleari. A Sebastopoli è stato segnalato l’ex presidente Yanukovich in fuga e sarebbero arrivati i rinforzi da Mosca.
Dopo la caduta del regime di Yanukovich, considerato un traditore per essere fuggito, la popolazione di Sebastopoli ha imposto la nomina di un nuovo sindaco, Alexey Chalyi, imprenditore molto vicino a Mosca. Su ordine di Kiev, la polizia ha cercato di arrestarlo, ma non c’è riuscita per la reazione della gente davanti al municipio. Il partito locale, Blocco russo, sta reclutando volontari per la "samooborona", una milizia di autodifesa delle città vicine a Mosca. L’obiettivo sarebbe proteggere la popolazione "dai banditi" al potere, come vengono chiamati i rivoluzionari da queste parti. I giovani che si arruolano raccontano di voler emulare il sacrificio dei loro nonni, che sono caduti combattendo i nazisti durante la Seconda guerra mondiale. I più anziani sottolineano che i manifestanti di Maidan sono stati appoggiati da Germania, Polonia, Usa e Inghilterra (tutti i vecchi nemici dell’Unione Sovietica).

Davanti al municipio è stata ammainata la bandiera ucraina e issata quella russa, con l’aquila imperiale. Le babushke che sventolano lo stendardo della Marina di Mosca vogliono unirsi alla Russia. E guai a definire la popolazione di Sebastopoli ucraina: "Noi abbiamo un passaporto ucraino, ma nel cuore ci sentiamo russi". E in città sono già stati avvistati i carri armati di Mosca.

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