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ANSA/ MASSIMO PERCOSSI
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Contro la lottizzazione al Csm: forza Davigo!

Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati critica "porcherie e baratti" del Consiglio superiore della magistratura. Applausi

Al Consiglio superiore della magistratura "le nomine non convergono sul candidato migliore". Al contrario: "Io temo che la prassi sia quella di uno a me, uno a te e uno a lui", il che è "una cosa orribile".

È con queste dure parole, pronunciate l'8 giugno al Palazzo di giustizia di Milano in una conferenza, che il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Piercamillo Davigo, dopo 38 anni di carriera in magistratura, ha finalmente criticato l'oscena prassi lottizzatoria con cui l'organo di governo della categoria procede alla nomina dei vertici degli uffici giudiziari.

Subito dopo la sua elezione al vertice della magistratura associata, avvenuta il 9 aprile, Panorama aveva sollecitato Davigo ad affrontare la degenerazione lottizzatorio-partitica del Cs con una serie di "consigli non richiesti".

Sul numero in edicola da giovedì 21 aprile, Panorama, proponeva a Davigo una serie di "consigli non richiesti".

Per esempio, lo invitava a rileggere ad alta voce, almeno una volta al giorno, le prime righe del programma della corrente Autonomia & indipendenza (quella che lo stesso Davigo ha varato nel febbraio 2015): "Noi siamo convinti di creare un soggetto associativo radicalmente nuovo, eliminando tutte le scoriee criticità delle tradizionali correnti, trasformatesi in meri strumenti di ricerca e acquisizione di potere, soprattutto in funzione del Csm".

Panorama consigliava altresì a Davigo di rileggere una volta al giorno, sempre ad alta voce, altre righe del programma di Autonomia & indipendenza: "Rifiuto di ogni collateralismo con la politica, rinuncia all’ambizione e alle sirene del potere, tutela di una magistratura (…) non condizionata da logiche e meccanismi che spingono a incrementare timori, paure, bisogno di protezione". 

Piercamillo Davigo, Panorama 27 aprile 2016 (clic per ingrandire) ----


Per questo, dopo la sua presa di posizione, Panorama non può che rallegrarsi con il dottor Davigo.

Il presidente dell'Anm ha aggiunto che bisogna "pretendere dal Csm la massima trasparenza e, quindi, che venga messo in intranet tutto quello che è in valutazione, il fascicolo personale di chi fa domanda". E ha concluso: "Chi ricopre un incarico pubblico rinunci alla privacy, perché è al buio che avvengono le porcherie e i baratti".

Purtroppo Davigo è stato immediatamente coperto di critiche da parte di esponenti della sua categoria. In un comunicato, lo stesso Csm ha definito le sue parole "gravi, scomposte e sorprendenti". C'è stato perfino chi ha chiesto provocatoriamente al presidente dell'Anm di dimettersi da presidente di sezione della Corte di cassazione (una promozione appena ricevuta dallo stesso Davigo in una delle ultime sedute del Csm).

Assediato, circondato, il presidente dell'Anm ha in parte rettificato le sue dichiarazioni, precisando di avere voluto riferirsi alle sole "nomine a pacchetto": per intenderci quelle che vengono decise "a raffica" nella stessa seduta da parte del Csm e sulle quali lo scambio è logicamente più evidente.

Però è altrettanto evidente che gli accordi spartitori tra le correnti possono concretizzarsi in delibere che il Csm assume in momenti diversi: con nomine distinte tra loro e separate nel tempo.

La critica di fondo, comunque, resta inalterata e Panorama fa professione di ottimismo e di fiducia nell'onestà intellettuale del presidente dell'Anm. Nella speranza, anzi nella certezza che a tutte le "porcherie e a i baratti" che ha visto all'interno del Csm il dottor Davigo cercherà di porre rimedio.

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