Quanto ci costa la guerriglia urbana?
Ufficio stampa Comune di Roma
Quanto ci costa la guerriglia urbana?
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Quanto ci costa la guerriglia urbana?

I teppisti sfasciano, tutti gli altri pagano

La risposta è: dipende. Il conto che i guerriglieri urbani (compresi i teppisti delle curve) lasciano da saldare al resto dei cittadini, anche quelli precari, disoccupati, protestati, sfrattati, tartassati che dicono di rappresentare, dipende sempre da quanto hanno distrutto, divelto, sradicato, sfasciato, frantumato, imbrattato e una media ufficiale è impossibile da stabilire, a meno di non voler sparare cifre a caso.

Alcuni numeri però ci sono ed è a partire da questi che si possono formulare delle ipotesi. 

Ogni anno a Roma si svolgono quasi 2.000 manifestazioni (600 quelle autorizzate nel 2013 dal Gabinetto del Sindaco, 1.437 quelle conteggiate dalla Questura di Roma nello stesso periodo) tra sit in, presidi, acampadas, cortei, occupazioni provvisorie di suolo pubblico, eventi pubblici laici e religiosi, concerti, parate, girotondi, maratone, fiaccolate e assemblee all'aperto, giornate a tema come quella dell'allevatore o le sfilate d'auto d'epoca.

Ciascuna di esse, che sia più o meno partecipata, rappresenta un costo aggiuntivo per l'amministrazione capitolina, la polizia municipale, la municipalizzata dei rifiuti (Ama) e per i privati. Un costo che lievita in modo considerevole quando oltre alla pulizia straordinaria delle strade, l'impiego di più personale, i maggiori controlli ecc, ci sono anche da ripagare i danni causati ai tanto cari beni comuni (strade, aiuole, muri, arredi urbani) e a quelli privati (vetrine, saracinesche, bancomat, auto, motorini, portoni).

Nel caso degli scontri di sabato scorso durante la manifestazione organizzata dai movimenti antagonisti contro precarietà, austerity e per il diritto alla casa, una stima ufficiale dei costi ancora non è stata ancora fatta. L'accertamento dei danni alla segnaletica e agli arredi urbani è infatti in corso.

Tuttavia già dalle 7 di questa mattina squadre della Sezione P.I.C.S. (Pronto Intervento Centro Storico) della Polizia Locale di Roma Capitale e dell'Ama Linea Decoro, stavano intervenendo lungo il percorso seguito dalla manifestazione per cancellare le numerosissime scritte apparse durante il corteo.

Nello specifico l'ufficio stampa del Campidoglio comunica che la municipalizzata dei rifiuti fattura ogni anno 1 milione e 400 mila euro per servizi legati alle pulizie svolte a seguito di eventi e manifestazioni. Questi costi comprendono servizi di pulizia, istallazione e rimozione di bagni chimici e pagamento degli straordinari dei dipendenti. Di questo milione e quattrocentomila euro, il 60% sono spese fatturate a privati, tra cui ministeri ed enti pubblici, il restante 40% per manifestazioni ed eventi promossi da Roma Capitale. Nel caso in cui sono i privati a pagare le spese di raccolta e smaltimento viene stipulato un contratto con Ama sul singolo evento in base alle previsioni sull'affluenza, poi viene fatto un consuentivo sulla spera reale sostenuta.

Inoltre, ogni anno l'Ama spende tra 700mila e 1 milione di euro per pagare raccolta e smaltimento relativi a manifestazioni sprovviste di contratti di servizio. Disoccupati e studenti per legge non devono pagare, ma esiste una platea composta da piccoli soggetti politici o associazioni che spesso omette tranquillamente di pagare la tassa dovuta.

Ci sono, però, casi eccezionali in cui il conto può lievitare di molto. All'indomani del 14 dicembre del 2010, quando nel centro storico scoppiò la rivolta contro la fiducia votata in Parlamento al governo Berlusconi, l'Ama parò di 450mila euro di spese aggiuntive. Tra queste finirono un automezzo assaltato, un compattatore e un piccolo furgone dati alle fiamme e decine di cassonetti usati come barricate.

In quell'occasione l'allora sindaco Gianni Alemanno quantificò in 16 milioni la somma dei danni. 1 milione per l'arredo urbano rovinato, le scritte sui muri, la pavimentazione del centro, soprattutto in piazza del Popolo e via del Babuino, danneggiata con i sampietrini divelti con piedi di porco e pale per essere lanciati contro le forze dell'ordine e i restanti 15 per i danni subiti dai commercianti tra vetrine distrutte e mancati incassi.

L'anno dopo, il 15 ottobre del 2011, quella che doveva essere una manifestazione pacifica promossa dai cosiddetti “indignati”, si trasformò in 5 ore di guerriglia culminata in piazza San Giovanni con il rogo di un blindato dei carabinieri, 100 feriti, 20 fermati, 12 arrestati e violenze di ogni genere anche contro chi contestava i teppisti.

Si parlò allora di 1 milione e 815mila euro di danni subiti dall’amministrazione di Roma Capitale così suddivisi: 1 milione di euro a carico del Dipartimento Lavori Pubblici per rimettere a posto 1.200 metri quadri di sampietrini divelti (circa 20 metri cubi), 30 pali sradicati della segnaletica verticale, 300 metri quadri di percorsi per non vedenti distrutti, danni vari a elementi di arredo urbano in ferro, lastroni dei marciapiedi, illuminazione pubblica; 485mila euro subiti da Ama e Decoro urbano fra cestoni in ghisa distrutti (50), cassonetti distrutti (80), scritte sui muri (3mila metri quadri), raccolta rifiuti (120 tonnellate), bagni chimici e cassonetti spostati; 250mila euro per i 171 operatori dell’Ama impiegati nella pulizia delle strade dopo il corteo e gli scontri, i 1.699 di Atac, Agenzia per la Mobilità e Roma Metropolitane, le 1.500 corse perse, le 2.500 limitate, le 13 cancellate per un totale di 27mila chilometri persi, e 20 telecamere di videosorveglianza rese inservibili; 80mila euro per i 300 vigili della Polizia Roma Capitale in servizio, una vettura danneggiata e 3 garitte rotte.

A questa cifra venne poi aggiunto un altro milione di euro per i danni subiti dai commercianti per un totale di quasi 3 milioni di euro. Il presidente della Confcommercio romana Giuseppe Roscioli parlò allora di “negozi saccheggiati, vetrine infrante, turisti incastrati negli alberghi con teppisti fuori”.

E adesso si attende di sapere a quanto ammonterà il conto di sabato scorso. Una tassa fissa, anche se variabile per entità, che i cittadini di Roma sono costretti a dover versare ogni anno loro malgrado per restituire un po' di dignità a una città mortificata dai ricorrenti deliri distruttivi di frange di teppistelli organizzati mascherati da prodi rivoluzionari. 

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