La Chiesa (di Papa Francesco) che verrà
Getty Images- Ap
La Chiesa (di Papa Francesco) che verrà
News

La Chiesa (di Papa Francesco) che verrà

Lo Ior, la Cei, la Curia romana: nel 2014 il Papa vuole portare a compimento le sue riforme. Che potrebbero segnare una svolta storica anche su divorzio e omosessualità. E poi ci sarà un referendum

Se il 2013 è stato l’anno di Papa Ratzinger, con le sue storiche dimissioni, il 2014 sarà l’anno di Papa Francesco, con le sue attese riforme, a cominciare dal delicato fronte della finanza. Forte di un consenso popolare crescente, incurante delle opposizioni interne e deciso a realizzare il suo programma di rilancio della Chiesa, Bergoglio si prepara a un anno molto intenso che sarà segnato da appuntamenti importanti e decisioni cruciali.

Si comincia nella seconda metà di febbraio con la nomina di una decina di nuovi cardinali, tra i quali il segretario di Stato Pietro Parolin. In quell’occasione verrà presentato al collegio cardinalizio il lavoro delle due commissioni di riforma dello Ior (l’Istituto per le opere di religione) e delle attività economiche della Santa sede, così come le prime proposte del consiglio degli 8 cardinali nominati dal Pontefice. Si va verso un accorpamento degli organismi finanziari del Vaticano e verso uno snellimento dei dicasteri pontifici, cioè i ministeri del Papa.

Il 27 aprile, poi, centinaia di migliaia di pellegrini sono attesi a Roma per la santificazione di Giovanni Paolo II e di Giovanni XXIII: due papi che Bergoglio ha voluto portare insieme sugli altari per dare un messaggio chiaro su come interpreti oggi il primato del successore di Pietro, tra il pontificato riformatore di Angelo Roncalli e quello carismatico di Karol Wojtyla. Anche se fra i principali punti di riferimento di Papa Francesco rimane sempre Paolo VI, dal quale ha tratto molti spunti per la sua recente esortazione apostolica Evangelii gaudium. 

A fine maggio, se tutto andrà bene, il Pontefice dovrebbe recarsi in Terra Santa: Israele, Palestina e Giordania. Un viaggio che potrebbe essere segnato da due momenti particolarmente significativi: l’attesa restituzione dell’uso della Sala del cenacolo di Gesù ai cristiani e l’abbraccio tra Francesco e il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, in ricordo dello storico incontro tra Paolo VI e Atenagora avvenuto 50 anni fa a Gerusalemme come segno di rappacificazione dopo 10 secoli di divisioni tra cattolici e ortodossi. Nel frattempo Bergoglio potrebbe aver già pubblicato la seconda enciclica, quella che sta già scrivendo: una lettera dedicata alla povertà e all’ambiente, inteso non solo dal punto di vista naturale ma come realtà sociale.

In luglio si dovrà concludere il negoziato con Moneyval, l’autorità del Consiglio d’Europa incaricata di valutare le riforme legislative e organizzative del Vaticano in ordine alla trasparenza e all’antiriciclaggio, affinché allo Ior e alle altre istituzioni finanziarie (in particolare l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) vengano riconosciute le caratteristiche per poter essere inserite nella «white list» degli istituti di credito internazionali. Contemporaneamente proseguirà l’impegnativo iter di preparazione dell’assemblea generale straordinaria del sinodo dei vescovi, in programma per l’ottobre 2014, sulle «sfide pastorali della famiglia». Sarà un appuntamento chiave per la discussione di temi molto scottanti nella vita della Chiesa: le convivenze, l’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati, le unioni omosessuali. Per la prima volta nella storia il Papa ha promosso un referendum fra tutti i fedeli: un questionario in 38 domande per conoscere le opinioni della base sulla famiglia oggi. Si attendono migliaia di risposte di credenti, sacerdoti, vescovi e cardinali: saranno esaminate e tradotte in un documento di lavoro che sarà discusso al sinodo composto da presuli provenienti da tutti i continenti. Dopo il sinodo di ottobre ci sarà un anno di tempo per elaborare le proposte: l’appuntamento successivo sarà infatti nell’ottobre 2015, quando dovranno essere prese le decisioni definitive.

Nel 2014 il Pontefice è atteso anche in Asia (India e Vietnam) e in Argentina e Uruguay. Ma sui due viaggi ancora non ci sono conferme. In maggio Bergoglio si recherà a Torino per il Salone del libro, che ha scelto la Santa sede come paese ospite. Intanto proseguirà il lavoro degli otto cardinali chiamati dal Papa a redigere una nuova costituzione apostolica che definirà la struttura della curia romana, riformando la costituzione Pastor bonus redatta nel 1988 da Giovanni Paolo II. La nuova legge fondamentale trasformerà l’organizzazione vaticana, rendendola più aderente alle indicazioni del Concilio II.

Dunque una struttura più snella, grazie all’accorpamento di alcuni dicasteri, meno verticistica e più collegiale. La segreteria di Stato dovrebbe diventare a tutti gli effetti la segreteria papale, come avrebbe voluto il concilio. Il segretario di Stato Pietro Parolin non sarà più un primo ministro cui devono rispondere tutti i capi dicastero, ma tornerà a essere uno stretto collaboratore del Pontefice con funzioni soprattutto diplomatiche. I ministeri che compongono la curia risponderanno direttamente a Francesco. Potrebbe inserirsi una nuova figura detta «moderator curiae », con il compito di coordinare l’attività dei vari uffici. Ma si tratta solo di ipotesi, che il Papa sta discutendo con i più stretti collaboratori.

Uno dei dossier più delicati dei prossimi mesi riguarda inoltre il rapporto del Papa con la Conferenza episcopale italiana. C’è ancora una discreta freddezza tra i vertici della Cei e il Pontefice argentino. Francesco ha chiesto ai vescovi italiani, guidati dal cardinale Angelo Bagnasco, di elaborare un nuovo statuto organizzativo. Nel frattempo il segretario generale della Cei, Mariano Crociata, è stato trasferito nella diocesi di Latina e in gennaio dovrebbe essere individuata una terna di nomi da sottoporre a Bergoglio, per scegliere il successore. Non è escluso che Francesco non voglia più un vescovo per quella carica, bensì un semplice sacerdote. Ma Bergoglio potrebbe lasciare la Cei senza segretario in attesa del nuovo statuto. Il Papa vorrebbe anche ridurre di almeno un terzo il numero delle 226 diocesi italiane e avrebbe chiesto che il presidente della Cei fosse eletto da tutti i vescovi membri dell’assemblea, come accade negli altri paesi, invece di essere nominato dal Papa.

Al di là di questi aspetti organizzativi, il tema più delicato riguarda il rapporto tra la Cei e l’Italia, senza dimenticare la politica. Il Papa non sembra molto interessato a questo versante e anzi ha chiesto che siano le Chiese locali a occuparsi dei rapporti col «Palazzo». Ma tra Cei e Pontefice, finora, le relazioni non sono molto fluide. Sono lontani i tempi nei quali un altro Pontefice venuto da lontano, Wojtyla, aveva delegato al cardinale Camillo Ruini i rapporti con la politica.

A parte le riforme interne, l’agenda del Pontefice è occupata da questioni di grande portata come quelle poste dalle suore statunitensi che reclamano più autonomia nei rapporti con la società civile e il riconoscimento di un ruolo più incisivo per le donne nella Chiesa. Anche i parroci austriaci e tedeschi hanno chiesto riforme, mentre la diocesi di Friburgo in Germania ha già compiuto una fuga in avanti autorizzando, con una circolare, la comunione ai divorziati risposati. Arriveranno anche nuove norme, più stringenti, in materia di lotta alla pedofilia elaborate da una commissione istituita dal Papa.

In realtà, ciò che più interessa al Pontefice non è la vita dentro il Vaticano bensì la sorte della Chiesa e degli uomini nel mondo, a cominciare dalle periferie più lontane. Un atteggiamento missionario che non tutti accolgono con entusiasmo, ma che sarà destinato a modificare lo stile e il comportamento della Chiesa. Anche il modo di comunicare cambierà: non a caso il pontefice ha chiesto alla società di consulenza McKinsey di studiare un piano per modificare l’organizzazione dei mezzi di comunicazione del Vaticano. Si vorrebbe creare un solo dicastero cui facciano capo sala stampa, radio, tv e quotidiano. Al di là degli eventi e dei documenti previsti nel 2014, Francesco continuerà nella sua rivoluzione dei gesti e del linguaggio. Questa può essere considerata già la vera riforma del suo pontificato: un modo originale per indicare la direzione di marcia della Chiesa nei prossimi anni.  Ignazio Ingrao

I più letti