La Chiesa e i divorziati: così parlava Martini
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La Chiesa e i divorziati: così parlava Martini
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La Chiesa e i divorziati: così parlava Martini

L'eredità dell'ex arcivescovo di Milano per le riforme di Papa Bergoglio, nel racconto di chi lo ha conosciuto da vicino

La Chiesa di Papa Francesco si prepara ad una svolta. Una riforma che non è soltanto di organizzazione ma di approccio nei rapporti con il mondo. Tuttavia la provvidenza ha voluto che non sia più presente una delle figure che negli anni passati ha fortemente sollecitato questa riforma: il cardinale Carlo Maria Martini. Eppure la sua assenza oggi è più forte di una presenza grazie anche a coloro che ne tengono viva la memoria e il messaggio. Tra questi Bruno Musso, ingegnere, manager di primissimo livello (Ansaldo e Finmeccanica, solo per citare un paio delle aziende che ha gestito da posizioni di vertice) ma anche cattolico convinto e amico di lunghissima data del cardinale gesuita. Tanto da rimanere in stretto contatto con lui fino agli ultimi anni, prima a Gerusalemme, poi a Gallarate, quando la malattia non consentiva più all’ex arcivescovo di Milano di restare nella Città Santa dove avrebbe desiderato trascorrere il tratto finale della sua vita.

“E voi chi dite che io sia?” si intitola l’ultimo libro di Musso, in forma di lettera al nipotino Tommaso, con la prefazione del cardinale Dionigi Tettamanzi. Come spiega il sottotitolo (“Con Gesù Nazareno in Galilea e nel mondo nel segno di Carlo Maria Martini”), il volume (Stefano Termanini Editore) è una riflessione a 360° sulla fede e sulla vita alla luce dell’Antico e del Nuovo Testamento. Le osservazioni di Musso, originalissime e non di rado anche provocatorie, risuonano degli insegnamenti e delle suggestioni di Martini. E, anche se il libro è stato iniziato ben prima dell’elezione di Bergoglio, offrono un contributo importante all’attuale riflessione sulla riforma della Chiesa. Ecco come lo spiega lo stesso autore.

Cosa può rappresentare l’eredità di Martini per la Chiesa di oggi?

“Vedo una straordinaria convergenza di idee tra Martini e Papa Francesco anche se umanamente il loro modo di porsi è un po’ diverso. Martini ha affrontato i temi più controversi nella vita della Chiesa con un’idea precisa: prima di tutto c’è l’uomo da amare. E questa è la bussola anche per Papa Francesco”.

Qual è, a suo avviso, la principale novità di questo pontificato?

“Il recupero della fonte evangelica della nostra fede, proprio come raccomandava il cardinale Martini. In concreto questo significa che quando ci avviciniamo a una persona dobbiamo chiederci innanzi tutto: nella sua condizione sarei capace di fare quello che gli sto chiedendo di fare? La vera svolta è quella indicata da Gesù nel Vangelo: la legge è per l’uomo, il sabato è per l’uomo. E non il contrario”.

 La Chiesa oggi si interroga sull’atteggiamento da tenere nei confronti dei divorziati risposati. Ne ha mai parlato con Martini?

“Sì ne parlammo. Il suo messaggio era molto chiaro in proposito: invitava a discernere caso per caso, senza pretendere di dare una risposta uguale per tutti, per giungere a una soluzione di misericordia. Io gli prospettai un’opzione concreta: se un divorziato sente di aver rotto un matrimonio ed è qualcosa che non vorrebbe aver fatto ma ora desidera vivere al meglio una nuova unione, perché non può essere conferita al confessore la facoltà di assolverlo come fa per il ladro e l’omicida pentito? Sarebbe più logico se venisse abolita la giurisdizione dei tribunali ecclesiastici sui matrimoni e questo potere venisse dato al confessore. Capisco che sarebbe un passaggio delicato ma penso molto utile per riportare nella dimensione sacramentale ed ecclesiale questo tema”.

 Qual è stato l’insegnamento di Martini sull’eutanasia?

“Il cardinale ha riflettuto molto sulla morte e ne ha anche scritto. Con la sua esperienza ha dato la testimonianza che si deve custodire la vita che ci è stata donata ma non si deve mai andare oltre certi limiti. Inutile accanirsi per protrarla oltre ogni misura. Bisogna sapersi affidare a Dio e abbandonarsi alla sua volontà. Questo è l’insegnamento e l’eredità spirituale che ci ha lasciato Martini”.

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