Che cosa dice il dato sull'affuenza
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Che cosa dice il dato sull'affuenza

Maltempo, assenteismo contenuto e suspance: fare previsioni ora appare impossibile. Speciale elezioni

Voto thriller e giochi aperti. Consultazioni last minute. Non c’è nulla di scontato, nulla di semplice nelle elezioni 2013. Nessun numero parla da solo. Neppure quelli sull’affluenza: c’è un calo percentuale registrato ieri alle 22 di oltre 7 punti rispetto al 2008. Ma non ha un grande significato, per diverse ragioni.

1)    Il maltempo. Che ha prevedibilmente tenuto a casa soprattutto gli anziani. Elemento che impensierisce il Pdl ma è recuperabile oggi, con il voto fino alle 15. Tutti i principali sondaggisti concordano in realtà che a urne chiuse, il dato dell’affluenza sarà superiore al 75 per cento, quindi un calo fisiologico di poco inferiore all’esito del 2008.
2)    Assenteismo contenuto. Le vicende politiche degli ultimi mesi (e anni) avrebbero facilmente condotto a uno scenario di totale rigetto verso il voto, di generalizzata ripulsa nei confronti dei partiti, se non fosse che l’offerta politica si è molto arricchita. Alle due coalizioni che fanno perno sul Pdl da un lato e sul Pd dall’altro, si è aggiunto un nuovo centro (Scelta civica di Mario Monti) che pur penalizzato da una deludente campagna elettorale del premier uscente, canalizza una parte di consenso moderato. E, soprattutto, si è affacciata alla politica nazionale una forza che è stata la vera sorpresa di tutta la campagna elettorale: il Movimento 5 Stelle di Grillo con il suo tsunami tour. E forze critiche, radicate una nel potere giudiziario e
l’altra nella destra storica, sono poi Rivoluzione civile del Pm Ingroia e Fratelli d’Italia di Meloni e Crosetto (quest’ultima in coalizione col Pdl). Insomma, chiunque voglia esprimere la protesta ha soltanto l’imbarazzo della scelta, non ha bisogno di disertare le urne per dire no al Pd votando Pdl o Ingroia, o a Monti votando Pdl, o allo stesso Pdl votando Fare o Fratelli d’Italia, o a Pdl-Pd-Monti optando per Grillo…
3)    Calo a macchia di leopardo. Il dato sull’affluenza disaggregato per zone geografiche fa dire a qualcuno che il calo è superiore nelle aree tradizionalmente orientate a destra. Ma altri la vedono diversamente, sottolineano o il traino delle politiche nel dato in controtendenza di affluenza in Lombardia e Lazio, e tirano un sospiro di sollievo per il mancato assenteismo che sempre ha danneggiato il fronte moderato.
In conclusione, se il voto di protesta sarà alto com’è prevedibile, non ha preso però la forma di una diserzione dalle urne, di un livido rifugio tra le mura di casa. La complessità del computo per via del diverso sistema elettorale alla Camera (premio di maggioranza nazionale, cioè il primo partito o la prima coalizione può contare sulla maggioranza assoluta dei seggi) e al Senato (il premio di maggioranza qui è su base regionale) rende determinanti i dati di singole realtà come la Lombardia e la Sicilia.

Qualsiasi previsione sarebbe avventata. L’affluenza non dice nulla e non è un dato neppure di per sé definitivo. E soprattutto, non basta vincere. Bisogna avere, dopo, anche i numeri per governare. Da soli o con altri.
La suspense è assicurata. Queste elezioni somigliano sempre più a un thriller. A un giallo di Agatha Christie, con dieci piccoli indiani (piccoli o grandi partiti) che si fanno fuori uno dopo l’altro, e la soluzione all’ultimo minuto.

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