Milan, la scelta di Rangnick mette Elliott con le spalle al muro​​
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Milan, la scelta di Rangnick mette Elliott con le spalle al muro​​
Calcio

Milan, la scelta di Rangnick mette Elliott con le spalle al muro​​

La scelta della proprietà rossonera toglie ogni legame con il passato. Ora le scelte (oneri ed onori) sono tutte del fondo inglese

E dunque Ralf Rangnick sarà il plenipotenziario cui viene affidata la rifondazione milanista. L'ennesima dal giorno in cui Fininvest e Berlusconi hanno deciso di staccare la spina, passando dalla fragile proprietà cinese fino alle mani solide (finanziariamente) ma inesperte di Elliott. Le sempre più deboli smentite del fondo e del club non bastano per mascherare la realtà: Rangnick è stato scelto nel corso dell'inverno da Gazidis che rappresenta la proprietà stessa. Non c'è nulla di illegittimo nel modo in cui si è mosso anche se deve essere chiaro che l'epilogo conferma come Boban e Maldini abbiano detto il vero denunciando il proprio defenestramento e l'invasione di campo di un dirigente preso e strapagato in origine per occuparsi di questioni commerciali. Con esiti fin qui insufficienti.

Rangnick arriva con alle spalle mesi di troppe parole. Le sue esternazioni non hanno aiutato il Milan in questa difficile stagione e a tratti sono state poco rispettose di Pioli e dello stesso Maldini. Il biglietto da visita non è il massimo, ma il tedesco andrà valutato per i risultati sul campo così come successo ai suoi predecessori. A Boban e Maldini viene imputato giustamente l'errore nella scelta di Giampaolo e meno correttamente il naufragio complessivo di un'annata in cui non hanno potuto completare la loro idea di Milan, inserendo esperienza a fianco della gioventù low cost voluta da Elliott. Ricordarlo giova perché il tentativo di scaricare le colpe su chi se ne va è un giochino molto semplice ma poco produttivo.

Se Boban e Maldini hanno sbagliato con Giampaolo, a loro va riconosciuto il merito della scelta di Pioli e degli acquisti di Bennacer, Hernandez e Rebic. E dell'arrivo in corsa di Ibrahimovic e Kjaer, la spina dorsale del Milan che sta facendo bene in questo finale di campionato. Merito loro, non di Gazidis. Così come loro le colpe degli errori.

L'idea che Maldini possa restare come ambasciatore è abbastanza surreale e forse offensiva. L'ex capitano deciderà, ma deve essere chiaro a tutti che Elliott l'ha usato come scudo a inizio progetto e, fosse anche solo per questo, va ringraziato per il servigio reso. Per togliere ogni dubbio, va chiarito anche che un 'ruolo alla Nedved' non significa fare la bandiera ma entrare nelle decisioni fondamentali per il club: ad esempio la scelta del tecnico, come la vicenda Allegri-Sarri dimostra. Dunque non si dica che Gazidis vuole fare di Maldini un Nedved rossonero se poi ha fatto di tutto per scavalcarlo in questi mesi.

Ultima annotazione: l'arrivo di Rangnick mette Elliott e Gazidis spalle al muro. Da qui in poi zero alibi, nessuna eredità del passato, niente che non sia stato scelto in prima persona. Da qui in poi il progetto sportivo per il Milan dovrà essere chiaro e riconoscibile, ovvero ciò che non è stato fin qui. Per quanto duri la permanenza del fondo, l'obbligo è restituire il Milan ai suoi tifosi e al calcio italiano. Non in simulacro di Milan, ma il Milan e basta. Con un percorso lungo ma ragionevole di risanamento e investimenti. Il resto sta a zero.

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