Juventus processo plusvalenze figc penalizzazione sentenza richieste
Ansa
Juventus processo plusvalenze figc penalizzazione sentenza richieste
Calcio

Plusvalenze, Juventus stangata: 15 punti di penalizzazione

La Corte d'Appello federale va oltre le richieste della Procura sul caso degli scambi a specchio: processo riaperto e punizione solo per i bianconeri. Una scelta che sconvolge il campionato in corso

Stangata sulla Juventus, oltre ogni previsione e oltre anche le richieste della Procura della Figc che aveva chiesto la riapertura del processo sulle plusvalenze e poi chiuso la sua arringa immaginando per i bianconeri una penalizzazione di 9 punti. La Corte d'Appello federale guidata dal giudice Torsello ha spazzato via tutto: 15 punti in meno con effetto immediato sulla classifica della squadra di Massimiliano Allegri, inibizioni pesantissime per i dirigenti ed ex dirigenti del club torinese mentre per tutte le altre società (8) e tesserati è scattata l'assoluzione. Bisognerà attendere le motivazioni per capire quale passaggio logico abbia spinto la Corte a un dispositivo che separa in maniera così netta i destini di club che hanno compiuto - insieme - le stesse trattative e gli stessi scambi, utilizzando gli stessi metodi "a specchio". Servirà una profonda lettura, perché a prima vista la disparità di trattamento appare enorme.

Pene pesanti anche per i dirigenti per i quali è stata chiesta anche l’estensione anche a livello internazionale, cosìcchè Uefa e Fifa possano recepirle e farle loro: 2 anni e mezzo a Fabio Paratici (attuale direttore sportivo del Tottenham) 2 anni ad Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene, 1 anno e 4 mesi a Federico Cherubini (l'unico ancora tesserato con la Juventus) e 8 mesi a Pavel Nedved, anche lui dimissionario insieme al resto del cda.

Un verdetto a sorpresa, come già pesante e sorprendenti erano parse le richieste del procuratore capo della Figc, Giuseppe Chiné. Il grande accusatore aveva condensato in 106 pagine il lavoro della Procura di Torino, cucendo intercettazioni, mail e documenti per dimostrare come la Juventus avesse alterato la propria situazione economica e, di conseguenza, le competizioni. Chiné aveva ipotizzato una penalizzazione di 9 punti giustificata dalla gravità dei fatti riscontrati a Torino, con prove nuove e decisive assenti la scorsa primavera quando il processo sportivo si era chiuso con una doppia e definitiva assoluzione.

Il primo scoglio era proprio questo: riaprire o no il procedimento? La Corte lo ha fatto ma solo per il club bianconero confermando il proscioglimento di tutti gli altri. La pena, aveva teorizzato la Procura federale, doveva essere afflittiva nel senso di togliere alla Juventus la qualificazione alle prossime coppe europee; è evidente che per i giudici 9 punti non erano sufficienti e il conto è salito a 15 con l'effetto di rendere il resto della stagione bianconera una sorta di scalata dell'Everest a mani nude. In attesa di capire cosa vorrà fare la Procura della Figc sugli altri due filoni per cui ha aperto un dossier: le manovra stipendi del periodo del Covid e la cosiddetta 'Galassia Juventus', le società amiche di cui i dirigenti bianconeri avrebbero controllato conti e movimenti di mercato.

Lo scontro in udienza (da remoto) è stato durissimo. Da una parte Chiné forte della mole di materiale ricevuto dalla Procura di Torino (14.000 pagine divise in 15 faldoni), dall'altra i legali della Juventus con una memoria di 73 pagine nella quale si obiettava sulla possibilità di riaprire un processo già passato in giudicato contestando l'esistenza di fatti nuovi. E poi, nel merito, ricostruendo e contestualizzando intercettazioni e fogli scritti, mail tra dirigenti e attività di pianificazione e mercato, accusando la Procura di aver omesso di inserire nella sua ricostruzione tutto quanto potesse aiutare a spiegare i comportamenti dei dirigenti.

Un lavoro di ricostruzione voluto dalla proprietà e dal nuovo management, insediatosi mercoledì 18 gennaio a sei settimane dal passo indietro di Andrea Agnelli e del vecchio cda. Il presidente Ferrero aveva annunciato la volontà di difendersi con tutti i mezzi in ogni sede e la vicenda delle plusvalenze non può considerarsi chiusa, esistendo la possibilità di appellarsi al Collegio di Garanzia del Coni che è l'ultimo grado di giudizio dell'ordinamento sportivo.

La reazione degli avvocati della Juventus, Maurizio Bellacosa, Davide Sangiorgio e Nicola Apa: "L’odierno accoglimento del ricorso per revocazione da parte delle Corte d’Appello Federale ci pare costituisca una palese disparità di trattamento ai danni della Juventus e dei suoi dirigenti rispetto a qualsiasi altra società o tesserato. Attendiamo di leggere con attenzione le motivazioni per presentare il ricorso davanti al Collegio di Garanzia dello Sport, tuttavia evidenziamo, fin da ora, che alla sola Juventus e ai suoi dirigenti viene attribuita la violazione di una regola, che la stessa giustizia sportiva aveva ripetutamente riconosciuto non esistere. Riteniamo che si tratti di una palese ingiustizia anche nei confronti di milioni di appassionati, che confidiamo sia presto sanata nel prossimo grado di giudizio".

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