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Calcio

Arrivabene alla Juventus, addio alla svolta giovane di Agnelli

Dopo tre anni resta poco della rivoluzione dei quarantenni voluta dal presidente. Fuori Paratici (e non solo), torna la figura di un amministratore delegato come con Marotta e Mazzia

Lo sbarco di Maurizio Arrivabene come amministratore delegato della Juventus, annunciato senza smentite anche se non ancora ufficializzato, segna la fine della rivoluzione verde voluta da Andrea Agnelli nel 2018. Di quella prima linea di quarantenni chiamata a sostituire figure centrali come quelle di Beppe Marotta e Aldo Mazzia, i due amministratori delegati salutati in un colpo solo nell'autunno della prima stagione di Ronaldo, resta poco. Marco Re, nominato responsabile dell'area servizi, ha chiuso nel luglio scorso. Fabio Paratici, erede di Marotta alla guida dell'area tecnica, saluterà alla scadenza naturale di un contratto che non sarà rinnovato per far posto a Federico Cherubini nella logica della promozione interna all'azienda. Rimane Giorgio Ricci, il Chief Revenue Officer, ma già a qualche mese la situazione dentro il club è fluida e la scelta di Arrivabene lo conferma.

Il ruolo con cui l'ex numero uno della gestione sportiva Ferrari entrerà in Juventus indica anche che a essere superato sarà il modello di gestione che aveva accompagnato la rivoluzione dei quarantenni; non più un presidente operativo come Agnelli e due amministratori delegati, ma tre capi area a riferire direttamente al vertice della società. Ora non sarà più così. Arrivabene si collocherà certamente al di sotto di Agnelli, ma difficilmente dipenderà da Pavel Nedved la cui figura, nell'ottobre del 2018, era stata delineata dal presidente come portante "gli stessi, identici, poteri di coordinamento e gestione dell'azienda".

Le critiche per gli errori nelle scelte sportive hanno travolto anche il ceco, uno dei fautori dell'addio a Massimiliano Allegri e dell'arrivo di Maurizio Sarri prima e Andrea Pirlo poi. Di quella fase non rimane più nulla e la ripartenza in campo assomiglia a una restaurazione con l'addio a Paratici e il ritorno del tecnico dei cinque scudetti consecutivi. Al livello superiore, invece, la tensione è sui conti che la pandemia col suo crollo di ricavi e i risultati in Europa hanno mandato fuori equilibrio. Dopo un passivo da 90 milioni di euro nello scorso giugno, la Juventus viaggia spedita verso un rosso spaventoso nel 2021 (la semestrale ha segnato -113 milioni), con la prospettiva di un duro confronto con la Uefa per la vicenda Superlega e senza poter escludere di dover guardare la prossima Champions League dal divano di casa anche se la guerra per tribunali con Nyon ha un finale tutt'altro che scritto.

Col nodo Ronaldo da sciogliere, il mercato da finanziare anche attraverso cessioni e plusvalenze (i 166 milioni di un anno fa sono lontanissimi come traguardo), l'ipotesi di un aumento di capitale e la bufera di politica sportiva che si è abbattuta su Agnelli, Arrivabene con i suoi 64 anni, l'esperienza lavorativa alle spalle e la vicinanza con John Elkann e la famiglia, rappresenta un ritorno al passato. La nuova leadership immaginata e lanciata da Agnelli nel 2018 non esiste più o quasi. La controrivoluzione juventina agirà su tutti i livelli del club per tornare a vincere in fretta e, se possibile, a riscrivere bilanci in attivo come dal 2015 al 2017.

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