Brexit: chi sta lasciando la Gran Bretagna

Molti cittadini Ue se ne sono già andati. E, dice una ricerca KPMG, nel 2019 saranno un milione

Carnevale di Düsseldorf

27 febbraio 2017. Un carro allegorico raffigurante la Premier britannica Theresa May che di punta una pistola alla bocca su cui si legge "brexit" sfila lungo le strade di Düsseldorf, durante la tradizionale parata del "Lunedì rosa". – Credits: PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images

Nicol Degl'Innocenti

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Il termine Brexodo forse è eccessivo, però rende l'idea: l'esodo dalla Gran Bretagna di molti cittadini Ue che vivono là. Dopo il referendum dello scorso anno che, a sorpresa, ha sancito la Brexit, l'uscita dall'Unione europea, alcuni se ne sono già andati, molti hanno le valigie pronte e moltissimi sono pronti a farle a stretto giro se la situazione dovesse peggiorare.

I nuovi dati ufficiali parlano chiaro: l'immigrazione netta, cioè la differenza tra chi entra e chi esce dal Paese, è scesa di un quarto nell'ultimo anno, e ora è 246 mila unità. Il calo è dovuto soprattutto alla decisione di 122 mila cittadini di tornare in Europa: il numero più alto da un decennio, a causa soprattutto dell'incertezza sul futuro.

Una tendenza che potrebbe accelerare ora che i negoziati tra Londra e Bruxelles segnano il passo e nessuno sembra disposto a dare garanzie sul diritto a restare dei cittadini Ue. Un sondaggio di Kpmg International (su circa 3 mila soggetti) prevede che un milione di persone si stia preparando a lasciare il Paese entro i prossimi due anni. Le loro motivazioni sono che dopo la Brexit "non si sentono più benvenuti e apprezzati" e che la Gran Bretagna sta cambiando e non è più il luogo aperto che li aveva attratti.

A volersene andare sono i più richiesti sul mercato del lavoro: oltre il 50 per cento di chi ha un dottorato di ricerca o un master. Più qualificate e ben pagate le persone, più sono propense a lasciare; solo il 33 per cento di chi guadagna intorno alle 20 mila sterline all'anno medita la fuga, mentre tra chi ha uno stipendio oltre le 200 mila sterline la percentuale schizza al 77 per cento.

"È del tutto razionale che i cittadini Ue vogliano andarsene, specialmente quelli che sono venuti qui per restare a lungo, dato che sanno che avranno meno diritti e meno garanzie in futuro" dice Jonathan Portes, professore di economia al King's College e membro dell'istituto di ricerca indipendente UK in a Changing Europe. "Dimostra che l'intenzione dichiarata dal Governo di poter scegliere chi resta, quindi gli immigrati qualificati più utili all'economia, è un'illusione, una pura fantasia".

Si rafforzano così i timori di una "fuga di cervelli" dalla Gran Bretagna. Sia il settore pubblico, in particolare gli ospedali e le università, che le imprese private soprattutto nel settore tecnologia (come la divisione inglese dell'Airbus), hanno già lanciato l'allarme sull'impatto di questo esodo sull'economia britannica, e sulla difficoltà crescente di trovare personale qualificato.

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