Sangue dal naso: il fragile alibi di Bossetti
ANSA /Paolo Magni
Sangue dal naso: il fragile alibi di Bossetti
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Sangue dal naso: il fragile alibi di Bossetti

Il muratore di Mapello, indiziato per l'omicidio di Yara, sostiene che il suo sangue sarebbe finito su attrezzi da lavoro, e che questi siano stati rubati dal vero assassinio. È una tesi credibile?

È ben fragile, l'alibi di Massimo Giuseppe Bossetti, arrestato lo scorso 16 giugno in quanto indiziato di essere l'omicida della piccola Yara Gambirasio. Interrogato nel carcere di Bergamo ieri (8 luglio), l'indagato ha provato a spiegare al pubblico ministero Letizia Ruggeri come mai le sue tracce di sangue siano potute finire sul corpo di Yara. L'operaio di Mapello ha dichiarato di soffrire di epistassi, ovverosia di frequenti perdite di sangue dal naso. «Tutti sanno che perdo sangue dal naso» avrebbe detto nel corso dell'interrogatorio, aggiungendo l'ipotesi che alcune gocce di quel sangue siano finite proprio sugli attrezzi da lavoro che gli erano stati rubati. Il ladro di quei ferri, insomma, potrebbe essere il vero assassino della tredicenne di Brembate.

Secondo alcune ricostruzioni, Bossetti avrebbe fatto anche un nome, forse due. Dialogando con il pm, il muratore di Mapello avrebbe indicato i due colleghi che avevano lavorato con lui in un cantiere di Palazzago proprio nei giorni della scomparsa della ragazzina, sparita il 29 novembre 2010 per poi essere ritrovata senza vita nel campo di Chignolo d'Isola (sempre in provincia di Bergamo) il 26 febbraio 2011. Nel corso dell'interrogatorio in carcere Bossetti non avrebbe però indicato i due colleghi come possibili autori del delitto, ma soltanto perché ritiene che costoro possano fornire elementi utili alle indagini. È probabile che presto arrivino nuovi interrogatori.

Ora, in astratto, la tesi di Bossetti non è del tutto impossibile. Perché, attenzione: non è mai la contorsione di un'ipotesi che deve farla ritenere inattendibile. Tanti processi hanno ricostruito come reali dinamiche apparentemente incongrue. Quel che non torna, nella ricostruzione di Bossetti, è invece un particolare tecnico: la tipologia del suo sangue. Quel liquido, infatti, sarebbe caduto sugli attrezzi prima dell'omicidio: quindi si sarebbe seccato per ore, forse per qualche giorno.

Ora, è vero che il campione individuato e analizzato sui leggings di Yara, secondo quanto scrivono i periti, è molto probabilmente sangue. Ma quella piccola macchia scoperta dagli inquirenti e che ha condotto all'individuazione di «Ignoto 1», l'omicida di Yara, conterrebbe insieme il sangue dell'assassino e quello della sua povera vittima. Insomma, si tratterebbe di una piccola macchia di sangue, scaturita da una colluttazione fra i due. Pare quindi improbabile che la mescolanza dei due materiali organici possa essere avvenuta tra il sangue fresco di Yara e il sangue secco e raggrumato di Bossetti, quello che lui oggi dice essere caduto dal suo naso sugli attrezzi da lavoro

Il processo, comunque, è ancora lontano dal cominciare. E sarà di certo un processo difficile per la difesa di Bossetti, aggredito da un'opinione pubblica avversa, governata dal brutale desiderio d'inchiodare comunque qualcuno al ruolo di colpevole. Ma sicuramente sarà anche un processo difficilissimo per l'accusa: dal punto di vista tecnico, la Procura di Bergamo ha al momento soltanto il test del dna. E tante volte, in passato, quel test non si è mostrato sufficiente per decretare la colpevolezza di un imputato.

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