"Basta saccheggiare l’ambiente", l’appello del Papa dall’Ecuador
"Basta saccheggiare l’ambiente", l’appello del Papa dall’Ecuador
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"Basta saccheggiare l’ambiente", l’appello del Papa dall’Ecuador

Francesco rilancia con forza i temi dell’enciclica "Laudato si’" e reclama la difesa dell’Amazzonia - FOTO

L’Ecuador è il primo paese al mondo ad aver inserito nella Costituzione il diritto alla protezione dell’ambiente naturale. Non è solo il Paese delle isole Galapagos che ispirarono a Charles Darwin la teoria dell’evoluzione, ma anche la nazione al mondo con la percentuale più vasta di territorio protetta dai parchi naturali. Ma oggi proprio questo territorio, in particolare la foresta amazzonica, è minacciato da accordi di sfruttamento dei giacimenti petroliferi che il presidente Rafael Correa avrebbe stretto con la Cina.

"Questa terra grida verso il cielo"
E Papa Francesco ha approfittato di due importanti appuntamenti previsti nell’agenda della sua visita a Quito, l’incontro con il mondo della scuola e dell’università e l’incontro con la società civile, per affrontare la questione ecologica e riprendere con forza alcune delle raccomandazioni contenute nell’enciclica «Laudato si’». «Questa terra grida verso il cielo», ha detto con decisione Bergoglio, rivolgendosi a circa 5 mila persone, docenti ed educatori, nel campo sportivo della Pontificia Università Cattolica dell’Ecuador. «Non possiamo continuare a girare le spalle alla nostra realtà, ai nostri fratelli, alla nostra madre terra. Non ci è consentito ignorare quello che sta succedendo intorno a noi». «Questa terra l’abbiamo ricevuta come eredità, come un dono, come un regalo. Faremmo bene a chiederci: come la vogliamo lasciare?».

Difendere l'Amazzonia
Poi, nell’incontro con i rappresentanti della società civile (inclusa una significativa presenza delle diverse popolazioni indigene) nella chiesa di san Francesco, il pontefice si è rivolto direttamente alla situazione ecuadoriana: «Lo sfruttamento delle risorse naturali, così abbondanti in Ecuador, non deve ricercare il guadagno immediato». L’Amazzonia ecuadoriana, ha proseguito Francesco, «è una delle più ricche di varietà di specie, di specie endemiche poco frequenti». Un patrimonio che va difeso e tutelato: «L’Ecuador insieme ad altri Paesi della frangia amazzonica ha l’opportunità di praticare la pedagogia di un’ecologia integrale. Noi abbiamo ricevuto in eredità dai nostri genitori il mondo, ma anche in prestito dalle generazioni future alle quali lo dobbiamo consegnare».

Dialogo, democrazia e rispetto dei diritti

Nello stesso intervento il pontefice ha fatto riferimento alla situazione dell’Ecuador, segnata da gravi momenti di tensione, con manifestazioni di piazza contro il governo del presidente Correa e duri scontri che hanno preceduto la visita. Eppure nel corso della visita in Ecuador è emersa una significativa sintonia tra il pontefice e Correa. Tuttavia il Papa non ha fatto sconti al presidente e rivolgendosi ai rappresentanti della società civile ha detto: «Le norme e le leggi, così come i progetti della comunità civile, devono cercare l’inclusione, per favorire spazi di dialogo, di incontro e quindi lasciare al ricordo doloroso qualunque tipo di repressione, il controllo illimitato e la sottrazione di libertà». Esattamente quello che le organizzazioni per i diritti civili contestano a Correa. Allo stesso tempo Francesco ha raccomandato a tutte le parti in causa di non rinchiudersi in uno sterile muro contro muro: «Il dialogo è necessario, essenziale per arrivare alla verità, che non può essere imposta, ma cercata con sincerità e spirito critico. In una democrazia partecipativa, ciascuna delle forze sociali, i gruppi indigeni, gli afro-ecuadoriani, le donne, le aggregazioni civili e quanti lavorano per la collettività nei servizi pubblici sono protagonisti essenziali di questo dialogo». Ce ne è abbastanza, in queste parole, per aprire quel confronto tra società civile e governo raccomandato nei giorni scorsi anche dai vescovi ecuadoriani dopo «la tregua» della visita papale.

La disoccupazione
Il Papa poi si è soffermato sul «dramma della disoccupazione giovanile». La «generazione del ne ne», ne lavoro ne studio che cade vittima della «tristezza, della disperazione, del suicidio che le statistiche non riportano e che finiscono per arruolarsi in progetti di follia sociale». Per la prima volta così il pontefice ha fatto riferimento alla follia dei cosiddetti "foreign fighters". Francesco così ha aggiunto i giovani disoccupati tra le vittime della cultura della scarto insieme con i bimbi non nati e gli anziani.


Papa Francesco incontra i fedeli nella chiesa di San Francesco a Quito, Ecuador, 8 luglio 2015. ANSA/CIRO FUSCO
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