Mamma neonato parto
PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)
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Crema: un altro bimbo rapito dalla giustizia

L'assurda vicenda della coppia indagata per l'utero in affitto: l'unica vittima innocente è il figlio sottratto dal tribunale

È più che sconcertante, la storia dei due genitori di Crema ai quali è stato tolto il figlio di un anno e mezzo; è un vero paradosso, la classica ingiustizia insopportabile, insanabile. Perché anche ammesso che il comportamento dei due possa configurare un reato, l’effetto dell’ordinanza emessa dal Tribunale dei minori è uno solo: trasforma quel bambino innocente nella vera, prima vittima di questa vicenda (e di una legge evidentemente fatta male).

La storia è questa: una coppia di imprenditori cremaschi fra i quaranta e cinquant’anni, dopo anni di tentativi falliti, decide di avere un figlio affidandosi alla tecnica dell’utero in affitto, che in Italia è vietata dalla legge numero 40 del 2004. La coppia vola in Ucraina, alla clinica Biotexcom di Kiev, specializzata nel settore. Qui lo sperma dell’uomo viene usato per fecondare l’ovuolo di una donatrice volontaria ucraina; l’ovulo viene quindi impiantato nell’utero della donna e inizia la gravidanza «in affitto». Dopo nove mesi, la coppia torna in Italia con il neonato: il bimbo è regolarmente registrato come suo figlio all’anagrafe di Kiev e viene registrato anche all’anagrafe locale.

Ma un imprevisto fa saltare tutto. I due vengono infatti denunciati da un funzionario dell’anagrafe (insospettito perché, conoscendo la coppia, non aveva mai visto la donna incinta) e così parte un procedimento giudiziario. Il problema, e il vero assurdo di questa storia, è che mentre si sta analizzando il loro dna alla ricerca della verità, il bambino viene sottratto alla coppia e affidato a un centro di affido. In un altro caso, avvenuto a Brescia, questo non è accaduto. Uno si domanda che giustizia sia una giustizia minorile che, invece di prendersi cura di un bambino, lo strappa ai suoi genitori. Uno si domanda quale trauma potrà subire quel bambino, unica vittima sicuramente innocente di questa storia. Se il ministro della Giustizia non fosse impegnato con la triste storia delle sue telefonate alla famiglia Ligresti, potrebbe forse fare qualcosa. 

PS: Il procuratore del tribunale dei minori di Crema annuncia che il bambino è stato affidato a una comunità perché si è verificato che il suo dna non è quello della madre, né del padre. Se le cose stanno veramente così, la cosa cambia un poco, ma restano due fatti: la legge è sbagliata (visto che spinga coppie ad andare all'estero) e la vittima innocente (unica, a questo punto) resta il bambino, sottratto ai suoi affetti.

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