Il Po sommerge anche i suoi guardiani
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Il Po sommerge anche i suoi guardiani
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Il Po sommerge anche i suoi guardiani

L’Agenzia interregionale ha 14 sedi, con oltre 360 dipendenti e 212 collaboratori. Ma la manutenzione fa... acqua. E le alluvioni continuano

"Ci avete lasciati soli". La scritta campeggia all’ingresso di Bastiglia, uno dei comuni della Bassa modenese sconvolti dall’alluvione del 19 gennaio scorso. Qui l’argine del fiume Secchia, nei pressi della località San Matteo, si è sgretolato aprendo una voragine di 80 metri. E gli abitanti di uno dei primi cinque poli produttivi italiani si sono ritrovati letteralmente a nuotare tra le vie dei centri cittadini, in un metro e mezzo di acqua e fango, cercando un modo per salvarsi. C’è chi ha perso tutto. La piena ha distrutto quello che trovava arrivando fino a Bomporto e Cavezzo: case, infrastrutture, capannoni, derrate alimentari, automobili. Un morto, migliaia di sfollati, 80 chilometri quadrati alluvionati, quasi 2 mila aziende colpite, 2.500 ettari agricoli sommersi e danni per milioni di euro, più una settimana al gelo senza riscaldamento e senza luce sono i numeri della tragedia che ha stravolto intere famiglie.

Per gli abitanti, già colpiti dal terremoto 20 mesi fa, era il classico evento annunciato. Nel mirino è finita l’Aipo, l’Agenzia interregionale per il Po, controllata da quattro regioni (Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Lombardia), con 362 dipendenti e 14 sedi (Moncalieri, Casale Monferrato, Alessandria, Pavia, Milano, Piacenza, Cremona, Parma, Boretto, Governolo di Roncoferraro, Mantova, Modena, Ferrara, Rovigo). L’Aipo ha il compito di controllare le vie d’acqua del Po e dei suoi affluenti, ma si sovrappongono un dedalo di altre agenzie per ognuna delle quattro regioni: i Consorzi di bonifica, le Autorità di bacino del Po, le Agenzie regionali per la protezione ambientale (le Arpa), i Servizi tecnici degli affluenti minori e gli uffici provinciali.

I sorveglianti idraulici dell’Aipo, quelli cioè che vanno a controllare gli argini e dovrebbero accorgersi dei problemi, sono 80 a copertura di 3.800 chilometri di fiumi. Poi ci sono altri 80 tecnici che programmano le opere, 120 dipendenti amministrativi, circa 70 addetti che si occupano della navigazione e 12 dirigenti. A questi si sommano altri 212 collaboratori esterni e consulenti che hanno affiancato il personale nel 2012.

In un anno l’agenzia spende 70 milioni di euro: 14 per il personale, 6 per assicurazioni e spese, 47 per interventi ordinari e straordinari e 3 per la navigazione sul Po. Per il direttore Luigi Fortunato, dal 1984 dirigente pubblico, tutto questo non basta: "Siamo in pochi e con poche risorse" dice. "La vulnerabilità del territorio è grande e l’evento del 19 gennaio era imprevedibile". Inutile fargli notare che forse c’è troppa gente negli uffici e poca nei monitoraggi: "Le alluvioni ci sono sempre state" risponde. "Il nostro Paese soffre di trascuratezza strutturale e l’Agenzia copre 3.800 chilometri di superficie".

Eppure solo per il 2012 i 12 dirigenti dell’Aipo sono costati 1 milione 337 mila euro, la stessa cifra che l’agenzia ha speso per la manutenzione della parte modenese del fiume Secchia: 1 milione 402 mila euro. Questo dato ha fatto arrabbiare gli abitanti. Anche perché l’argine del fiume è crollato in un rettilineo e non in un’ansa o meandro tortuoso. "Era marcio. L'evento era prevedibile. Abito nel punto in cui l’argine si è rotto e posso garantire che in tutto il 2013 non ho visto nessuno fare manutenzione" ci ha detto Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura Modena. "Da anni abbiamo chiesto all’Aipo e alla Regione Emilia-Romagna le pulizie dei fondali del fiume e adesso questi politici (riferendosi a Fortunato, ndr) ci dicono che era imprevedibile? Per rispetto a chi è morto, fossi in loro, mi dimetterei" ripete.

Dello stesso avviso è Joanna Wolna, che ha ideato un Comitato alluvione per aiutare chi non ha più niente. "Per quattro giorni sono rimasta con i miei due bambini piccoli al gelo di un lume di candela, senza nessun aiuto, né Protezione civile né altro". Il sindaco di Cavezzo, Stefano Draghetti, ha allertato con ogni tipo di documentazione gli enti per sollecitare interventi: "C’è una scarsa manutenzione degli argini. In tutti questi anni ci è andata bene ma prima o poi era ovvio che sarebbe successo".

Un tecnico della provincia di Modena che vuole restare anonimo conferma: "Tanta burocrazia e pochi fatti. Il grosso del personale oggi è costituito da ingegneri e amministrativi, con un duplicarsi di responsabilità e sprechi, e non da chi, come in passato, faceva materialmente la manutenzione".
Dopo le proteste, il governatore Errani ha istituito una commissione scientifica indipendente per indagare sulle eventuali responsabilità di Aipo. Così indipendente che tra i sei commissari ci sono Armando Brath, docente all’Università di Bologna e consulente esterno proprio dell’Aipo, pagato 149 mila euro nel 2010 e 120 mila nel 2012, e Stefano Mignosa, docente all’ateneo di Parma, anche questi collaboratore dell’Aipo.

Intanto a Modena, nonostante l’alluvione, non si fermano le primarie Pd per decidere chi potrà essere il nuovo sindaco. L’onorevole Giuditta Pini, sempre del Pd, ha raccontato su Facebook l’impresa dell’assessore regionale alle Infrastrutture Gian Carlo Muzzarelli (da sempre vicino a Errani), candidato sindaco, che avrebbe salvato i modenesi dall’alluvione: "La domenica della rottura dell’argine" ha detto l’assessore "all’1.30 di notte mi sono preso la responsabilità di chiudere le paratie del Panaro (altro affluente del Po, ndr). Non lo voleva fare nessuno, alla fine l’ho fatto io, e Modena non è andata sott’acqua. La politica è assumersi le responsabilità delle scelte". Parole che hanno suscitato lo sdegno e l’ilarità del sindacato Uil che ha paragonato Muzzarelli a Superman! "Capiamo che la pubblicità è l’anima del commercio (e soprattutto in fase di primarie), ma un limite bisognerebbe porlo ai propri superpoteri".

Dopo pochi giorni arriva la smentita dell’assessore alla Protezione civile della regione, Paola Gazzolo: "È stata l’Aipo a decidere di chiudere". Una situazione che si fa sempre più confusa. Ma a cui replica il consigliere regionale Matteo Riva: "Responsabilità è anche andare a mettere le mani nell’Aipo che non funziona. È sotto gli occhi di tutti che prevenzione e vigilanza non hanno funzionato". Un quadro non rassicurante. E le reazioni scomposte delle istituzioni rinforzano lo scenario fatto di approssimazione e inadeguatezza, con i cittadini lasciati soli.

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