Gabriele Antonucci

-

Tony Hadley è uscito dal gruppo.

Non è il titolo di un romanzo di formazione italiano degli anni Novanta, ma la mera constatazione di un cambiamento epocale nella line up di uno dei gruppi-simbolo del movimento New Romantic, gli eterni rivali dei Duran Duran.

Una rottura insanabile

La dichiarazione di Hadley su Twitter del 3 luglio 2017 non lascia spazio a dubbi: "A causa di circostanze che non dipendono dalla mia volontà, è con grande dispiacere che devo annunciare di non essere più un membro degli Spandau Ballet e che in futuro non mi esibirò con la band".

I motivi della clamorosa rottura pare che siano da addebitare a divergenze di vedute artistiche tra lo stesso Hadley e Gary Kemp, il vero leader degli Spands nonché autore della maggior parte delle canzoni, che avrebbe voluto incidere a breve dei nuovi brani con la band al completo.

Poche ore dopo è arrivata una nota ufficiale degli Spandau Ballet, che recitava: "Con nostra grande frustazione, Tony ha chiarito a settembre del 2016 che non avrebbe più voluto lavorare con la band. La situazione da allora non è cambiato e quelli del 2015 restano i nostri ultimi concerti inzsieme a lui. Così abbiamo deciso lo stesso di continuare come band".

Il nuovo cantante Ross William Wild

Lo scorso 6 giugno, al Subterania club di Londra, è andato in scena il primo capitolo della seconda vita artistica della band nell'inedita formazione con la new entry Ross William Wild, che ha il difficilissimo compito di non far rimpiangere la voce prodigiosa di Hadley.

Un'operazione che ricorda, per molti versi, quella dei Queen con il vocalist Adam Lambert, tutto sommato riuscita, anche se non mancano i detrattori, orfani della voce inarrivabile di Freddie Mercury.

Wild, che ha solo 30 anni (quasi la metà di Hadley, che ha 58 primavere), ha una voce piena e potente che gli ha già permesso, dopo aver studiato musica e teatro all’accademia di Glasgow e inciso l'album di debutto “Wild Traks”, di interpretare Elvis Presley in un musical del West End londinese, spettacolo in cui a interpretare il discografico Sam Philips era proprio Martin Kemp degli Spandau Ballet, che è rimasto colpito dalla sue doti di interprete.

Dalle immagini che circolano su Youtube, Wild rivela un'ottima voce e una buona presenza scenica, ma bisognerà apettare di vederlo dal vivo per dare un giudizio più strutturato e attendibile.

Tre concerti a Milano, Roma e Padova

Forti di 25 milioni di dischi venduti nel mondo, 23 singoli in hit parade e una presenza nelle classifiche britanniche per un totale di oltre 500 settimane, la band torna questa settimana in versione live in Italia per tre date: il 23 ottobre al Fabrique di Milano, il 24 ottobre all'Atlantico Live di Roma e il 25 ottobre al Gran Teatro Geox di Padova

Pur classificati in modo semplicistico come boy band, etichetta che fu affibbiata anche ai Beatles, gli Spandau Ballet sono un gruppo che non è stato assemblato a tavolino per avere successo, ma che ha conosciuto un lungo periodo di gavetta, tanti concerti in piccoli club, numerosi cambi di nome, la ricerca di una identità musicale fino all’exploit, nel 1983, dell’album True, trascinato dall’omonimo singolo.

A un ascolto più attento, la loro musica è meno semplice di quello che può sembrare, basti pensare all’importanza del sax di Steve Norman, abile anche nelle percussioni, e delle tastiere di Toby Chapman, sesto componente ufficioso degli Spandau.

Le loro canzoni sono la dimostrazione che il termine pop non è una parolaccia, qualora venga declinato con gusto e con qualità.

I punti di forza della band inglese sono stati la potente voce di Tony Hadley e le melodie composte dal chitarrista Gary Kemp, un dualismo non sempre facile che ha portato alla rottura della band nel 1989 per screzi relativi ai diritti delle canzoni.

Le due reunion

Grazie alla preziosa opera di mediazione del batterista John Keeble, i cinque componenti del gruppo si sono ritrovati nel 2009 per intraprendere il fortunatissimo Reunion Tour, che ha registrato ovunque sold out, cui ne è seguito un secondo nel 2015.

Nel 2014 è stata pubblicata la raccolta The Story: The Very Best of Spandau Ballet, con tre canzoni inedite.Per realizzare i nuovi brani è stato chiamato il mago dei suoni Trevor Horn, che ha prodotto gli album di Simple Minds, Frankie Goes To Hollywood , Pet Shop Boys, Propaganda, Genesis, Paul McCartney e Mike Oldfield.

Il risultato della loro collaborazione si può apprezzare nel singolo This is the love, che strizza l’occhio al sound patinato degli anni Ottanta.

Un decennio accusato di superficialità ed edonismo, il cui stile è tornato trionfalmente negli ultimi anni sia nelle produzioni indie che mainstream, ammesso che oggi abbia ancora senso questa distinzione.

Forse ci si dimentica che in quel periodo si sono affermate band come U2, The Cure, The Smiths, R.E.M, New Order e Talking Heads o che hanno raggiunto il loro apice stelle della musica black quali Michael Jackson e Prince.

Per quanto riguarda gli Spandau Ballet, bisognerà vedere se il loro ritorno sulle scene è soltanto un'operazione-nostalgia per i fan di vecchia data oppure l'inizio di una seconda vita artistica, dalla quale scaturirà nuova musica e, perché no, un nuovo sound, più fresco e contemporaneo.

© Riproduzione Riservata

Commenti