Gabriele Antonucci

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Il festival dei record targato Baglioni, che ha fatto registrare ascolti e share che non si vedevano dal 1999, è stato vinto dalla coppia Ermal Meta e Fabrizio Moro con il brano dalla forte connotazione politica Non mi avete fatto niente, scritto da Moro poche settimane dopo l'attentato di Manchester, dove, all'uscita del concerto di Ariana Grande, hanno perso la vita 22 persone.

I tre finalisti sono stati Annalisa, Lo Stato Sociale, Ermal Meta e Fabrizio Moro, che si sono sfidati fino all'ultimo con un secondo televoto.

La sfida tra i 20 i campioni è iniziata con Luca Barbarossa. Gli ultimi, invece, sono stati Avitabile e Servillo.

La sessione di televoto è stata unica per tutti i campioni, a cui poi si sono aggiunti i voti della giuria di qualità e quelli della sala stampa, con la seguente ripartizione: 50% televoto da casa, 30% dalla sala stampa, 20% esperti in sala.

Il premio della critica Mia Martini è andato a Ron, il Premio della sala stampa radio-tv-web Lucio Dalla a Lo Stato Sociale, il Premio Sergio Endrigo alla migliore interpretazione è stato aggiudicato da Vanoni, Bungaro e Pacifico. Il Premio Bigazzi va (meritatamente) a Max Gazzè. 

Di seguito la classifica del 4 al 20esimo posto.

4 Ron
5 Vanoni Bungaro Pacifico
6 Max Gazzè
7 Luca Barbarossa
8 Diodato e Roy Paci
9 The Kolors
10 Giovanni Caccamo
11 Le Vibrazioni
12 Avitabile e Servillo
13 Renzo Rubino
14 Noemi
15 Red Canzian
16 Decibel
17 Nina Zilli
18 Facchinetti e Fogli
19 Mario Biondi
20 Elio e Le Storie Teste

I superospiti musicali dell’ultima serata sono stati Laura Pausini, che ha duettato con Baglioni in Avrai e ha presentato in anteprima mondiale due brani del suo nuovo album, Fiorella Mannoia, che ha cantato un brano di Ivano Fossati, e il trio Nek, Max Pezzali, Francesco Renga, che ha duettato con il direttore artistico del festival nella sua Strada facendo.

Ecco le pagelle dei 20 big nella serata finale.

Luca Barbarossa - Passame er sale

“Passame er sale/ er sale fa male/ Passame er tempo/ er tempo non c’è/Passame armeno i momenti che ho vissuto co’te”. Una canzone d’amore vecchio stampo in romanesco, con un incedere quasi da valzer e un arrangiamento da film neorealista, che racconta l'amore maturo, forgiato da momenti difficili, dagli allontanamenti e dai riavvicinamenti, resistendo alle prove del tempo. Il problema è che Barbarossa non è Lando Fiorini, né Gabriella Ferri, e un brano così è quanto di meno radiofonico e contemporaneo ci possa essere. Voto 5,5

Red Canzian - Ognuno ha il suo racconto

“Ma non c’è mai una storia uguale a un’altra/Ognuno ha il suo racconto/Perché ogni uomo ha un suo preciso istinto/Un suo esclusivo canto”. Red Canzian è una delle sorprese di questo Sanremo grazie a un energico brano pop-rock in stile Pooh anni Ottanta, ma con un pizzico di elettronica, in cui il cantante-bassista si racconta con delicatezza, guardandosi all'indietro e vincendo in scioltezza il derby a distanza con gli ex compagni Facchinetti-Fogli. Voto 7

The Kolors - Frida

“Non succede mai mai mai/Nessun amore è per sempre mai/Ma un fiore prima o poi arriva/Che questa vita dicono non è cattiva/Non è cattiva”. La canzone più catchy e radiofonica tra le 20 in gara, in cui la band di Stash accantona l'inglese e il pop-funky per atmosfere più crude e rock, con percussioni tribali, cori a presa rapida che entrano immediatamente in testa e perfino un(breve) assolo di chitarra. Frida racconta l'amore come una sfida, che richiede energia, costanza e caparbietà. Piacerà ai più giovani e funzionerà bene sulle piattaforme streaming. Voto 6.5

Elio e Le Storie Tese - Arrivedorci

“Siamo al tramonto, siamo giunti ai titoli di coda/Di una storia unica, una bella musica/Una scelta artistica di origine domestica/ E questa storia unica, ha una fine drastica/Leggermente comica/Arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci”.

La canzone è stata ispirata a "Tempo di pic-nic" di Stanlio e Ollio del 1929, dove la celebre coppia comica sale in macchina, saluta, ma non riesce mai a partire, una metafora sulla difficoltà di dire basta. Peccato che il brano dell'addio non sia all'altezza della loro genialità, con una struttura abbastanza lineare, salvo i cori alla Beach Boys eseguiti dai Neri per Caso e l'ottimo finale beatlesiano, che però non strappano mai un sorriso. La band milanese si guarda indietro, ripercorrendo una "carriera stitica ma elogiata dalla critica". Elogi che, questa volta, arrivano meno che in passato (gli EELS si sono classificati all'ultimo posto) ,ma la loro resta comunque una carriera straordinaria. Voto 6

Ron - Almeno pensami

“Almeno pensami/Senza pensarci pensami/Se vai lontano scrivimi/Anche senza mani scrivimi/Se è troppo buio chiamami/ Prendi il telefono, parlami/Io e la notte siamo qua”. Ron ha incantato ancora una volta il pubblico dell'Ariston interpretando con eleganza e al tempo stesso intensità un gioiello inedito di Lucio Dalla, che racconta un amore non corriposto con un linguaggio tenero e con toni intimi, non ritmici, sulla falsariga di Cara. Chissà perché Lucio non ha mai pubblicato una canzone così sublime ma, per nostra fortuna, Ron gli ha reso pienamente giustizia, strappando probabilmente da lassù un sorriso al compianto cantautore bolognese e vincendo meritatamente il premio della critica Mia Martini. Voto 9

Max Gazzè - La leggenda di Cristalda e Pizzomunno

“Io ti resterò/ Per la vita fedele/ E se fossero pochi, anche altri cent’anni/ Così addolcirai gli inganni/ Delle tue sirene”. La leggenda di Cristalda e Pizzomunno, raccontata per la prima volta al cantautore romano da suo fratello Francesco Gazzè,  è uno dei brani più coraggiosi del festival, un pop "sintonico"(che unisce musica sinfonica e sintetizzatori) in cui Gazzè veste i panni del bardo nel narrare una leggenda del Gargano, una storia antica di uno scoglio che ogni cent'anni si anima e diventa un uomo cui le sirene restituiscono per una notte la donna amata. Una canzone emozionante e delicata sulla forza di un amore eterno, che vince il tempo, la morte e le tentazioni di ogni giorno. Voto 7,5

Annalisa - Il mondo prima di te

“E siamo montagne a picco sul mare/Dal punto più alto impariamo a volare”. Una ballad che parla di rinascita, dopo la fine di una lunga storia d'amore che ti ha fatto crescere e ti ha reso più forte, su un brillante arrangiamento anglosassone, esaltando (soprattutto nell'inciso) la potente voce soulful di Annalisa, alla sua quarta partecipazione al Festival. Il mondo prima di te, scritta dalla stessa Annalisa insieme all'ex fidanzato Davide Simonetta, ha tutte le carte in regola per arrivare molto in alto, sia a Sanremo che nell'airplay radiofonico. Voto 7

Renzo Rubino - Costruire

“Puoi custodire l’affetto nell’insolenza/Non fare così/Abbracciami dai/Arrabbiati poi”. Renzo Rubino, cantautore sensibile e talentuoso, ha confermato le sue qualità in questo brano prodotto insieme a Giuliano Sangiorgi dei Negramaro e ispirato al divorzio dei suoi genitori Maria Antonietta e Antonio. Un dialogo immaginario tra i suoi affetti più importanti,  dall'andamento inusuale e piacevolemente retrò, esaltato da un'intepretazione appassionata e convincente. Voto 6,5

Decibel - Lettera dal Duca

“I see the towns – I see the mountains/Here in my heart – Fuori dal tempo/A new fronteer – Another game to play”. L'omaggio a David Bowie è un piacevole mid tempo, tra pop e rock, con un bell'assolo di chitarra, anche se dai Decibel, che hanno debuttato a Sanremo nel 1980 con l'indimenticabile Contessa, ci aspettavamo una maggiore carica live. Le parole in inglese che si alternano all'italiano confermano il background internazionale della loro musica. Voto 6,5

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico - Imparare ad amarsi

“Conservo l’infanzia/La pratico ancora/La seduzione mi affascina sempre”. Un brano classico ed elegante sul tema del perdono, tra i più apprezzati dalla critica , in cui la voce inconfondibile e raffinatissima della Vanoni viene supportata dal piano ricco di lirismo di Pacifico e dalla voce (e chitarra) di Bungaro. Certo, non è esattamente un brano radiofonico, ma suona già come un classico. Voto 7,5

Giovanni Caccamo - Eterno

“Sento che in questo momento/Qualcosa di strano, qualcosa di eterno/Mi tiene la mano/E tutte le pagine di questa vita/Le ho tra le dita”. Eterno è un brano tipicamente sanremese, costruito, a partire dalla lunga intro e nelle aperture orchestrali, per esaltare il pathos della voce elegante e romantica di Caccamo, già vincitore tra le Nuove Proposte di Sanremo nel 2015. Il testo non è il suo punto forte, ma Eterno funziona e sarà probabilmente una delle canzoni sanremesi più apprezzate in radio. Voto 6

Lo Stato Sociale - Una vita in vacanza

“Per un mondo diverso/Libertà e tempo perso/E nessuno che rompe i coglioni/Nessuno che dice se sbagli sei fuori, sei fuori, sei fuori”. Lo Stato Sociale tira fuori dal cilindo la canzone più furba e radio-friendly del festival, in stile electropop anni Ottanta, che, strizzando l'occhio a Rino Gaetano, fa critica sociale sul tema del lavoro con il sorriso sulle labbra e con un ritmo irresistibile, anche se la voce del cantante non è esattamente virtuosa.

Il brano funziona, è innegabile, ma è una trovata estemporanea di corto respiro, in confronto alla quale Occidentali's karma era My way e Francesco Gabbani era la reincarnazione di Frank Sinatra. La trovata scenica della vecchina ottuagenaria che balla scatenata con un partner molto più giovane (mutuata dai Coldplay) è la conferma che la band bolognese vuole seguire le orme di Gabbani e partecipare al prossimo Eurofestival, dove il kitsch è sempre molto apprezzato. Voto 6

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli - Il segreto del tempo

“Io ti ho visto impazzire d’amore/Ubriacarti di felicità/Caro amico chiedi al cuore, lui ti ricorderà/Il segreto del tempo è che tutto perdona/A chi tutto alla vita si dà”. Facchinetti e Fogli raccontano un ritrovato rapporto d'amicizia, nel delicato testo di Pacifico, e recuperano il lato più melodico e romantico della carriera dei Pooh, con una bella apertura orchestrale a metà brano che esalta le corde vocali di Facchinetti. La filosofia del brano è chiara: solo se dai tutto alla vita, lei ti ripaga per gli sforzi compiuti. Voto 6

Diodato e Roy Paci - Adesso

“E dici che avremo prima o poi il coraggio/Di vivere tutto per davvero/Senza rincorrere un altro miraggio/Capire che adesso è tutto ciò che avremo”. L'intenso mantra musicale firmato da Diodato, sia nei testi che nella musica, è una delle più belle sorprese di Sanremo 2018. L'apporto di Roy Paci si limita ad alcuni passaggi di tromba, che conferiscono ancora più pathos al brano. Adesso funziona alla grande e Diodato mette a frutto tutta la sua estensione vocale in questo accorato appello al ritorno ad una vita più presente, autentica e consapevole, priva delle continue interruzioni da social network, che non fanno altro che allontanarci dal cuore di noi stessi. Voto 7,5

Nina Zilli - Senza appartenere

“C’è troppa verità per stare qui/Senza appartenere/Donna siete tutti e tu non l’hai capito/E non è mai cambiato”. Messi in cantina l'amato soul anni Sessanta e anche la recente (e poco fortunata) svolta elettronica, Nina Zilli si cimenta nel pop in un brano alla Anna Tatangelo che valorizza la sua voce in un'accorata lode alla bellezza e alla forza della donna, un'invito a trasformare la paura in coraggio, anche se il testo, un po' troppo ripetitivo, non brilla certo per originalità. Voto 6

Noemi - Non smettere mai di cercarmi

“Non smettere mai di cercarmi/Dentro ogni cosa che vivi e(Per quando verrò a trovarti/In tutto quello che scrivi”. La canzone racconta un fenomeno della fisica conosciuto con il nome di "equazione dell'amore": se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo e poi vengono separati, non possiamo quasi più distinguerli l'uno dall'altro. La cantante romana non rinuncia neanche questa volta, soprattutto nel ritornello, a fare la Loredana Bertè de'noantri, con un'interpretazione troppo urlata e priva di sfumature. Il brano, cofirmato anche da lei, ha una produzione interessante e una bella amalgama degli strumenti, ma non lascia grandi tracce di sé. Voto 5,5

Ermal Meta e Fabrizio Moro - Non mi avete fatto niente

“Non mi avete fatto niente/Non avete avuto niente/ Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre”. La canzone, da giorni la favorita per la vittoria finale anche dopo il pasticciaccio del presunto plagio, ha la potenza dell'inno pacifista e la melodia della canzone sanremese. Il messaggio arriva forte e chiaro: nonostante la paura degli attentati terroristici, tutto questo non cambierà le nostre vite e ci si può addirittura ballare sopra con banjo e grancassa folk alla Mumford & Sons. Voto 7

Mario Biondi - Rivederti

“Entra se vuoi/ma non pensare a niente credi/Resta se puoi/ ma non fingiamo sia per sempre”. Un pianoforte delicato e sognante, le spazzole sulla batteria, la ritmica rotonda del contrabbasso, ma a fare la differenza è la voce calda, potente e soul di Mario Biondi, che fornisce l'ennesimo saggio del suo controllo vocale e della sua tecnica sempre al servizio delle emozioni. La canzone, che esalta nel finale i fiati della big band, è nata nel 2015 in inglese, prima di essere riconvertita in italiano, acquistando così nuovi colori. Il crooner siciliano mantiene anche sul palco di Sanremo la dimensione internazionale che caratterizza la sua musica, con un finale da brividi. Biondi ha dato l'impressione di essere un superospite, più che un concorrente. Voto 8

Le Vibrazioni - Così sbagliato

“Portami a casa/E tu riportami a casa/Perché ho paura di me/Tienimi stretto al buio e dimmi/ Che mi vuoi bene anche così/Mi vuoi bene anche così/Così sbagliato”. Il rock enfatico, anglosassone e ricco di orchestrazioni della band milanese, quasi una mini opera rock in cui un uomo si confronta con i suoi errori, è una salutare scarica di adrenalina che ci risveglia allo scoccare della mezzanotte. Le Vibrazioni fanno sul palco del Teatro Ariston quello che sanno fare meglio, grazie alla voce sempre appassionata ed estesa di Francesco Sarcina. Voto 7.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo - Il coraggio di ogni giorno

“Scrivo la mia vita/Tracce sulle pietre/Ed ho gli stessi occhi di Scampia”. La dolce malinconia napoletana incontra la world music tante volte omaggiata da Peter Gabriel e da Paul Simon in un dialogo tra i due artisti, ricco di impegno civile, sugli ultimi, i "signor nessuno" che hanno il coraggio di riaffermare la loro identità. La canzone, intensa e coraggiosa, arriva però poco allo spettatore medio di Sanremo, che preferisce brani più immediati e cantabili, come si evince dal terzetto dei finalisti. Voto 6

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