Gabriele Antonucci

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"Non ho mai fatto musica per avere successo, ma solo per provare emozioni. Certo, poi può arrivare anche il successo: 'Thriller' di Michael Jackson ha venduto 130 milioni di copie". Parola di Quincy Jones, leggenda vivente della musica, che ha festeggiato 85 anni il 14 marzo 2018, dei quali più di settanta trionfalmente passati nello show business.

Per celebrare l'importante traguardo di questa icona delle sette note, Umbria Jazz ha organizzato per il 13 luglio, giorno di inaugurazione della kermesse, uno spettacolo irripetibile, che sarà, al tempo stesso, una gioiosa festa di compleanno.

Sul palco dell'arena Santa Giuliana si alterneranno, presentati dallo stesso Jones, grandi artisti che in passato hanno lavorato con lui: la star della canzone americana Patti Austin, i virtuosi della vocalità jazz Take 6, la grande vocalist jazz-soul Dee Dee Bridgewater, la voce emozionante di Noa, un grande della musica brasiliana, Ivan Lins, e, da Cuba, i fenomenali Alfredo Rodriguez e Pedrito Martinez.

Ospite speciale sarà il nostro Paolo Fresu, ambasciatore del jazz italiano nel mondo.

«Paolo – sottolinea Jones nell'incontro con la stampa all'Hotel Bernini Bristol di Roma– è una persona e un artista straordinario. Sono cresciuto con Romano Mussolini, con cui facevo jam session, ma sono amico anche di Piccioni,Trovajoli e Morricone, che mi ha fatto avere l'Oscar alla carriera, facendomi commuovere fino alle lascrime".

Dietro a loro, con gli arrangiamenti originali di Quincy Jones, la Umbria Jazz Orchestra diretta da John Clayton con Nathan East & Harvey Mason.

"The Dude" torna a esibirsi in Italia in Italia a 14 anni di distanza da "We are the future", l'evento da lui promosso e ospitato nel 2004 a Roma per aiutare i bambini nelle zone di guerra: "Ricordo spesso quell'esperienza con grandissima gioia, con oltre 80.000 spettatori. Parteciparono anche artisti italiani come Carmen Consoli e Zucchero".

Jones è di ottimo umore e regala gustosi aneddoti, come quella volta che andò a trovare Papa Giovanni II a Castel Gandolfo insieme a Bono Vox e Bob Geldof per far cancellare il debito dei paesi in via di sviluppo: "Mi colpì che il Santo Padre indossasse un paio di scarpette rosse, così commentai incautamente ad alta voce, rivolgendomi a Bono: 'Hai visto, il papa porta delle scarpe rosse da pappone'. Il papa mi sentì, ma ci rise sopra".

Q. ha poi ricordato il successo dell'inziativa benefica "We are the world", con alcune delle maggiori star della musica americana:  «L’idea di fare anche in America un progetto analogo lanciato dal Band Aid inglese di Bob Geldof, me lo propose Harry Belafonte. Volevamo fare un tour con 40 superstar, ma era impossibile, così ci siamo concentrati su un pezzo coinvolgendo un coro monstre. In realtà avevo fatto un’esperimento simile su State of Independence per Donna Summer (1982), dove avevo chiamato a cantare più di 20 popstar. Alla fine abbiamo raccolto 63 milioni di dollari per l’Etiopia, credo che l’intento sia riuscito alla perfezione».

Ai giovani musicisti Jones ha consigliato di ascoltare i classici del jazz  e di "rimanere connessi alle radici, come facevano i miei eroi musicali Miles Davis, John Coltrane e Cannonball Adderley, con i quali ho avuto la fortuna di lavorare».

Il genio di Chicago ha dato un consiglio valido per tutti, "ascoltare il doppio di quanto parliamo, visto che Dio ci ha dato due orecchie e una sola bocca", mentre su che cosa è il jazz oggi ha le idee chiare: "Il jazz è libertà  di scegliere dove andare e di improvvisare. Nel corso della mia carriera ho suonato di tutto e ho vissuto tutte le fasi di cambiamento. Sono stato molto criticato per aver prodotto “Thriller” ma non me ne sono mai curato: penso ci sia libertà di fare qualsiasi musica e il successo è una conseguenza. Non ho mai fatto musica per avere successo, ma ho sempre cercato quella che mi dà emozione, in modo da riuscire a trasmetterla anche agli altri».

Riguardo alla longevità del rap, che lui ha contribuito a sdoganare nel 1989 con un'operazione di alto profilo come l'album Back on the block a cui hanno partecipato anche Ice-T, Big Daddy Kane, Kool Moe Dee e Melle Mel, ha detto: "Il rap non è altro che una nuova combinazione di semi che già c’erano, non è vero che è stato inventato nel Bronx all'inizio degli anni Settanta, ma le sue origini risalgono a centinaia di anni fa nell'Africa, nel Brasile e nel Sud America. Peccato che negli Usa non ci sia un ministro della cultura, che non si conosca la storia della musica e le sue numerose combinazioni. Alla fine, siamo tutti connessi attraverso la musica».


Una carriera straordinaria

Quincy Jones aveva 14 anni quando ha iniziato a esibirsi a Seattle con un ragazzo della Florida di due anni più grande, che suonava il piano e purtroppo aveva gravi problemi di vista, Ray Charles.

Da allora il genio di Chicago non si è più fermato. Trombettista jazz, polistrumentista, compositore, arrangiatore, produttore, direttore musicale, autore di colonne sonore per cinema, teatro e televisione, titolare o responsabile di case discografiche, attore.

Basterebbe dire che proprio lui ha prodotto il disco più venduto della storia, Thriller di Michael Jackson, e che Fly Me to The Moon, da lui arrangiata per Frank Sinatra con la big band di Count Basie, fu la prima canzone suonata sulla Luna da Buzz Aldrin nella missione della Nasa, nel 1969.

Una carriera incredibile che ha fatto di "Q" una icona dello spettacolo, non solo della musica, ed uno degli intellettuali afroamericani più rispettati e influenti di sempre.

I premi vinti

Non si può affermare che Jones sia stato un genio incompreso, se si pensa che tra i suoi riconoscimenti, non solo in America (la Francia lo ha insignito della Legion d' Honneur) ci sono 79 nomination e 28 vittorie ai Grammy, incluso il piu prestigioso di tutti, il Grammy Legend Award, assegnato soltanto a quindici artisti.

Le lauree ad honorem e i master delle più prestigiose università, da Harvard a Princeton a Seattle, non si contano. Una fama ed una credibilità che Quincy Jones ha speso anche in una intensa e appassionata attività per i diritti civili e le cause umanitarie, dal sostegno a Martin Luther King e Nelson Mandela fino alla famosa campagna We are the world, inno di una umanità senza barriere e discriminazioni di qualunque tipo.

Le prestigiose collaborazioni

Elencare gli artisti per i quali e con i quali nel corso della carriera Jones ha lavorato, nelle sue varie mansioni, è praticamente impossibile. Tra questi: Count Basie, Duke Ellington, Ray Charles, Sarah Vaughan, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Dean Martin, Frank Sinatra, Clifford Brown & Helen Merrill, Dinah Washington, Lionel Hampton, Diana Ross, Ella Fitzgerald, Barbra Streisand, Tony Bennett.

Se ha cominciato come jazzman, Quincy Jones ha via via ampliato i suoi orizzonti musicali senza pregiudizi, esplorando dal suo punto di vista pop, hip hop, soul, musica africana e brasiliana, musica classica e creando "ibridi" che sfuggono a qualsiasi paletto o limitazioni di genere.

Le musiche per il cinema

Un capitolo a parte meritano le sue musiche, come compositore, produttore o arrangiatore, per cinema (una trentina, tra cui L'uomo del banco dei pegni, La calda notte dell'Ispettore Tibbs, Getaway, L’oro di McKenna, A sangue freddo), per serie televisive come Ironside, per show come quello di Bill Cosby e per diversi lavori teatrali e musical.

La gaffe delle accuse a Beatles e Michael Jackson

Jones era tornato su tutte le prime pagine dei giornali musicali, lo scorso 7 febbraio, per alcune dichiarazioni shock nel corso di un'intervista a ruota libera su "Vulture".

In essa aveva detto che i Beatles "erano i peggiori musicisti al mondo. Erano dei figli di puttana che non suonavano. Paul era il peggiore bassista che io abbia mai sentito. E Ringo? Non ne parliamo nemmeno".

Jones aveva anche accusato Michael Jackson, da lui considerato quasi un figlio, oltre che un talento fuori dal comune, di aver rubato Billie Jean a Jon Anderson e Vangelis, autori di State of indipendece di Donna Summer, di non pagare i propri collaboratori (Greg Phillinganes, nel merito) e di aver raccontato «cazzate» sulla sua vitiligine, la malattia della pelle che lo tormentava da anni.

Il produttore, accortosi della figuraccia, ha fatto una clamorosa marcia indietro, pubblicando un lungo messaggio di scuse tramite il proprio account Twitter ufficiale.

«Un paio di fine settimana fa, le mie sei figlie (di cui sono più che orgoglioso) mi hanno preso da parte per una riunione di famiglia a causa di alcune cose stupide che ho detto in due recenti interviste e... Ho imparato la lezione! Lasciate che vi dica una cosa: sono molto grato per le mie figlie perché non hanno paura di scontrarsi con il loro papà. Sono un uomo imperfetto e non ho paura di dirlo. E mi dispiace, e non ho paura di dirlo.

Quando sei stata abbastanza fortunato da aver vissuto una vita così lunga e pazzesca (e hai da poco smesso di bere - tre anni fa), alcuni dettagli su fatti specifici (che non disegnano l’intero quadro delle mie intenzioni ed esperienze) riemergono tutti in una volta. E, perfino a 85 anni, è evidente che vomitare parole e parlare male è inescusabile.

Uno degli aspetti più duri di questa situazione è che questo mio parlare male ha contraddetto i veri messaggi che ho cercato di trasmettere e che riguardano il razzismo, la disuguaglianza, l’omofobia, la povertà... Nominateli voi. E ovviamente non voglio questo. Ho già parlato privatamente con i miei amici, ma quando vivi una vita pubblica, hai la responsabilità di essere un esempio. E siccome conduco una vita pubblica, volevo scusarmi pubblicamente.

Volevo chiedere scusa a tutti quelli che si sono sentiti offesi dalle mie parole, e mi scuso soprattutto con i miei amici che sono ancora qui con me e con quelli che non lo sono. Questi amici sono come la mia famiglia per me. Alla mia cara famiglia e amici... Grazie per la vostra grazia. Grazie per avermi richiamato quando ho chiaramente fatto un errore.... Molti errori. Anche se a volte è difficile ricevere critiche o disciplina (soprattutto pubblicamente), voglio che sappiate che vi ascolto. Vi sento tutti... E vi ringrazio.

Dunque, vi incoraggio tutti a crescere con me e a continuare ad andare avanti, per favore.

Con amore, un uomo di 85 anni con le gambe arcuate che sta ancora imparando dai propri errori».

Gli altri protagonisti di Umbria Jazz 2018

L'annuncio di Jones è la ciliegina sulla torta di un'edizione di Umbria Jazz già ricchissima, con i concerti di Gilberto Gil e Margaret Menezes (14 luglio), Caetano Veloso e Stefano Bollani (15 luglio), Massive Attack e Young Fathers (16 luglio), The Chainsmokers (17 luglio), Somi e Benjamin Clementine (18 luglio), Pat Metheny e Kyle Eastwood (19 luglio), David Byrne e Os Mutantes (20 luglio), Mario Biondi, Nik West e Hypnotic Brass Ensemble (21 luglio) e, infine, Melody Gardot e Gregory Porter, che presenterà con l'orchestra diretta da Vince Mendoza il suo ultimo album dedicato a Nat King Cole (22 luglio).

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