Gabriele Antonucci

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Quincy Jones, leggenda vivente della musica, festeggerà 85 anni il 14 marzo 2018, dei quali più di settanta trionfalmente passati nello show business.

Per celebrare l'importante traguardo di questa icona delle sette note, Umbria Jazz ha organizzato per il 13 luglio uno spettacolo irripetibile, che sarà anche una festa di compleanno.

Sul palco dell'arena Santa Giuliana si alterneranno, presentati dallo stesso Jones, grandi artisti che in passato hanno lavorato con lui: la star della canzone americana Patti Austin, i virtuosi della vocalità jazz Take 6, la regina del nu soul Erykah Badu, un grande della musica brasiliana, Ivan Lins, e, da Cuba, Alfredo Rodriguez e Pedrito Martinez.

Ospite speciale sarà il nostro Paolo Fresu, ambasciatore del jazz italiano nel mondo.

Dietro a loro, con gli arrangiamenti originali di Quincy Jones, la Umbria Jazz Orchestra diretta da John Clayton con Nathan East & Harvey Mason.

I biglietti saranno disponibili dalle ore 12 del 7 marzo.

Gli altri protagonisti di Umbria Jazz 2018

L'annuncio di Jones è la ciliegina sulla torta di un'edizione di Umbria Jazz già ricchissima, con i concerti di Gilberto Gil e Margaret Menezes (14 luglio), Caetano Veloso e Stefano Bollani (15 luglio), Massive Attack e Young Fathers (16 luglio), The Chainsmokers (17 luglio), Pat Metheny e Kyle Eastwood (19 luglio), David Byrne e Os Mutantes (20 luglio), Melody Gardot e Gregory Porter, che presenterà con l'orchestra diretta da Vince Mendoza il suo ultimo album dedicato a Nat King Cole (22 luglio).

Una carriera straordinaria

Quincy Jones aveva 14 anni quando ha iniziato a esibirsi a Seattle con un ragazzo della Florida di due anni più grande, che suonava il piano e purtroppo aveva gravi problemi di vista, Ray Charles.

Da allora il genio di Chicago non si è più fermato. Trombettista jazz, polistrumentista, compositore, arrangiatore, produttore, direttore musicale, autore di colonne sonore per cinema, teatro e televisione, titolare o responsabile di case discografiche, attore.

Basterebbe dire che proprio lui ha prodotto il disco più venduto della storia, Thriller di Michael Jackson, e che Fly Me to The Moon, da lui arrangiata per Frank Sinatra con la big band di Count Basie, fu la prima canzone suonata sulla Luna da Buzz Aldrin nella missione della Nasa, nel 1969.

Una carriera incredibile che ha fatto di "Q" una icona dello spettacolo, non solo della musica, ed uno degli intellettuali afroamericani più rispettati e influenti di sempre.

I premi vinti

Non si può affermare che Jones sia stato un genio incompreso, se si pensa che tra i suoi riconoscimenti, non solo in America (la Francia lo ha insignito della Legion d' Honneur) ci sono 79 nomination e 28 vittorie ai Grammy, incluso il piu prestigioso di tutti, il Grammy Legend Award, assegnato soltanto a quindici artisti.

Le lauree ad honorem e i master delle più prestigiose università, da Harvard a Princeton a Seattle, non si contano. Una fama ed una credibilità che Quincy Jones ha speso anche in una intensa e appassionata attività per i diritti civili e le cause umanitarie, dal sostegno a Martin Luther King e Nelson Mandela fino alla famosa campagna We are the world, inno di una umanità senza barriere e discriminazioni di qualunque tipo.

Le prestigiose collaborazioni

Elencare gli artisti per i quali e con i quali nel corso della carriera Jones ha lavorato, nelle sue varie mansioni, è praticamente impossibile. Tra questi: Count Basie, Duke Ellington, Ray Charles, Sarah Vaughan, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Dean Martin, Frank Sinatra, Clifford Brown & Helen Merrill, Dinah Washington, Lionel Hampton, Diana Ross, Ella Fitzgerald, Barbra Streisand, Tony Bennett.

Se ha cominciato come jazzman, Quincy Jones ha via via ampliato i suoi orizzonti musicali senza pregiudizi, esplorando dal suo punto di vista pop, hip hop, soul, musica africana e brasiliana, musica classica e creando "ibridi" che sfuggono a qualsiasi paletto o limitazioni di genere.

Le musiche per il cinema

Un capitolo a parte meritano le sue musiche, come compositore, produttore o arrangiatore, per cinema (una trentina, tra cui L'uomo del banco dei pegni, La calda notte dell'Ispettore Tibbs, Getaway, L’oro di McKenna, A sangue freddo), per serie televisive come Ironside, per show come quello di Bill Cosby e per diversi lavori teatrali e musical.

La gaffe delle accuse a Beatles e Michael Jackson

Jones era tornato su tutte le prime pagine dei giornali musicali, lo scorso 7 febbraio, per alcune dichiarazioni shock nel corso di un'intervista a ruota libera su "Vulture".

In essa aveva detto che i Beatles "erano i peggiori musicisti al mondo. Erano dei figli di puttana che non suonavano. Paul era il peggiore bassista che io abbia mai sentito. E Ringo? Non ne parliamo nemmeno".

Jones aveva anche accusato Michael Jackson, da lui considerato quasi un figlio, oltre che un talento fuori dal comune, di aver rubato Billie Jean a Jon Anderson e Vangelis, autori di State of indipendece di Donna Summer, di non pagare i propri collaboratori (Greg Phillinganes, nel merito) e di aver raccontato «cazzate» sulla sua vitiligine, la malattia della pelle che lo tormentava da anni.

Il produttore, accortosi della figuraccia, ha fatto una clamorosa marcia indietro, pubblicando un lungo messaggio di scuse tramite il proprio account Twitter ufficiale.

«Un paio di fine settimana fa, le mie sei figlie (di cui sono più che orgoglioso) mi hanno preso da parte per una riunione di famiglia a causa di alcune cose stupide che ho detto in due recenti interviste e... Ho imparato la lezione! Lasciate che vi dica una cosa: sono molto grato per le mie figlie perché non hanno paura di scontrarsi con il loro papà. Sono un uomo imperfetto e non ho paura di dirlo. E mi dispiace, e non ho paura di dirlo.

Quando sei stata abbastanza fortunato da aver vissuto una vita così lunga e pazzesca (e hai da poco smesso di bere - tre anni fa), alcuni dettagli su fatti specifici (che non disegnano l’intero quadro delle mie intenzioni ed esperienze) riemergono tutti in una volta. E, perfino a 85 anni, è evidente che vomitare parole e parlare male è inescusabile.

Uno degli aspetti più duri di questa situazione è che questo mio parlare male ha contraddetto i veri messaggi che ho cercato di trasmettere e che riguardano il razzismo, la disuguaglianza, l’omofobia, la povertà... Nominateli voi. E ovviamente non voglio questo. Ho già parlato privatamente con i miei amici, ma quando vivi una vita pubblica, hai la responsabilità di essere un esempio. E siccome conduco una vita pubblica, volevo scusarmi pubblicamente.

Volevo chiedere scusa a tutti quelli che si sono sentiti offesi dalle mie parole, e mi scuso soprattutto con i miei amici che sono ancora qui con me e con quelli che non lo sono. Questi amici sono come la mia famiglia per me. Alla mia cara famiglia e amici... Grazie per la vostra grazia. Grazie per avermi richiamato quando ho chiaramente fatto un errore.... Molti errori. Anche se a volte è difficile ricevere critiche o disciplina (soprattutto pubblicamente), voglio che sappiate che vi ascolto. Vi sento tutti... E vi ringrazio.

Dunque, vi incoraggio tutti a crescere con me e a continuare ad andare avanti, per favore.

Con amore, un uomo di 85 anni con le gambe arcuate che sta ancora imparando dai propri errori».

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