Gabriele Antonucci

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A quasi dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 25 giugno del 2009 a causa di una dose eccessiva di Propofol somministrata colposamente dal suo medico curante Conrad Murray (poi condannato a quattro anni di reclusione), continua a non esserci pace per Michael Jackson, da molti considerato il più grande performer di sempre.

Ieri notte si è diffusa in America, e quindi in Italia, la notizia che il 25 gennaio, al Sundance Film Festival di Park City (Utah), verrà proiettato in anteprima un documentario incentrato sui presunti abusi sessuali che Michael Jackson avrebbe perpetrato nei confronti di due bambini di 7 e 10 anni, oggi trentenni: Wade Robson e James Safechuck.

Intitolato Leaving Neverland, il documentario di 233 minuti è stato diretto da Dan Reed, un regista che già in passato si era occupato di questa tematica con il docu-film "The Pedophile Hunters" ("I cacciatori di pedofili").

Considerando che il 25 giugno 2019 ricorreranno i 10 anni dalla morte del Re del Pop, il documentario, a partire dalla sospetta tempistica e dai nomi dei due protagonisti, appare come l'ennesima occasione per gettare fango nei confronti di una persona morta che, come tale, non può replicare a queste terribili accuse.

Non si è fatta attendere la reazione dell'Estate di Jackson, che ha denunciato le affermazioni contro il cantante e il documentario nel suo complesso. "Questa è un'altra produzione orribile in un tentativo oltraggioso e patetico di sfruttare e guadagnare soldi su Michael Jackson", ha detto l'Estate in una dichiarazione a E! Notizia.

"Wade Robson e James Safechuck hanno entrambi testimoniato sotto giuramento che Michael non ha mai fatto nulla di inappropriato nei loro confronti: Safechuck e Robson, quest'ultimo un autoproclamato 'maestro dell'inganno', hanno intentato cause legali contro la proprietà di Michael, chiedendo milioni di dollari. Questo cosiddetto 'documentario' non è altro che un rifacimento di accuse datate e screditate, è sconcertante perché un regista credibile possa coinvolgere se stesso con questo progetto".

Sui social sono inziati a rimbalzare gli appelli dei fan, con gli hashtag #boycottsundance2019, #leavemjalone e #notguilyonallcounts e con il lancio di una petizione online per fermare la proiezione del documentario (che si può firmare a questo link).

Ma vediamo più da vicino chi sono i protagonisti del documentario.

Wade Robson e James Safechuck erano due bambini che frequentavano Neverland, la casa di Michael Jackson dal 1988 al 2005, nella contea di Santa Barbara, in California, a circa 150 miglia da Los Angeles.

Neverland

La proprietà era composta da 22 strutture e da un terreno di quasi 1.300 ettari contenente una villa con 6 stanze da letto e 30 posti letto medici in cui i bambini con gravi patologie potevano ricevere cure e vedere film sul maxischermo, uno zoo, un parco giochi, una stazione ferroviaria, una piscina, un campo da tennis e uno da basket, una sala cinematografica da 50 posti e due laghi artificiali.

Neverland non era la sordida cornice dove avevano luogo i suoi incontri proibiti, come molti media hanno cercato di far credere, ma un posto che accoglieva per un breve periodo bambini gravemente ammalati (anche terminali) e le loro famiglie, regalando loro attimi di gioia e divertimento.

Neverland era sempre pieno di persone, quindi non si capisce davvero come il cantante possa aver commesso degli abusi con decine di occhi costantemente puntati su di lui.

Chi è l'accusatore Wade Robson

Il ballerino e coregrafo Wade Robson, che in passato ha lavorato con Britney Spears ed è apparso nelle serie So You Think You Can Dance su Fox, fu chiamato a testimoniare nel 2005 nel processo Arvizo, negando allora con decisione che Jackson lo avesse mai infastidito e affermando sotto giuramento che "mai niente di inappropriato era accaduto con il Signor Jackson".

Quando il cantante morì, il 25 giugno 2009, Robson scrisse sui social: "Michael Jackson ha cambiato il mondo e, più personalmente, la mia vita per sempre. Lui è il motivo per cui ballo, il motivo per cui faccio musica e uno dei principali motivi per cui credo nella pura bontà del genere umano. E’ stato un mio caro amico per 20 anni. La sua musica, il suo movimento, le sue personali parole di incoraggiamento e di ispirazione e il suo amore incondizionato vivranno per sempre dentro di me. Lui mi mancherà immensamente, ma so che ora è in pace e incanta il cielo con una melodia e un Moonwalk". 

L'Estate di Michael Jackson si fidò di lui e lo coinvolse nel 2012 nella lavorazione dello show del Cirque du soleil dedicato a Michael , il fortunato Immortal, ma in seguito lo licenziò, insoddisfatta del suo lavoro.

Nel 2013 Robson, quattro anni dopo la morte del Re del Pop, affermò ex abrupto di essere stato molestato quando era bambino da Michael Jackson e intentò due cause milionarie per risarcimento dei danni morali contro l'Estate del cantante per i presunti abusi.

Nel 2017 due diversi collegi giudicanti rigettarono le accuse intentate per mancanza di prove.

Secondo il giudice della Corte Superiore di Los Angeles Mitchell Beckloff, oltre all'insussistenza del fatto, il motivo alla base del rigetto delle accuse da parte del giudice è che Robson abbia atteso troppi anni per sporgere denuncia contro Jackson, addirittura il maggio del 2013, quasi 4 anni dopo la sua morte.

Curioso che, con questi precedenti ben noti alla stampa, il Sundance film festival, diretto dall'esperto Robert Redford, abbia accettato di proiettare un documentario che appare assai poco credibile, anche nella durata monstre di quasi quattro ore, in una ricerca fin troppo evidente della morbosità a tutti i costi.

La verità sul rapporto di Jackson con i bambini

Ma facciamo un salto indietro nel tempo al 1993, per capire meglio come sia nata la leggenda metropolitana della supposta pedofilia dell’artista, una brutta storia che si è autoalimentata nel tempo di veleni, sospetti e falsità, fino a distruggere di fatto la sua reputazione e, di conseguenza, la sua carriera.

Jackson fu accusato per la prima volta nel 1993, all’apice del successo, da un tredicenne, tale Jordan Chandler.

Allora le intercettazioni telefoniche rivelarono subito che il padre del ragazzino, un ex dentista radiato dall’albo per pratiche illecite, aveva pianificato tutto per vendicarsi del cantante, che si era rifiutato di finanziargli un progetto cinematografico. L’uomo, che si è suicidato nel 2010, probabilmente spinto dai sensi di colpa, era arrivato perfino a somministrare a suo figlio l’Amobarbital, un barbiturico con proprietà ipnotiche, per farlo "confessare" davanti ai giudici.

La vicenda si risolse con un accordo extragiudiziario con la famiglia, di cui in seguito lo stesso Jackson si pentirà, versando un assegno da 22 milioni di dollari per chiudere in fretta la questione su pressione della sua casa discografica, che non voleva ripercussioni sul tour in corso di Jackson.

L’avvocato dell'artista, Tom Meserau, ha confidato: “E’ vero che per lui erano spiccioli, ma fu un errore gravissimo, creò un precedente e qualcuno deve aver pensato, perché lavorare se si possono estorcere quattrini a Jackson? Michael fu consigliato male dal suo staff, la cui unica preoccupazione era quella di perdere somme di denaro, magari essere costretti ad annullare gli spettacoli per via del processo”.

Il processo Garvin Arvizo

Ancora più infamanti le accuse rivolte anni dopo da Gavin Arvizo, un tredicenne che Jackson aveva aiutato a guarire dal cancro. Arvizo accusò il Re del Pop di abusi sessuali sull'onda dell’eco mediatica creata dallo speciale televisivo Living with Michael Jackson del giornalista britannico Martin Bashir, andato in onda il 3 febbraio.

Un perfetto esempio di cattivo giornalismo, nel quale, con un sapiente taglia e cuci di immagini e di spezzoni di interviste, fu messo in cattiva luce l’ex bambino prodigio dei Jackson Five.

Il processo iniziò il 31 gennaio 2005 e terminò il 13 giugno dello stesso anno, quando la giuria emise un verdetto unanime di "non colpevolezza" per tutti i quattordici capi d'accusa. La notizia dell’assoluzione di Jackson fu data dai media in modo fugace, per loro è sempre stato colpevole e, a quanto dimostrano gli ultimi accadimenti, lo è tuttora.

Michael Jackson, che ha espresso tutta la sua rabbia nei confronti delle fantasiose ricostruzioni giornalistiche sulla sua vita privata nella corrosiva Tabloid Junkie, ha dichiarato: “La tecnica che usano i giornali è molto semplice: se continui a raccontare una bugia assurda, il lettore, a un certo punto, comincerà a pensare che sia vera”.

La giornalista Aphrodite Jones seguì il processo per conto della Fox. Riteneva anche lei colpevole il Re del Pop, ma in seguito cambiò idea e scrisse nel 2007 un libro, dall'inequivocabile titolo Il complotto. “Quando in quell’aula – rivela la giornalista – il giudice pronunciò per 14 volte non colpevole, guardai Jackson in faccia e mi resi conto che la sua espressione era quella di un uomo grato, soddisfatto che giustizia fosse stata fatta, perché non era colpevole. Lì cambiai idea”.

Il cantante, pur sollevato da quelle terribili accuse, ne uscì distrutto dal punto di vista psicologico e artistico. Il suo fisico non ha retto a una dose eccessiva di Propofol, la sostanza che, incautamente somministrata dal suo medico curante Conrad Murray (condannato per omicidio colposo), l’ha ucciso il 25 giugno del 2009.

L'eredità artistica del Re del Pop

Oggi, a quasi 10 anni di distanza dal tragico evento, non c’è praticamente artista r&b contemporaneo, da Pharrell Williams a Robin Thicke, da Bruno Mars a Justin Timberlake, che non si ispiri apertamente al pop visionario e senza confini di Michael Jackson.

Il suoi passi vengono insegnati nelle scuole di danza moderna, i suoi album, sia di repertorio che postumi, vendono ancora migliaia di copie e ogni anno il numero dei suoi fan cresce in modo esponenziale.

Tutti sanno che appartiene a lui l’album più venduto della storia, il capolavoro Thriller, con cento milioni di copie (anche se alcuni sostengono che siano in realtà 66 milioni, comunque il primato non cambia), un numero che continua a crescere di anno in anno.

Un record meno conosciuto, ma ancora più importante, è quello certificato dal Guinnes dei primati di maggior filantropo nello show business, con quasi quattrocento milioni di dollari donati in opere di beneficenza e di filantropia, in particolare ospedali e orfanotrofi.

Ci auguriamo che il prossimo 25 giugno, decimo anniversario della morte del cantante, sia un giorno in cui sarà celebrata in tutto il mondo la genialità artistica di Jackson, senza sterili polemiche su accuse che sono già state ampiamente smentite nel corso di un processo.

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