Gabriele Antonucci

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Si contano sulle dita di una mano i film per i quali bastano un’inquadratura e poche note di una canzone per ricordarne il titolo, facendo emergere dalla memoria ricordi indelebili.

Impossibile dimenticare il leggendario completo bianco, con gilet, pantaloni a zampa di elefante e camicia nera aperta sul petto, che John Travolta indossa nell’iconica scena di ballo de La Febbre del Sabato Sera, in coppia con Karen Lynn Gorney, sulle note romantiche di More than a woman dei Bee Gees.

Un gruppo troppo spesso sottovalutato dai critici, per i quali tutto ciò che non è “impegnato” è automaticamente trascurabile, che ha dato un apporto decisivo al successo della colonna sonora, una delle più amate di sempre, con oltre 40 milioni di copie, pubblicata il 15 novembre del 1977.

Non solo i Bee Gees

L'album è spesso associato ai soli Bee Gees, autori e interpreti dei brani più significativi, ma in realtà la colonna sonora de La Febbre del Sabato Sera è una compilation di 17 brani con diversi artisti.

I Bee Gees fanno la parte del leone con quattro brani inediti (Stayin’ Alive, How Deep Is Your Love, Night Fever e More than a woman) e con due pezzi da album precedenti, Jive Talkin' da Main Course del 1975 e You should be dancing da Children of the world del 1976.

In realtà i brani inediti non furono composti appositamente per la colonna sonora, ma avrebbero dovuto far parte di un nuovo album che la band anglo-australiana stava registrando negli studi del Castello D’Herouville di Parigi, dove stavano remixando un doppio disco live, Here At Last...Bee Gees Live, inciso durante il tour americano.

Quando Robert Stigwood propose di scrivere alcune canzoni per un film che si sarebbe dovuto chiamare Saturday Night, i Bee Gees si limitarono ad adattare i brani al tema della pellicola, consegnandoli pochi giorni dopo.

Il brano Night Fever offrì al produttore l'idea per il titolo del lungometraggio: La Febbre del Sabato Sera.

Febbre intesa sia come eccitazione che come stordimento, parola perfetta per la sua ambivalenza, un mix di piacere e pericolo ideale per descrivere il mood di quelle notti infinite sulle piste da ballo.

La romantica How Deep Is Your Love, la canzone d'amore che ogni donna vorebbe sentirsi dedicare, doveva essere originariamente cantata da Yvonne Elliman, la Maria Maddalena di Jesus Christ Superstar, alla quale poi è stata affidata la struggente If I Can't Have You.

L'emozionante More than a woman compare nell’album in due versioni, quella originale dei Bee Gees e quella soul dei Tavares, che sono riusciti nell’impresa di migliorare un brano già perfetto.

Open Sesame dei Kool & The Gang e Disco Inferno dei The Trammps sono due capolavori del funk, K-Jee degli M.F.S.B. è un saggio dell'inconfondibile Philly Sound, Calipso Breakdown di Ralph McDonald e Salsation di David Shire sono due spumeggianti strumentali latin.

A Fifth Of Beethoven di Walter Murphy è un’irresistibile versione disco della Quinta di Beethoven, poi campionata da Robin Thicke nella sua When I get you alone del 2002.

Nel 2017 è stata pubblicata una riedizione dell’album, in versione rimasterizzata e ampliata, disponibile nei formati 2CD e Boxset Super Deluxe.

L'edizione standard comprende l'album rimasterizzato e un secondo CD con 4 nuovi mix di Stayin' Alive, Night Fever, How Deep Is Your Love e You Should Be Dancing curati da Serban Ghenea, ingegnere del suono vincitore di 9 Grammy Awards.

Il Boxset Super Deluxe contiene 2CD, 2LP rimasterizzati su Vinile 180g, un Bluray con il film restaurato in 4K con contenuti bonus, un libro di 24 pagine con annotazioni inedite di Barry Gibb, del supervisore e produttore musicale Bill Oakes, del regista John Badham e di David Shire, oltre a foto dei Bee Gees e frame del film, 5 stampe artistiche, la locandina della pellicola ed un “tappetino” per giradischi.

I premi vinti

L'album vinse nel 1979 cinque Grammy e negli Stati Uniti conquistò quindici dischi di platino, rimanendo per ventiquattro settimane in cima alla Billboard 200.

Prima della pubblicazione del leggendario Thriller di Michael Jackson, la colonna sonora di Saturday Night Fever è stata il disco più venduto di sempre con oltre 40 milioni di copie.

Travolta vestì nuovamente i panni di Tony Manero nel 1983 per il sequel Stayin’ Alive, diretto da Sylvester Stallone, film che non si dimostrò all’altezza del suo illustre predecessore.


La nascita del mito

La Febbre del Sabato Sera è ispirata a una finta inchiesta giornalistica di 13 pagine pubblicata il 7 giugno del 1975 sul "New York Magazine" da Nick Cohn, intitolata "Riti tribali del nuovo sabato sera", sulla vita notturna delle comunità povere newyorkesi di Bay Ridge che frequentavano la discoteca Odyssey 2001, assai diverse dalle serate fastose dello Studio 54 di Manhattan.

Il produttore Robert Stigwood, reduce dai trionfi di Jesus Christ Superstar, Hair e Tommy, pagò 90.000 dollari per ottenere i diritti cinematografici, affidando il plot all'esperto Norman Wexler, già Premio Oscar nel 1974 per la sceneggiatura di Serpico.

La storia di Tony Manero, italoamericano di 19 anni che lavora come commesso in un negozio di vernici, trovando riscatto solo il sabato sera sulla pista da ballo della discoteca Odyssey 2001 di New York, è ancora attuale nel trattare temi delicati come l'emigrazione, l'uso di stupefacenti, il razzismo e la violenza tra bande.

Saturday Night Fever, diretto da John Badham dopo l'abbandono di John Avildsen, venne proiettato per la prima volta nei cinema il 16 dicembre 1977. 

Di grande interesse, per chi volesse approfondirne gli spetti cinematografici, è il libro La Febbre del Sabato Sera - 40 anni del film icona della disco music, il libro di Stefano Cocci (Ultra Edizioni, 144 pagine, €19.50), che racconta il film, Tony Manero, quegli anni, il ballo, la disco music, le canzoni dei Bee Gees, i grandi italo-americani del cinema, le migliori frasi e molto altro ancora tentando di metterli a confronto con il nostro tempo.

I motivi del successo

La Febbre del Sabato Sera è il primo film in cui la colonna sonora è importante quanto la sceneggiatura: un musical anomalo, dove la musica anima quasi ogni scena, ma nessuno dei protagonisti canta.

La musica sostiene il film e viceversa, in una comunione perfetta tra dialoghi e note.

Basti pensare alla camminata tronfia di Tony Manero sul leggendario giro di basso di Staying Alive, alla scrupolosa preparazione per la serata in discoteca su Night Fever, al trionfale ingresso in pista su Disco Inferno, alla prima volta che Tony vede ballare l'affascinante Stephany Mangano su Salsation, allo strepitoso assolo di danza su You should be dancing, fino alla splendida How deep is your love che conclude il film.

Se si presta attenzione ai testi, si può apprezzare come ogni canzone conduca naturalmente la trama da una scena all'altra.

Saturday Night Fever definì una nuova tendenza e catturò l'immaginazione di un determinato momento storico, in cui il sottoproletariato urbano cercava una nuova forma di identità attraverso il ballo.

Tony Manero era arrabbiato e vulnerabile al tempo stesso, un personaggio teoricamente negativo, razzista, sessista e sboccato, diventato un role model grazie al carisma e alla naturale simpatia di John Travolta, dimagrito 10 kg per il ruolo grazie a 3 ore di ballo al giorno per 9 mesi di prove.

La morte per cancro al seno della sua compagna Diana Hayland a soli 41 anni, durante le riprese del film, aumentò l'intensità e la drammaticità della recitazione dell'attore italoamericano.



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