Gabriele Antonucci

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Oltre ad essere l'artista più ascoltato al mondo sulle piattaforme streaming, Ed Sheeran ha vinto, tra gli altri premi, 4 Grammy Awards, 4 Ivor Novello, 6 BRIT Awards e 7 Billboard Awards.

Il rosso di Halifax è forse oggi l'unico artista in grado di mettere d'accordo oggi sia gli adolescenti cresciuti a streaming e smartphone che un pubblico più maturo e consapevole, piacevolmente colpito da questo artista che si presenta sul palco solo con la sua chitarra e la loop station, senza abbellimenti elettronici, come è avvenuto pochi giorni fa a Firenze, Roma e Milano.

Questa capacità di saper parlare a generazioni diverse è merito del nonno hippie, di sangue irlandese, che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione, avvicinandolo alla musica di Bob Dylan, Eric Clapton e Beatles.

Il segreto del successo di questo moderno Re Mida del pop, che solo fino a qualche anno fa si esibiva come artista di strada e dormiva nella metropolitana sulla Circle Line di Londra, è semplicemente la musica: un pop di qualità, con influenze folk, soul e hip hop, nobilitato spesso da testi personali e profondi.

Sheeran si distingue dagli altri suoi colleghi anche per la sua singolare capacità di rappare con grande padronanza, pur non essendo propriamente un rapper, come emerge da You need me, I don’t need you, Sing, Take it back e Eraser.

Un amore per l'hip hop che emerge compiutamente nel nuovo album "No.6 collaborations project", pubblicato oggi in tutto il mondo dalla Warner, il più rap e r&b della sua carriera.

Quindici brani nuovi di zecca, ai quali partecipano 22 ospiti, quasi tutti di primo piano: si va da rapper ormai "old school" come Eminem e 50 Cent ai campioni della trap Travis Scott, Meek Mill, Cardi B e Stormzy, dal conscious rap di Chance The Rapper e dall' r&b di Bruno Mars, Camila Cabello, H.E.R e Khalid fino al pop di Justin Bieber e all'elettronica di Skrillex.

Più che un album, una playlist di brani pensati per ballare e per diventare la colonna sonora dell'estate 2019, accantonando temporaneamente le ballad (con la sola eccezione della romantica Best part of me in duetto con la talentuosa Yebba) che lo hanno reso famoso come Thinking Out Loud e Perfect.

Lo stesso Ed ha messo in avanti le mani, specificando che non si tratta del seguito del fortunatissimo Divide, ma di un "side project" simile a quello che incise alcuni anni fa con dei rapper inglesi underground, chiamato non a caso "No.5 collaborations project".

"Prima di avere un contratto discografico - ha spiegato lo stesso Ed nell'unica intervista televisiva concessa a Charlamagne Tha God- ho fatto molti Ep. Uno si chiamava ‘No. 5 Collaborations Project’ con molti rapper inglesi di cui ero fan a quei tempi. Non ho più fatto collaborazioni su pezzi miei da allora. Ho partecipato a molti brani degli altri, ma nei miei album c’ero solo io. Molte volte mi sono detto ‘vorrei lavorare con quelli’, come ai tempi di Beyoncé e Bocelli che hanno cantato in ‘Perfect’. Da allora ho messo già delle cose nel mio laptop chiamandole ‘No. 6 Collaborations’. Nell’arco di un anno, mentre ero in tour, ogni volta che incontravo un artista di cui ero fan o di cui possedevo un album gli chiedevo di andare in studio, non tanto per realizzare una canzone, ma solo per me. E questo album l’ho semplicemente voluto far uscire per poi andare avanti”.

A partire dal primo singolo I Don’t care con Justin Bieber (certificato Platino in Italia mentre nel mondo ha superato 800 milioni di streaming), l'album si caratterizza per la piacevolezza e per la varietà di atmosfere, 50 minuti che scorrono via senza mai un attimo di noia, anche se c'è indubbiamente una minore cura nei testi rispetto all'album precedente.

Chi ama il rap non potrà che apprezzare il "boom cha" tipicamente anni Novanta di Remember the name con la coppia d'oro Eminem (a cui, però, consigliamo una Rinazina per la voce sempre più nasale) e 50 Cent e la trap non stereotipata di Antisocial con Travis Scott, 1.000 nights con Meek Mill e Take me back to London con Stormzy, dove Sheeran non sfigura affatto nelle barre rispetto ai suoi colleghi.

Gli amanti dell'r&b saranno conquistati dal duetto con il talentuoso Khalid nel brano di apertura Beautiful People, in cui entrambi rivelano di non amare troppo le feste vip, e con la brava H.E.R.( un'artista che meriterebbe di essere maggiormente conosciuta in Italia) nell'accattivante I don't want your money, costruita sopra l'ipnotico riff di chitarra di Joe Reeves.

I fan dei ritmi tropicali troveranno pane per i loro denti in South of the border, con ampio spazio dato a Camila Cabello e a Cardi B: a intuito, il brano potrebbe essere il secondo singolo estratto dall'album per le sue sonorità tipicamente estive, che richiamano non poco la ritmica di Shape of You.

In Way to break my heart Skrillex, che sembra aver perso mordente nelle produzioni degli ultimi anni, si è limitato a fare il compitino con una canzone abbastanza inconsistente nei suoi suoni plastificati, la stessa sensazione che trasmette Put it all on me con Ella Mai, un filler di cui avremmo fatto tranquillamente a meno.

Poco male: chi rimpiange l'Ed più romantico si potrà consolare con la delicata ballad minimale Best part of me, in coppia con Yebba, che ricorda le atmosfere dolci e sognanti di Wake me up, una delle sue prime canzoni.

La sorpresa migliore arriva alla fine dell'album con l'eccellente rock-blues di Blow, costruito intorno a un grande riff di chitarra "zeppeliano", una sferzata di adrenalina, con Bruno Mars e Chris Stapleton che si confrontano alla pari in due eccellenti prove vocali.

"No.6 collaborations project" è un album che fa della gradevolezza, della varietà e dell'ecumenismo i suoi punti di forza, con un ampio mix di atmosfere adatte per tutti i gusti, anche se forse sacrifica un po' troppo il ruolo di Sheeran a vantaggio dei suoi numerosi ospiti.

Se paragonato all'eccellente Divide, il disco è un passo indietro dal punto di vista artistico.

Se presa come compilation estiva a cui chiediamo divertimento e intrattenimento, "No.6 collaborations project" è un disco riuscito, che, siamo certi, impareremo a memoria, volontariamente o involontariamente, prima dell'arrivo dell'autunno.

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