Cinema

Sole a catinelle, Checco Zalone fa piovere risate

Non è certo cinema d'autore ma la commedia del comico pugliese fa centro. Esilarante e gustosa per ogni tipo di palato

Sole a catinelle non è certo il genere di film che un cinefilo porterebbe all'occhiello. Commedia con un one-man-show comico a reggere la narrazione a suon di battute, rispetto ai soliti titoli per attrarre masse ha però un punto forte, anzi fortissimo: Checco Zalone. A differenza dei vari Boldi, De Sica o De Luigi, lui fa esplodere la sala di risate, anche quella più esigente e critica (platea di giornalisti inclusa). Fa ridere tutti di gusto pieno e verace, sonoramente e all'unisono, senza vergogna. 

Al solito diretto da Gennaro Nunziante, il cabarettista pugliese non ricorre mica a volgarità trite e ritrite, ma a uscite argute che divertono senza se e senza ma e che intanto ripercorrono alcune delle magagne dell'Italia, dalla crisi economica alla crisi etica, dalla Massoneria ai fondi neri alle isole Cayman alla "moda" ricorrente del finanziamento per ogni acquisto e desiderio. Usciti dal cinema è forse difficile ricordarsi dettagli della trama comunque flebile, ma il piacere di uno spasso puro resta addosso, come la genialità comica di alcune scene davvero esilaranti. 

Il buon Checco, nome d'arte di Luca Medici, è... Checco, ovvero l'uomo medio-basso italiano, quanto basta sessista e fanfarone, pronto a riempirsi la bocca di promesse e aspirazioni di ricchezza da ostentare. "L'aspirazione è tutto nella vita", dice. E infatti Checco è... un venditore di aspirapolvere. Da buon meridionale, sfruttando la cerchia quasi infinita di parenti da abbordare, riesce a diventare il miglior venditore. Nella scia del successo professionale si compra una super auto, un super forno, un super televisore, riempie la casa di arredamento domitizzato di cui farsi vanto, tutto ovviamente comprato ricorrendo a prestiti da restituire a rate. Sua moglie (Miriam Dalmazio), operaia la cui azienda minaccia chiusura, disapprova. Suo figlio Nicolò (Robert Dancs) brilla dell'entusiasmo del padre. 

Esaurito il parentado, esauriscono anche le vendite di Checco, il suo miraggio di lusso e pure il suo matrimonio. Povero in canna e per di più pieno di debiti, non si spegne però il suo ottimismo quasi incosciente. Al figlio ha promesso una vacanza da sogni a fronte di una pagella di tutti 10: mica si poteva aspettare che un bimbo che vive il disagio della separazione dei genitori potesse riuscire nell'impresa. E invece Nicolò primeggia, nonostante l'infimo Checco cerchi di convincere la maestra ad abbassargli la media. Deve mantenere la parola. Parte così un road-movie padre-figlio strampalato e gravido di situazioni spassose. Prima nello sperduto Molise dalla zia sparagnina (Matilde Caterina), quindi, per caso - visto che la fortuna aiuta gli spudorati -, presso la villa della bellissima e ricchissima Zoe Marin (la francese Aurore Erguy).

Il figlio di Zoe soffre di mutismo selettivo (Ruben Aprea) che però la grossolana franchezza di Checco sembra guarire: per questo Zoe "adotta" Checco e Nicolò e li fa entrare nel suo mondo di party esclusivi, bagni in piscine fantastiche, yacht, cavalli, campi da golf, serate a Portofino, incontri con magnati e potenti manager, tra cui brilla il faccendiere Vittorio Marin (Marco Paolini). Tutto quello che per Checco è importante, il lusso, è lì. Anche se in fondo il vero amore sempre vince...

Intanto è un rincorrersi di sequenze che fanno ridere a catinelle, scritte da Medici e Nunziante. "Siamo di Equitalia", dicono dei ceffi bussando alla porta di Checco. "No, siamo cattolici", replica lui. 
"È qui lo zoo?", chiede al figlio di Zoe non vedendo nessun animale in giro nonostante un cartello indicasse apparentemente lì. Il piccolo fa cenno di sì. Zalone, osservando il coniglietto che il bimbo tiene in mano gli fa: "Quello è lo zoo? se c'avevi un pesciolino rosso era l'acquario di Genova? Ci vuole umiltà".

Le canzoni scritte e cantate da Luca alias Checco accompagnano simpaticamente la narrazione. Nella colonna sonora Zalone ci allieta anche con chicche francesi di Brigitte Bardot e Françoise Hardy.

"Parlare della crisi e far ridere è difficile:" ha detto Zalone, "io interpreto un papà che è refrattario alla crisi, un uomo che è il prodotto del berlusconismo degli ultimi venti anni, uno che ci ha creduto ed è anche un po' stupidino".

In sala dal 31 ottobre, Sole a catinelle esce in oltre 1200 copie distribuite da Medusa, sfidando il record dello stesso Zalone del 2011, quando Che bella giornata ottenne 45 milioni di euro di incassi. 

 
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