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Las Vegas, 7 cose da fare

Scariche di adrenalina e musei sui generis, panorami, show ed escursioni. Il meglio per investire il tempo in città e nei dintorni

da Las Vegas

Ridurla a una collezione sovrabbondante di slot machine e tavoli verdi, a un summit di tentazioni ed eccessi, significa conoscerla poco o non averla vissuta abbastanza. Las Vegas è molto oltre il rumoroso ibrido di luci e folklore, l’ovvio catalogo di vizi fedifraghi, matrimoni effimeri, spettacoli con parsimonia di tessuto e tanta pelle in vista sotto lampeggianti luci rosse.

Offre un gigantesco carnet di escursioni, attrazioni, evasioni. Di sera e all’alba, in mezzo al pomeriggio o in piena notte. E no, non parliamo dei soliti show di Elton John, Celine Dion o Britney Spears, del tour tra un albergo e l’altro, ognuno con il suo segno distintivo, dello shopping lungo la Strip o nei due outlet che la precedono a sud e a nord.

Negli ultimi anni, la città del peccato, pur senza redimersi (anche perché avrebbe finito per snaturarsi, svilirsi), ha ampliato la sua offerta per parlare a un pubblico eterogeneo. A chi vuole rilassarsi con lentezza o scoppiare d’adrenalina, mangiar bene o assaporare arte, volar via o improvvisarsi volatile, senza bisogno d’ali. Ecco sette idee da provare subito, valide tutto l’anno. 

Panorama da record

Non notarla è impossibile: con i suoi 168 metri, «The high roller» è la ruota panoramica più alta al mondo. Già, supera persino quella di Londra. Salirci sopra, meglio al tramonto o di sera, significa imbarcarsi in un viaggio prospettico sulla Strip su un gigantesco ascensore dalle cabine trasparenti, trovandosi sotto i piedi un tappeto di luci e, più in là, l’immensità del deserto. Il giro dura all’incirca mezzora, dunque c’è tutto il tempo di scattare quante foto si vuole e postarle in tempo reale sui social network. Se invece, in mezzo a tanta immensità si vuole semplicemente staccare la spina e lasciarsi sorprendere, c’è una cabina con bar che serve cocktail mentre si raggiunge il podio tra le stelle.

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Una notte da leoni

Da tre anni Dj Mag, la rivista globale di riferimento della musica elettronica, include l’Hakkasan nella lista dei 10 migliori club al mondo. E non è difficile intuire la ragione. Anzi, le ragioni. Habitué della sua console sospesa in aria sono i principali deejay internazionali, da Steve Aoki a Calvin Harris, da Tiesto a Hardwell, che si esibiscono in performance studiate ad hoc per esaltare lo spazio del locale. Enorme, spalmato su cinque piani, impressionante nei numeri (può ospitare più di 3 mila persone a notte), negli effetti di luce e nei giochi visivi, nei mille rimandi garantiti da una schiera di schermi che vanno dal pavimento al soffitto. Ogni dettaglio è curato in modo maniacale, con gusto, senza sfiorare il pacchiano, deriva ricorrente in quest’angolo d’America: gli arredi, d’ispirazione cinese rivisitati con tocchi contemporanei, sono firmati da rinomati studi di Parigi e New York. Ci sono tavoli e aree vip super esclusive per chi vuole aggiungere alla serata ampie dosi di stile, un ristorante, una lounge, un giardino orientale. Meglio non svelare troppo, è un luogo unico che merita di essere scoperto in autonomia. Per entrare, occhio al look: sono rigorosamente vietati abbigliamento sportivo e sneaker. Bisogna mettersi abbastanza in tiro. D’altronde, è giusto adeguarsi all’atmosfera del luogo.

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La vecchia nuova Las Vegas

La cosa più ovvia è una foto alla scritta che dà il «welcome» ai visitatori della città, quella meno scontata e molto affascinante è una visita a «The neon museum» (foto) che, in un tour di un’ora, mostra le insegne iconiche che hanno segnato la storia di luci della città. Si trova un po’ fuori dalla Strip, nell’area di Downtown, che dopo un lungo abbandono è in perenne crescita, in continuo fermento. E merita una sosta. Lo snodo cruciale è Fremont Street, un’area pedonale con un soffitto unico al mondo: un sistema di display su cui allo scoccare di ogni ora scorrono ipnotici spettacoli di luce. Subito a sud, c’è l’«Arts district», una vasta area che si estende su 18 blocchi e conta oltre 20 gallerie, negozietti vintage, deliziosi ristorantini, caffè, bar che servono cocktail in un’atmosfera raccolta. Un’oasi di pace con ritmi del tutto diversi, marcatamente più europei, rispetto alla frenesia surriscaldata di Vegas.

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Il gusto è servito

A Las Vegas si può mangiare tanto, in modo degno, spendendo davvero poco. Molti hotel offrono buffet illimitati a prezzi bassi (sono in tutto 375 gli all-you-can-eat nella regione), non mancano nei centri commerciali le catene celebri e le mille altre tentazioni della cucina americana. Ma il lusso da regalarsi, almeno una sera, è una cena in uno dei tanti ristoranti aperti sulla Strip e dintorni da chef stellati, di fama internazionale, che non hanno paura di sperimentare tra i fornelli o regalare ai loro ospiti classici di qualità. Lo conferma la bibbia dell’enogastronomia Bon Appétit, che ha inserito la città tra le prime cinque degli Stati Uniti per offerta di delizie. Punti di riferimento del meglio assoluto sono il Guy Savoy al Caesars Palace, dove di recente ha anche aperto Mr Chow, icona della cucina orientale, o Joel Robuchon all’MGM. Tra le novità, Pigalle, come il quartiere a luci rosse di Parigi, che ha tra i punti di forza le fondute di formaggio, carne o cioccolato; Rivea, al Delano, porta invece la firma di Alain Ducasse, considerato uno dei migliori chef al mondo. Per gli amanti degli hamburger, c’è l’evergreen BurGR di Gordon Ramsey al Planet Hollywood (sulla promenade del The Linq c’è invece la versione fish & chips del re dei cuochi della tv) o il nuovo Shake Shack al New York-New York, per dare un morso a un’istituzione della Grande Mela anche sulla costa opposta.

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L'arte di volare

Va bene l’aereo, l’elicottero o la ruota panoramica, ma sono comunque mezzi di trasporto, filtri logici, necessari, tra il nostro corpo e la quota che si raggiunge. Diversa, e parecchio emozionante, è la possibilità di volare come uccelli, senza ali o corde. Sparati in aria da un gigantesco asciugacapelli incastrato nel pavimento, un ventilatore di taglia extra large e possanza sovrabbondante che accende una galleria del vento. Ecco la sensazione che si prova con l’«Indoor skydiving», raddoppiata da un effetto speciale supplementare: è come buttarsi dal paracadute in un ambiente controllato, senza rischi. Per attimi di libertà pura, assoluta

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A tutta adrenalina

A proposito di altezze da vivere con temerarietà e un filo d’incoscienza, il punto di riferimento è lo Stratosphere, la torre (con immancabile hotel e casinò) che domina Las Vegas. Tra le sue attrazioni, «Big Shot», che catapulta i passeggeri di un vagone a 49 metri nell’aria su una pedana molto irrequieta, o «Insanity», follia, perché di pazzia pura si tratta: un vortice da 64 chilometri all’ora reso possibile da un braccio simile a una gru a cui sono appesi gruppetti di urlanti coraggiosi drogati d’estremo. In mezzo a tutto quel furioso lanciarsi e roteare, la vista rischia di passare in secondo piano. Per recuperare, mentre si smaltisce l’adrenalina, c’è una terrazza con bar. Per gli stomaci di ferro non scombussolati da tanta azione, un ristorante che ruota a 360 gradi. Si chiama «Top of the world». E non è difficile intuire il motivo.

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Via da Las Vegas

Dopo aver esplorato in lungo e largo la città, aver mangiato e volato, è verosimile che venga voglia di allontanarsi e scoprire i dintorni, esplorare le meraviglie nei pressi del deserto. La buona notizia è che non serve un investimento di tempo proibitivo, ma qualche manciata di ore: numerosi tour raccolgono i partecipanti nella hall del loro hotel (anche in limousine, con drink di benvenuto), li accompagnano in un aeroporto nei dintorni e li portano in elicottero verso la meta prescelta. La più gettonata? Il Grand Canyon, ovviamente.

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