Rita Fenini

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È uno dei paesi più interessanti dell’Africa: popolazioni diverse, grandi paesaggi tra deserto e fiumi, tradizioni antichissime, architetture geniali e raffinate. Da sempre una delle mete del turismo culturale, negli ultimi tre anni il Mali è stato “off limits” per il colpo di stato e gli scontri con gruppi integralisti islamici nel nord, intorno alla regione desertica di Timbuctù. Dopo l’intervento francese del 2013, la liberazione delle zone occupate e le elezioni che hanno ristabilito un governo democratico e riconosciuto, oggi è finalmente possibile viaggiare in tranquillità, specialmente nelle zone meridionali, dove si concentrano alcune delle più significative attrattive del paese.

Si attraversa la regione Dogon dove, ai piedi della grande falesia – il contrafforte di roccia alto alcune centinaia di metri e lungo alcune centinaia di chilometri – e sull’altopiano, s’incontra la popolazione certamente più studiata e sicuramente tra le più affascinanti dell’Africa: i dogon vivono nei loro villaggi costruiti su rocce quasi inaccessibili, in edifici costruiti col banco – un impasto di fango e fibre vegetali – seguendo ritmi e tradizioni ancestrali. C’è poi la regione del grande fiume, il Niger che attraversa il Mali per 1800 chilometri. La navigazione con una barca caratteristica, la “pinasse”, porta direttamente nella vita quotidiana dei pescatori, i Bozo, o degli allevatori, i Peul. Ancora: i mercati coloratissimi, crocevia di scambi e commerci – a Segou, o nella capitale Bamako; i tradizionali esempi architettonici realizzati in “banco”, straordinariamente belli quanto moderni, in particolare la Grande Moschea di Djenne, la più grande e una delle più antiche dell’Africa occidentale. Oggi tornare in Mali dà l’opportunità di conoscere una delle zone più ricche di bellezza, tradizioni, diversità dell’intero continente. La raccontano le foto di questa gallery, scattate da Mauro Querci.

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