Tribunali dell’economia: vantaggi e difficoltà

Tommaso Marvasi, presidente del Tribunale delle imprese di Roma, accoglie con favore l’idea del ministro Orlando, ma evidenzia una serie di difficoltà

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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“Sono assolutamente favorevole al progetto lanciato dal ministro”. Non usa mezzi termini Tommaso Marvasi, presidente della sezione nona del Tribunale civile di Roma specializzata in materie di impresa, per esprimere il proprio consenso all’idea, rilanciata ieri dal ministro della Giustizia Andrea Orlando dalle colonne de Il Sole24ore, di creare dei Tribunali speciali dedicati a materie economiche. “Sarebbe un modo per velocizzare i processi civili e per questa strada ridare un po’ di slancio alla nostra economia. D’altronde è ormai da anni che si sottolinea come la lentezza della macchina giudiziaria nel dare risposte ai contenziosi tra imprese, rappresenta un ostacolo sempre più enorme nel richiamare investimenti in Italia da parte di società straniere”.

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E la conferma che il tema è sul tappeto da tempo sta proprio nel fatto che in il presidente Marvasi è in effetti già alla guida di una sorta di tribunale specializzato in materie di imprese, sorto dalla fusione di due sezioni del Tribunale di Roma, e che è nato sotto l’impulso di una riforma voluta circa due anni fa dall’allora ministro della Giustizia Paola Severino. “Erano state individuate anche le materie di specifica competenza su cui intervenire – sottolinea il presidente Marvasi – solo che in realtà, per il momento, il progetto originario non è stato attuato come programmato”. E gli ostacoli al regolare funzionamento di un’istituzione giuridica specializzata, che per l’economia rappresenterebbe una vera boccata d’ossigeno, sono purtroppo i soliti, considerando la storia amministrativa del nostro Paese.

ECONOMIA, GLI OSTACOLI AI TRIBUNALI SPECIALIZZATI

“Ovviamente – fa notare infatti il presidente Marvasi – ogni volta che c’è un cambiamento ci sono le resistenze alle novità. Nel caso specifico si è obiettato che non fosse corretto favorire alcuni soggetti, le imprese nello specifico, rispetto ad altri, velocizzando solo per essi i tempi della giustizia. Una considerazione che però, mi permetto di evidenziare, non tiene conto del fatto che facendo funzionare meglio l’economia, ci sarebbero ricadute positive per tutti”. Senza contare che il Tribunale delle imprese potrebbe fungere da apripista ad altri tribunali specializzati che potrebbero arrecare benefici ad altri ambiti economici. “Basti pensare all’esempio della Francia – ricorda il presidente Marvasi - dove esiste e funziona un Tribunale del Commercio”.

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Dunque la strada è quella giusta, ma per poterla davvero attuare bisognerebbe, secondo Marvasi, affrontare prima due nodi fondamentali. “Innanzitutto c’è il problema degli arretrati – dice il presidente del Tribunale delle imprese di Roma -. Se non si eliminano tutte le cause pendenti, non si riuscirà mai davvero a rilanciare la giustizia civile. Oggi infatti, l’enorme mole di arretrati, fa sì che molti soggetti facciano ricorso contro ingiunzioni di pagamento, perché sanno che questa iniziativa gli farà comunque guadagnare almeno un anno-due di tempo. Gli arretrati insomma, sono una sorta di incentivo al contenzioso, che negli ultimi anni è praticamente raddoppiato”. Velocizzando i tempi invece, arrivando cioè ad emettere sentenze in sei mesi, si toglierebbe l’alibi a chi presenta ricorsi solo per guadagnare tempo.

IMPRESE, IL FRENO DELLE TASSE

C’è poi un altro tema molto caro al presidente Marvasi e che in effetti potrebbe incidere non poco sulla riuscita dei tribunali specializzati. “Nel nostro ordinamento giudiziario – spiega il presidente – esiste una norma per cui un giudice non può restare per più di 10 anni in una stessa sezione. C’è insomma un’impostazione diremmo del ‘sospetto’, per cui dopo un certo periodo il magistrato in questione potrebbe risultare troppo potente. In questa maniera però – continua Marvasi – va persa l’enorme specializzazione che il giudice in questione ha acquisito negli anni. Basti pensare che un magistrato che conosce bene la propria materia, tra l’altro così complicata come può essere quella economica, riesce a fare il triplo del lavoro di un collega che invece magari deve cominciare da zero. La velocizzazione dei tempi dei processi civili dunque – conclude Marvasi – dovrà passare anche dalla riforma di questa norma che al momento costringe un giudice a lasciare una sezione proprio quando ha acquisito il massimo della competenza e potrebbe dunque risultare più utile ad accelerare i processi decisionali”.

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