I trenta paesi in cui lavorare non conviene

India e Cina sono in fondo alla classifica, ma i lavoratori di Repubblica Centrafricana, Libia e Siria stanno ancora peggio. Tra i paesi sviluppati i meno virtuosi sono Grecia, Canada, Stati Uniti e Hong Kong

Claudia Astarita

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Nata nel 2006, la Confederazione sindacale internazionale (in inglese International Trade Union Confederation) si è affermata come più grande federazione sindacale del mondo. Tra gli obiettivi che si è posta quest'anno vi è quello di calcolare, facendo riferimento a 97 diversi indicatori, quali siano i paesi dove i diritti del lavoratori vengono più o meno rispettati.

Inizialmente era stato scelto di attribuire ai 139 paesi considerati un punteggio compreso tra 1 e 5. Dati alla mano, alcune nazioni sono talmente poco attente alle necessità dei lavoratori da aggiudicarsi un vergognoso 5+. Gli analisti della Csi hanno scoperto che negli ultimi dodici mesi in 35 nazioni arresto e incarcerazione sono stati utilizzati come strumenti per disincentivare la richiesta di maggiori diritti, salari più alti e sicurezza sul posto di lavoro. In altre 9, invece, le pratiche intimidatorie più comuni sono state sequestri e assassini. Infine, è preoccupante constatare che il tasso di sviluppo di un paese e la sua attenzione per i diritti dei lavoratori non procedono in parallelo. Anzi, dal punto di vista di Csi Grecia, Stati Uniti e Hong Kong hanno sistemi completamente da riformare.

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