Trenitalia, i due obiettivi da raggiungere

La scelta di Morgante come a.d. fa pensare a un progetto di ampia portata, tra Borsa e alleanze nel trasporto merci. Ma le incognite non mancano

Frecciarossa

Il nuovo Frecciarossa 1000 di Trenitalia – Credits: ANSA/ UFFICIO STAMPA

Stefano Caviglia

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La nomina di Barbara Morgante alla guida di Trenitalia aggiunge un tassello che potrebbe rivelarsi importante nel grande gioco dei trasporti iniziato con la sostituzione del vertice di Ferrovie, venti giorni fa. Da molti anni l’azienda dei treni si limita a mettere in atto le strategie stabilite al “piano di sopra”, ossia nella Fs spa, la holding del gruppo. È anche frutto di questo assetto il successo dell’alta velocità, perseguito con tenacia da Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie dal 2006 al 2014. Ma c’è anche un altro lato della medaglia, costituito dalle pessime condizioni del trasporto locale, per non parlare del trasporto merci.

Ora, poiché la nuova a.d. di Trenitalia, cui è stato affiancato Tiziano Onesti come presidente, è stata dal 2006 responsabile delle strategie di Ferrovie Holding e non si è mai occupata di gestione, anche la sua nomina può essere letta come un segnale del tentativo di dare una nuova fisionomia e una nuova missione alla società. Il tutto sembra finalizzato anche a incrementare i proventi della quotazione in Borsa di Fs, prevedibilmente assai più redditizia se preceduta da un riassetto di ampia portata.

Due compiti difficili
Tuttavia realizzare un tale progetto sarà tutt’altro che facile. Non solo Trenitalia dovrebbe far fare un salto di qualità ai suoi treni regionali, di cui i pendolari italiani si lamentano giustamente da anni, ma dovrebbe anche giocare un ruolo nel risanamento delle società municipalizzate di autobus e metropolitane (un vero disastro in diverse città italiane, a partire da Roma), sul modello di quel che il nuovo a.d. di Ferrovie Renato Mazzoncini ha fatto a Firenze quando era sindaco Matteo Renzi.

Ancor più complicato si presenta il compito nel trasporto merci, dove l’azienda avrebbe un gran bisogno di alleanze strutturali, di cui al momento non si vede traccia, con qualcuno dei grandi operatori internazionali di logistica per coprire il “prima” e il “dopo” del tratto ferroviario. Qualche resistenza, infine, è da mettere in conto dal fronte sindacale, dove si teme che la razionalizzazione progettata possa avere ricadute negative sul piano occupazionale. “Una buona fetta del risanamento dei conti di Fs di questi anni” dice il segretario della Fit Cisl Giovanni Luciano “si deve all’impegno dei ferrovieri e del sindacato. Sarebbe assurdo se i frutti dei loro sacrifici fossero usati per fini che con il lavoro non hanno nulla a che vedere”.

Il tempo
Se davvero questo è il progetto, ci sarà bisogno comunque di tempo. Più di un anno di sicuro. Non per niente, anche se il presidente del Consiglio ha parlato pubblicamente di privatizzazione del 40 per cento di Ferrovie entro il 2016, nel decreto varato dal Consiglio dei ministri non c’è traccia di indicazioni temporali. Una stranezza che forse è anche una porta aperta verso quel grande gioco dei trasporti che il governo non sa ancora se avrà la forza a il coraggio di giocare.

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