Apple: al lavoro anche la domenica

I retroscena delle modalità operative nel blog di un ex direttore. Ma Cupertino non è la sola a occupare il tempo libero dei dipendenti

Un broker prova le nuove applicazioni per iPad ai Lloyd’s di Londra. Per la prima volta nella storia, anche i broker lavorano sui tablet (Ian Gavan/Getty Images for Xchanging)

Stefania Medetti

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Don Melton, ex direttore delle tecnologie internet di Apple, ha svelato un’intrigante verità sul suo blog . La settimana lavorativa dei dipendenti Apple comincia la domenica, come riporta Business Insider che dedica un articolo all’argomento. Melton, non è un personaggio qualsiasi. C’era lui, infatti, dietro ai team che hanno sviluppato le applicazioni Mail, Calendar e Messages per OS X. E, ancora, dietro le quinte di Safari. Mentre si diverte con il suo blog, dunque, Melton solleva il sipario sulla cultura lavorativa di Cupertino: “E’ domenica sera, quando posto questo messaggio. Questo significa che per la maggior parte dei manager di Apple è una serata lavorativa”. Il lunedì mattina, infatti, Steve Jobs convocava il top management per una riunione operativa. “Non ho ragione di credere che le cose siano cambiate oggi”, conclude il blogger.

Apple non è l’unica azienda che occupa il tempo libero dei proprio dipendenti: Square , per esempio, la compagnia che gestisce pagamenti via mobile, pare che abbia preso spunto e non stupisce, visto che il ceo Jack Dorsey, vanta di poter mantenere una giornata lavorativa di 16 ore , diviso com'è fra Twitter, di cui è creatore, e la più giovane start-up. L’idea, riferiscono le ultime ricerche, rischia però di fare più male che bene. Un recente studio pubblicato sull’American Journal of Epidemiology, citato da Forbes , infatti, rivela che lavorare più di otto ore al giorno può avere effetti deleteri sulla salute. La ricerca conclude che troppe ore di lavoro si traducono in un aumento - che va dal 40 all’80% - del rischio di aver problemi cardiaci, rispetto alle canoniche otto ore. Superare le undici ore al giorno aumenta del 67% i rischi per il cuore.  

Robert Pozen, docente dell’Harvard Business School e membro della Brookings Institution , uscito a ottobre negli Stati Uniti con il saggio : “Estrema produttività: migliora i risultati, riduci le ore”, invita a tutelare il proprio tempo libero . “Troppo spesso vedo professionisti che lavorano otto, nove e dieci ore al giorno e vanno in ufficio anche nel weekend. Se questo può aumentare la produttività nel breve periodo, inevitabilmente porta all’esaurimento e l’esaurimento non è produttivo. E’ importante, dunque, essere inflessibili e non permettere al lavoro di sconfinare nel tempo libero”.

In questo momento di difficoltà economiche, però, dire di no alle richieste dall’alto pare inevitabile: “I lavoratori oggi soffrono di presenzialismo – spiega Cary Cooper, professore di psicologia organizzativa alla britannica Lancaster University -. Con la crisi, infatti, l’insicurezza dell’ambiente lavorativo porta le persone a a mostrare il proprio impegno con la presenza».

Ma più si lavora, più cala la produttività e alcune società hanno scelto di correre ai ripari. L’americana Evernote, che si occupa di archiviazione digitale, ha addirittura deciso di permettere ai propri dipendenti di prendersi tutto il tempo libero che vogliono. “Paghiamo per l’intelligenza e incentiviamo chi lavora a fare quello che lo rende più produttivo”, ha spiegato il ceo Phil Libin.

In Germania, Volkswagen ha disattivato già dallo scorso anno le email sui BlackBerry dei manager che le potranno ricevere solo mezz’ora prima di iniziare e mezz’ora dopo aver finito di lavorare. Resistere al richiamo del campanello della posta, dicono gli esperti, non è facile. L’83% dei professionisti intervistati da uno studio condotto per Neverfail, una software house specializzata in protezione dati, confessa di controllare la posta dopo il lavoro, due terzi sono andati in vacanza portandosi appresso smartphone o laptop e oltre il 50% ammette di aver mandato mail durante una cena con amici o familiari. Secondo la Booth School of Businesse dell’University di Chicago, mail, ma anche Facebook e Twitter danno maggiore dipendenza di sigarette e alcool.

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