La Tasi e le sue follie

Un "commercialista di frontiera" in lotta con le scadenze non rispettate dai Comuni e le detrazioni cervellotiche. Come nel caso di due cognate...

Il "commercialista di frontiera, Savertio Morlino nel suo studio. (Credit: Elisabetta Conciani)

Marco Cobianchi

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L’intervista che il “commercialista di frontiera” Saverio Morlino rilasciò a Panorama nel dicembre del 2013 iniziava così: “Non ho tempo”. In pochi giorni doveva calcolare per i suoi clienti: l’Imu, l’acconto Iva e tassa rifiuti. Un ingorgo di scadenze che lo faceva sembrare non Fantozzi, ma Fantozzi e Filini messi insieme, affannati alle loro scrivanie nel loro studio di Cernusco sul Naviglio a cercare di rispettare quelle scedenze che lo Stato non rispetta mai. Da allora… "da allora a oggi non è cambiata una cippa".

Lunedì si deve pagare la Tasi.

Lei si fa sentire sempre nei momenti peggiori.

Vabbè, ma i comuni…

Sì, bravi quelli, i comuni, dice lui. I comuni… dai non mi faccia…

Si calmi. I comuni dovevano deliberare l’aliquota Tasi entro il 23 maggio e la scadenza dei pagamenti è il 16 giugno. Dov’è il problema?

E per fornuta che solo una minoranza dei comuni hanno rispettato la scadenza del 23 maggio. La maggioranza dei comuni, quelli nei quali, guardacaso, c’erano le elezioni, non hanno stabilito le aliquote e il governo, per loro, ha rimandato il pagamento a ottobre. Un miracolo: se avessero rispettato le scadenze io uscivo pazzo.

Perché?

E’ molto semplice: un comune decide l’aliquota Tasi, giusto? Poi comunica la decisione al ministero, giusto? Poi il ministero lo comunica alle software house, giusto? Poi le software house aggiornano il programma che si usa per calcolare quanto bisogna pagare, giusto? E a quel punto noi inseriamo i dati, facciamo i conti e diciamo al cliente la cifra.

Giusto.

Ma come faccio io a calcolare la Tasi per tutti i clienti se ogni santo giorno il ministero modifica i dati delle aliquote?! E come faccio a calcolarlo se ho dei clienti che risiedono in comuni che hanno stabilito regole talmente cervellotiche che praticamente devo passare una giornata solo per capirle!?

Lei esagera.

Ah sì? Ok. Allora senta questa. Un noto comune di un’altrettanto nota località montana ha deliberato una cosa di questo genere: chi ha dato l’immobile in uso gratuito ad un famigliare paga un’aliquota su quell’immobile dell’1,03x1000. Però se il famigliare è parente in linea diretta di primo grado l’aliquota scende ancora allo 0,76x1000.

Bene.

Io ho clienti due cognate che hanno in quel comune un immobile che è usato da una signora che è madre di una delle due e suocera dell’altra. Significa che la figlia della mamma paga 30 euro in meno della cognata perchè è parente in linea diretta di primo grado mentre l’altra ne paga 30 di più perché non lo è. E adesso glielo va spiegare lei alle due signore perché una paga di più e una di meno?

Vabbè, ma sono 30 euro l’anno...

Appunto! E io devo perdere un’ora a calcolare la Tasi di un immobile che ha due aliquote diverse anche se le proprietarie hanno la stessa quota di proprietà? Non è normale.

Scommetto che…

E guardi che questo noto comune è uno di quelli per i quali il ministero non ha aggiornato le tabelle, quindi me lo sono andato a cercare io sul sito la loro aliquota.

La vedo già abbastanza agitato, non vorrei sovraeccitarla con…

Con cosa?

Unico…

La scadenza è il 16 giugno, ma sono anni che viene rinviata, succederà così anche quest’anno. Stamattina ho letto che la cosa sembra ufficiale perché “voci del governo confermano che…”. “Voci del governo”? Ma che Paese è quello nel quale circolano “voci” sul rinvio della scadenza fiscale più importante. Non è normale.

Ma se viene prorogata la scadenza di Unico per lei è meglio: avrà più tempo, sennò tra il caos Tasi e la scandenza di Unico avrebbe avuto difficoltà a rispettare i tempi. O no?

Fa impressione dirlo, ma questo è il Paese delle proroghe. Per fortuna.

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