Hervé Falciani, il disertore di banca a caccia di furbi

Dalla Francia ha deciso di rompere il silenzio. La storia di Hervé Falciani, 41 anni, testimone chiave nell’inchiesta transalpina su un’enorme frode fiscale

Hervé Falciani (Credits: GettyImages)

di François Labrouillère e David Le Bailly

Protetto giorno e notte da una squadra di gendarmi, Hervé Falciani sostiene che entro un anno sarà «forse già morto». Ha veramente paura per la propria vita o sta esagerando, calato in una parte che l’ha proiettato sotto i riflettori accesi sul più grande scandalo bancario della storia? Da cinque anni la vita di Falciani assomiglia a quella dei personaggi invischiati in un affare di stato più grande di loro. Da quando è rientrato in Francia, dopo un anno di esilio forzato in Spagna (di cui sei mesi trascorsi in una prigione madrilena), gode di una protezione eccezionale accordatagli dal governo, alla stregua dei pentiti e dei testimoni dei processi alla mafia.

Il sistema che lui ha svelato, invece, si chiama evasione fiscale, e ogni anno, solo in Francia, sottrae un gettito di 60 miliardi di euro alle casse dello stato. Tecnico informatico presso la filiale ginevrina della Hsbc, la prima banca mondiale, Falciani si è procurato un tesoro conteso da tutte le autorità fiscali del pianeta: elenchi impressionanti, 120 mila nomi di clienti, 79 mila contratti e gli estremi di 400 mila conti bancari, per la stragrande maggioranza non dichiarati. «Grazie a me sono stati compiuti i più grandi accertamenti fiscali mai realizzati nella storia» afferma. «In tutto il mondo, miliardi di euro sono stati recuperati dal fisco grazie alle informazioni da me fornite». È la verità. Negli Stati Uniti, in Germania, in Grecia, nei Paesi Bassi, in Canada e in Spagna le liste Falciani sono diventate l’incubo delle banche, dei broker finanziari e degli esperti dell’«ottimizzazione fiscale» che hanno messo a punto, su scala industriale, meccanismi ultrasofisticati per evadere le tasse.

Queste liste sono state per ora utilizzate in Francia, anche se soltanto il minimo indispensabile e in totale opacità. Falciani incolpa l’ex ministro francese delle Finanze Eric Woerth: «Rivelando troppo presto di essere in possesso di una lista di 3 mila nomi, ha permesso alla banca e agli evasori di organizzarsi per far sparire le prove» accusa. E non fa sconti neppure a Jérôme Cahuzac, ex titolare del Bilancio a Parigi, che non ha mai dato seguito alle richieste di apertura di una commissione d’inchiesta parlamentare. Bisogna però ricordare che il fratello, Antoine Cahuzac, all’epoca era un dirigente della sede francese dell’Hsbc. Questo spiega forse la riluttanza del ministro del Bilancio a intervenire. Dall’uscita di scena di Cahuzac, tuttavia, il clima è cambiato. Ora Falciani è il testimone chiave del giudice Renaud Van Ruymbeke, a capo di un’indagine preliminare contro la Hsbc, accusata (tra gli altri capi d’imputazione) di «associazione a delinquere con finalità di riciclaggio e frode fiscale».

Nato quarantun anni fa nel Principato di Monaco da una famiglia di «pied noir» (com’erano chiamati i cittadini francesi che vivevano in Algeria, rimpatriati a partire dal 1962), figlio e nipote di funzionari di banca, Falciani ricorda di aver bazzicato, durante la sua infanzia, tanto gruppi di pescatori quanto personaggi altolocati del principato. Di origine italiana, Hervé inizia la propria carriera presso il reparto sicurezza del casinò di Monte-Carlo, per poi entrare a far parte dell’impero Hsbc, prima a Monaco e successivamente a Ginevra. Per otto anni è uno degli operatori più qualificati del settore informatico e, per questo motivo, dispone di tutte le autorizzazioni per accedere anche ai dati più delicati. Dal 2006 scopre alcune irregolarità nei circuiti finanziari della banca e cerca invano di avvisare le autorità svizzere, poi quelle di altri paesi, tra i quali la Francia. La sua vita viene stravolta il 22 dicembre 2008, quando viene accusato, in Svizzera, di aver piratato i dati informatici della Hsbc, violando così l’intoccabile segreto bancario del paese.

Fermato e ammanettato davanti alla moglie e alla figlia di 3 anni, Falciani ha capito che fra lui e le banche, sulle quali si fonda l’economia della confederazione, la giustizia svizzera ha fatto la propria scelta. Rilasciato, ha giusto il tempo di fuggire in Francia. Da quel momento la sua storia caotica si sviluppa come quella del protagonista di un romanzo di John Le Carré, disertore dell’Impero del male, con qualche concessione alla farsa: come quando si presenta, lo scorso aprile, davanti ai magistrati spagnoli camuffato con parrucca, barba finta e occhiali per non essere riconosciuto.

Falciani, in ogni caso, ha scelto il proprio destino. Affascinante, cordiale, sempre incline a una pacca sulla spalla, questo ragazzo del Midì si considera l’uomo che può aiutare i sistemi giudiziari europei a combattere la frode e a «capire come si organizza il nemico». «Ho la formula per ricostituire l’arma nucleare della dissuasione» proclama con sicurezza.

A queste persone che si espongono per denunciare i vizi dei sistemi dei quali hanno fatto parte (come negli Stati Uniti Bradley Manning, la talpa di Wikileaks, ed Edward Snowden, il protagonista del Datagate) è stato affibbiato un appellativo brutale: delatori. La loro immagine è spesso maltrattata e le loro motivazioni profonde vengono passate sotto silenzio. Qual è quella di Falciani? La giustizia svizzera lo accusa di avere voluto sfruttare queste informazioni esplosive presso banche libanesi, però non ha mai fornito le prove per suffragare queste affermazioni. Lui ha sempre smentito. Quando il cronista l’ha incontrato, all’uscita di un’udienza dinanzi al giudice Van Ruymbeke, sembrava sincero, convinto della giustezza della sua battaglia, anche se, in fin dei conti, non ha rivelato granché, né a proposito dell’identità degli evasori né dell’architettura di questo sistema fraudolento. Allo stesso modo non ha svelato quali minacce gli sono state rivolte.

Lui, che ha affermato di voler scambiare due parole con Bernard Cazeneuve e Manuel Valls, i ministri francesi del Bilancio e dell’Interno, veste i panni del giustiziere solitario. Ma l’essenziale, per i magistrati, è disporre di una documentazione eccezionale sull’evasione fiscale e la struttura finanziaria della grande criminalità.

Il 1° luglio 2012, quando lascia la Francia e si imbarca a Sète su un traghetto per Barcellona, Falciani sa di essere oggetto di un mandato di arresto internazionale emesso dalla Svizzera e di rischiare il carcere. «Alcuni miei informatori mi avevano avvertito che la mia vita era in pericolo» racconta. «Avevo scelto di fuggire in Spagna perché è un paese sicuro, che aveva utilizzato le mie informazioni in diversi dossier importanti». Incarcerato a Madrid, l’ex informatico si trova inizialmente nel meccanismo della «giurisdizione ordinaria»: ladri, terroristi, rapinatori di banche. «Un’avventura interessante» ironizza oggi. Sua moglie è andata a trovarlo una volta. «Non era il suo posto» taglia corto. «Ma sia lei sia la mia famiglia mi hanno sempre incoraggiato a tenere duro». Dopo sei mesi la giustizia spagnola si è ricordata che proprio grazie alle liste Falciani è riuscita a organizzare alcune delle più importanti retate fiscali della sua storia, come l’accertamento record (200 milioni di euro) al banchiere miliardario Emilio Botin.

Il giovane francese esce allora in libertà condizionata. Sotto stretta protezione, collabora con il pool anticorruzione spagnolo. «Ho scoperto l’efficacia di questo tipo di struttura, che raggruppa giustizia, polizia e autorità fiscali» riferisce. Poi collabora allo smantellamento della rete del tycoon cinese Gao Ping, sospettato di avere riciclato in Spagna centinaia di milioni di euro a favore della mafia cinese. Oggi Falciani sogna di trasferire in Francia quanto ha imparato presso il pool anticorruzione spagnolo. È altresì in contatto con le autorità di diversi paesi, fra cui gli Stati Uniti.

«Come Snowden» spiega «mi batto perché la mia competenza venga sfruttata. L’obiettivo non è la repressione, ma la dissuasione. Grazie alle informazioni di cui sono in possesso posso chiarire i meccanismi della grande frode internazionale, dire chi sono i veri responsabili, i beneficiari, gli intermediari e i procacciatori d’affari».

Il «delatore», che ha trovato un impiego nel sud della Francia, è già stato ascoltato cinque volte presso il pool finanziario di Parigi dal giudice Van Ruymbeke. «L’ho visto molto attento ed estremamente motivato» sostiene. «Stiamo per aprire il cofano di un macchinario incredibile che non si limita al dossier Hsbc».

Ritrovato il sorriso, come un attore che ha ottenuto la parte della sua vita, Falciani appare soddisfatto: «Il film» garantisce «è appena cominciato».
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