Evasione fiscale, le tre mosse dell’Unione europea

Scambio di informazioni, sceriffo europeo e patti bilaterali: è questa la ricetta di José Barroso

Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso (Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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La lettera d’intenti in tema di lotta all’evasione fiscale inviata qualche tempo fa all’Unione europea da Italia, Germania, Spagna, Francia e Gran Bretagna deve aver colpito nel segno. La conferma è arrivata oggi dalle parole di José Barroso. Il presidente della Commissione europea intervenendo sul tema ha sottolineato infatti innanzitutto che l’evasione fiscale rappresenta ormai un fenomeno che ha acquisito senza dubbio “rilevanza nel dibattito pubblico”. In questo periodo di risanamento di bilancio “gli Stati membri –ha spiegato Barroso - non stanno massimizzando il gettito fiscale di cui potrebbero disporre e l'equità si pone inequivocabilmente come tema sul tavolo”.

Insomma, c’è la crisi e se prima l’evasione poteva essere una questione fondamentale solo per qualcuno degi Stati membri, ora passa all’ordine del giorno per tutta l’Unione. In questo scenario diventa quindi quanto mai essenziale trovare un corretto coordinamento tra le politiche di repressione da mettere in atto. Era poi questo sostanzialmente il contenuto della lettera d’intenti che i cinque grandi d’Europa avevano deciso di inviare a Bruxelles. E tra i punti centrali di questa azione comune di contrasto, un ruolo dirimente lo dovrà giocare lo scambio di informazioni tra Stati, che anche per Barroso rappresenta una delle vie fondamentali da intraprendere per combattere l’evasione. Per questo, in occasione del prossimo vertice dei capi di Stato e di governo in programma il prossimo 22 maggio, la Commissione europea presenterà una proposta legislativa che nelle intenzioni di Barroso dovrà servire “ad ampliare l'ambito di applicazione dello scambio automatico ai sensi della direttiva sulla cooperazione amministrativa, assicurando così la copertura totale e coerente di tutte le pertinenti tipologie di reddito nell'insieme degli Stati membri”.

Insieme allo scambio di informazioni, tra gli obiettivi comunitari rimane anche l’idea di istituire il cosiddetto sceriffo fiscale europeo . Un’istituzione di controllo il cui compito dovrà essere quello di monitorare proprio gli scambi finanziari ed individuare eventuali paradisi fiscali verso cui vengono dirottate le risorse economiche sottratte al fisco. Infine, terzo tassello di una politica integrata di lotta all’evasione, sarà certamente l’incentivazione dei patti bilaterali che finora buoni risultati stanno dando su singole questioni. Esemplari in questo senso sono ad esempio gli accordi che alcuni Stati, tra cui ad esempio la Germania, hanno raggiunto con la Svizzera. Una strada su cui anche l’Italia vorrebbe incamminarsi anche se al momento ancora nulla di concreto è stato partorito.

Di certo l’impulso che da Bruxelles potrà venire verso queste forme di monitoraggio e di controllo dei flussi finanziari potrà essere determinante. Soprattutto ora che, come annunciato da Barroso, la lotta all’evasione fiscale è divenuto uno dei punti cardinali della futura azione comunitaria. E chissà che da questa nuova aria europea non possa trarre beneficio anche la nostra lotta interna all’elusione fiscale, da sempre uno dei nostri talloni d’Achille.

QUANTO VALE IN ITALIA L'EVASIONE FISCALE

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