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Taglio della Tasi, ecco perché non è un favore ai ricchi

Il ministero dell’Economia difende la misura annunciata da Renzi: solo il 3% degli interessati avrebbe un reddito superiore ai 75mila euro

Dopo settimane di polemiche in cui da più parti si è avanzata l’accusa secondo cui il taglio della Tasi sarebbe un favore ai ceti più ricchi, in difesa della misura annunciata dal premier Matteo Renzi arriva una presa di posizione decisa del ministero dell’Economia. I tecnici di Via Venti Settembre infatti hanno snocciolato e messo a disposizione dell’opinione pubblica una serie di dati per dimostrare che in realtà dell’abolizione della Tasi sulla prima casa si gioverebbero innanzitutto soggetti economicamente più svantaggiati. L’occasione è stata un’interrogazione del deputato di Sel Giovanni Paglia, secondo il quale invece il taglio della nuova imposta sulla casa avrebbe prodotto dei “dannosi effetti redistributivi”.

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Proprio in risposta a queste accuse, il ministero guidato da Pier Carlo Padoan, ha prodotto una serie di evidenze numeriche. Innanzitutto, e questo appare certamente il dato saliente, solo il 3% del gettito Tasi 2014 sull’abitazione principale riguarderebbe proprietari di immobili che dichiarano al fisco un reddito superiore ai 75mila euro. A ulteriore supporto di questo valore, ce ne sono poi altri dello stesso tenore. Ad esempio risulterebbe anche che ben il 47% dei contribuenti che ha pagato la Tasi per l’abitazione principale si concentra nella classe di reddito compresa tra i 10mila e i 28mila euro per un importo di 1,5 miliardi. In sostanza, si rileva dunque che circa il 42% del carico fiscale sulla prima casa, il cui gettito complessivo è pari a circa 3,5 miliardi, graverebbe sulla classe medio bassa dei proprietari immobiliari.

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Se a questa già consistente fascia si vanno poi a sommare anche i contribuenti che oggi dichiarano al fisco un reddito inferiore ai 10mila euro, verrebbe fuori che il taglio della Tasi sarebbe un evento auspicabile per il 74% dei contribuenti interessati dal prelievo sull’abitazione principale che nel 2014 ha versato il 66% del gettito complessivo. Dunque come a dire che quasi due terzi dei contribuenti interessati dalla misura annunciata da Renzi, apparterrebbe a classi economiche disagiate o comunque  medie. Niente a che vedere dunque con presunti favori fatti a cittadini ricchi.

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Una difesa d’ufficio dunque affidata ai numeri a cui ne segue una seconda di carattere più generale e che rispolvera argomenti di carattere macroeconomico. Nel contesto attuale infatti, sempre secondo il ministero dell’Economia, proprio considerando i ceti sociali che più si avvantaggerebbero dal taglio della Tasi, esso può configurarsi come una sorta di sostegno alla domanda interna. Un’operazione che potrebbe, come d’altronde auspicato dallo stesso Renzi, rilanciare con più forza i consumi e dare un vero impulso a quella ripresa tanto attesa. A questo punto c’è solo da attendere per vedere se effettivamente i fatti si incaricheranno di dimostrare questa tesi.

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