Economia

Spread, perché è aumentato soltanto in Italia (e ora scende)

Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha bacchettato a più riprese la maggioranza di governo per le inutili parole di troppo sul deficit

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Andrea Telara

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“Le famiglie e le imprese pagano tassi più alti di prima, per questo ho detto che le parole hanno fatto danni”. Così Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce), è tornato negli ultimi giorni  a bacchettare a distanza gli esponenti della maggioranza Lega-5Stelle che appoggiano il governo Conte. Per settimane e mesi interi, infatti, i leader della coalizione giallo-verde sono andati in tv o hanno conversato con i giornalisti dicendo che i vicoli di bilancio europei, quelli che ci impongono di tenere il deficit pubblico sotto il 3% del pil, possono anche essere ignorati o almeno allentati. Il che, come sa bene chi segue le cronache finanziarie, ha fatto crescere lo spread Btp/Bund, cioè il differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi. 

Impennata a sud delle Alpi 

Si è ripetuto cioè in copione già visto in passato. I mercati finanziari hanno iniziato a temere che l’Italia adottasse delle politiche poco rigorose in tema di finanze pubbliche e che stesse cercando lo scontro con l’Europa. Così i titoli di stato del nostro Paese hanno iniziato a essere percepiti sul mercato come più rischiosi di prima. I prezzi dei Buoni del Tesoro sono scesi facendo salire i rendimenti e dunque anche lo spread. Questa impennata, ha sottolineato Draghi, si è verificata solo in Italia. Mentre in altri paesi come la Spagna rimaneva più o meno stabile, a sud delle Alpi lo spread è tornato nei mesi scorsi sopra i 300 punti (3%), un livello che non si vedeva da almeno 4 anni. 

Negli ultimi giorni, però, il differenziale d’interesse è sceso progressivamente, fino a riportarsi ampiamente al di sotto dei 240 punti base (2,4%). La flessione, guarda a caso, è avvenuta non appena il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e diversi esponenti della maggioranza, compresi i leader dei due partiti Salvini e Di Maio, hanno iniziato a dare rassicurazioni sul fatto che il nostro Paese non avrebbe sforato il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e pil, tranquillizzando così i mercati. Nel frattempo, come ha ricordato il presidente della Bce nelle sue esternazioni, la risalita dello spread non è stata però del tutto indolore. Ha avuto infatti ripercussioni sul settore del credito, facendo salire i tassi d’interesse sui prestiti al consumo. Sui mutui, invece, gli effetti non ci sono stati soltanto perché, a detta di Draghi, il mercato dei finanziamenti immobiliari si adegua un po’ più in ritardo alle situazioni congiunturali. 

Parole in libertà

L’impennata dello spread insomma, non è mai una buona notizia per i bilanci delle famiglie. Che bisogno c’era, dunque, di provocarla con dichiarazioni sul deficit che poi sono state smentite dai fatti? E’ proprio questo l’interrogativo che Draghi ha posto alla maggioranza Lega- 5Stelle, con la sua tirata d’orecchie a distanza. Giusto in questi giorni, un report della grande casa di gestione del risparmio Amundi ha ricordato quale relazione c’è tra il livello dello spread e le aspettative sul deficit italiano degli operatori di mercato. 

Se il disavanzo pubblico italiano si manterrà sotto il 2% del pil , anche il differenziale d’interesse tra Btp e Bund scenderà probabilmente al di sotto dei due punti percentuali. Viceversa, se il deficit andasse sopra il tetto del 3%, pure lo spread salirebbe ampiamente sopra i 3 punti, facendo crescere anche il costo del nostro debito. Quando si parla di conti pubblici, insomma, meglio non scherzare, neppure con le parole. Meglio non dire cose a vanvera e parlare soltanto con i fatti. 

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