Carlo_Cottarelli
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Economia

Spread: quanto ci costa il rialzo del 2018

Secondo le stime dell’Osservatorio sui conti pubblici guidato da Carlo Cottarelli l’aggravio sarà di circa 6 miliardi di euro

Il tanto famigerato spread ha ripreso purtroppo a salire, e in Italia puntuale è scattato l’allarme sulla tenuta dei nostri conti pubblici. Un timore contro il quale sembra siano valse a poco le rassicurazioni del ministro dell’Economia Giovanni Tria, che anche dalla Cina, dove si trova in missione in questi giorni, ha tenuto a precisare che i conti del nostro Paese sono in ordine e che lo spread è destinato presto a scendere.

E invece il differenziale tra Bund tedeschi e Btp italiani, come detto, è in vertiginosa crescita, e ieri ha toccato il vertice di 285 punti. Un valore di poco inferiore al massimo di questi ultimi tempi, toccato lo scorso 29 maggio quando raggiunse quota 303 punti. Una progressione pericolosa e preoccupante, se si pensa che solo il 14 aprile di questo stesso anno eravamo ancora a 114 punti.

E c’è già qualcuno, tra gli osservatori più attenti, che comincia a fare i conti su quanto potrebbe costarci, come Sistema Paese, questa nuova recrudescenza dello spread.

Un conto molto salato

È il caso di Carlo Cottarelli, l’ex commissario alla spending review, attuale direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici. Proprio quest’ultimo infatti ha elaborato delle stime quanto mai preoccupanti sugli effetti del nuovo aumento dello spread.

Secondo questi calcoli, solo quest’anno il costo per i conti pubblici dell’aumento dello spread appunto sarà di 898 milioni di euro. A questi poi, vanno aggiunti i 5,1 miliardi che si stima invece peseranno in aggiunta, sempre sul bilancio dello Stato, nel 2019. Il tutto per un conto complessivo di circa 6 miliardi di euro, ovvero una mezza manovra economica.

E pensare che lo stesso Osservatorio, solo qualche tempo fa, ovvero lo scorso 14 giugno, aveva stimato i costi aggiuntivi per l’aumento dello spread in 4,5 miliardi. Questo significa che in circa due mesi e mezzo, la corsa dello spread ha fatto lievitare le stime di aggravio dei nostri conti di circa 1,5 miliardi di euro.

Btp a caro prezzo

E una conferma del trend minaccioso che sta assumendo il costo del nostro debito pubblico, è arrivata dall’ultima asta dei nostri Btp. È vero infatti che è stata un successo, con il nostro Tesoro che è riuscito a piazzare sul mercato tutti i titoli disponibili, ma con costi decisamente preoccupanti.

Il tasso di interesse dei 2,25 miliardi di Btp a dieci anni contrattati infatti, è schizzato a quota 3,25%, un valore che non si registrava dall’ormai lontano 2014. E un discorso pressoché analogo si può fare per i 3,75 miliardi di Btp a 5 anni immessi sul mercato, che sono stati acquistati ad un tasso di interesse del 2,44%, anch’esso in netto rialzo rispetto all’1,8% registrato solo un mese fa.

Dunque la situazione finanziaria del nostro Paese sembra volgere a tempesta, e una conferma, nelle prossime settimane, potrebbe arrivare anche dalle agenzie di rating internazionale, che potrebbero declassare ulteriormente il nostro debito pubblico. Insomma, il governo è avvisato.

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