Spesa pubblica, ecco i tagli a cui pensa Saccomanni

Nel mirino del ministro pensioni e stipendi d’oro, trasporto locale, municipalizzate e sanità

Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni (Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Rinviato l’incasso di alcune tasse (leggi Imu e Iva), e messi in stand by acquisti onerosi (leggi caccia F35), al governo resta ora il difficilissimo compito di trovare risorse. O meglio, di evitare che se ne consumino più di quelle che i conti disastrati del nostro settore pubblico possono mettere attualmente a disposizione. Inevitabile allora che si torni a parlare, come d’altronde accade per ogni nuovo governo, di tagli alla spesa pubblica, o di spending review come si è cominciato a chiamarla in questi ultimi tempi. E’ questo il grande problema intorno al quale si stanno arrovellando da tempo ormai presidenti del Consiglio e ministri dell’Economia. La realtà è che i costi della nostra macchina statale stanno diventando sempre più uno scoglio contro cui si vanno ad infrangere le intenzioni migliori.

E chissà se nella categoria degli annunci vani, non finiscano anche i progetti del nuovo ministro dell’Economia, quel Fabrizio Saccomanni, che proprio in queste ore sta provando anch’egli a mettere le mani proprio sull’enorme bubbone della nostra spesa pubblica. Un pozzo senza fondo stimato in circa 800 miliardi di euro all’anno, in cui finisce di tutto e di più, con buona pace di chi vorrebbe razionalizzare almeno alcune voci di uscita.

SPESA PUBBLICA DA TAGLIARE, ECCO PERCHE'

Tra questi ovviamente, come detto, figura a pieno titolo proprio il minsitro Saccomanni, le cui intenzioni, va detto subito, appaiono alquanto ambiziose. Il responsabile di Via XX Settembre ha parlato infatti di qualcosa come 200 miliardi di spesa che sarebbero tecnicamente aggredibili. Detto in soldoni è questa la cifra che si potrebbe risparmiare. Ma in che modo? Al momento ovviamente i programmi restano ancora molto sul vago, ma di sicuro appare chiaro fin d’ora quali potrebbero essere i capitoli di spesa che il ministro Saccomanni avrebbe messo apertamente nel suo mirino.

Ci sarebbe innanzitutto l’intenzione di bloccare la rivalutazione delle pensioni e degli stipendi pubblici più alti. Un provvedimento di cui si fa un gran parlare da tempo, e che da molti è considerato una sorta di inevitabile interevento perequativo in un momento in cui la crisi mette in ginocchio milioni di famiglie. In questo contesto infatti non sembra più tollerabile che la nostra previdenza, che pure faticosamente cerca di far quadrare i propri conti, possa e debba sopportare esborsi mensili di decine di migliaia di euro per singoli pensionati d’oro. Un discorso che in parte viene applicato anche agli stipendi dei grandi manager di Stato, per i quali allo stesso modo si invoca un limite che in alcuni casi potrebbe essere definito di assoluta decenza. Ovvio però che sulla strada di un possibile interevento su questo fronte, così come per gli altri che andremo ad elencare, Saccomanni dovrà fare i conti con resistenze provenienti da piccole o grandi lobby sempre molto agguerrite.

TUTTI GLI IMPEGNI DEL GOVERNO LETTA

E in questa categoria di oppositori figurano certamente molti amministratori pubblici. Proprio le spese sostenute dagli enti locali, rappresentano infatti il secondo e decisamente più corposo capitolo di spesa pubblica su cui Saccomanni vorrebbe mettere le mani. Stiamo parlando soprattutto dell’intreccio perverso rappresentato dai costi del trasporto pubblico, delle municipalizzate, della gestione dei rifiuti, e di quant’altro, che per molte amministrazioni provinciali, Regionali e comunali, sono il classico colabrodo che genera sprechi a volte incalcolabili.

Ultimo e più dolente capitolo, soprattutto per i riflessi sociali che esso potrebbe causare, è quello rappresentato dai servizi sanitari. Su questo fronte tra l’altro si è già aperta una trattativa tra il ministro Saccomanni e quello della Sanità Beatrice Lorenzin. Quest’ultima infatti è riuscita per ora ad evitare che si procedesse con i cosiddetti tagli lineari, che rappresentano interventi indiscriminati che spesso hanno conseguenze nefaste. L’impegno però è quello di mettere un freno ad una spesa valutata in circa 110 miliardi di euro all’anno, attraverso interventi mirati su ticket sanitari e ospedali, che possa generare risparmi almeno per 10 miliardi. Saccomnanni attende di conoscere quali saranno gli sforzi effettivi che le Asl saranno disposte a fare, prima di prendere le sue decisioni in materia.

SANITA', I RISPARMI A CUI PENSA IL MINISTRO LORENZIN

Di certo, come facile immaginare, si tratta di un impegno tra i più gravosi, ma ormai, rivedere i criteri della nostra spesa pubblica è diventata una necessità non più procrastinabile.

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