Sindacati nel mirino della spending review

Prima i tagli ai rimborsi per i Caf, ora il giro di vite su permessi e distacchi: Cgil,Cisl e Uil dovranno stringere la cinghia

I segretari generali di Cisl, Uil e Cgil: Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Susanna Camusso – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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In tempi di spending review probabilmente nessuno può immaginare di rimanere immune dalle conseguenze dei tagli alla spesa pubblica, una circostanza di cui stanno cominciando a farsene una ragione anche i sindacati italiani. Negli ultimi tempi infatti proprio Cgil, Cisl e Uil sono stati oggetto di provvedimenti che hanno contribuito o contribuiranno a diminuire le risorse e i contributi che, nelle modalità più diverse, i tre sindacati ricevono dallo Stato. Un primo intervento significativo, tra i primi ad essere messo nell’agenda di spending review non appena si cominciò a parlare di tagli alla macchina pubblica, è quello riguardante i contributi che annualmente l’amministrazione fiscale versa ai patronati per l’espletamento delle pratiche tributarie.

LA SPENDING REVIEW DI COTTARELLI

Dichiarazioni dei redditi soprattutto, soprattutto 730, sui quali i sindacati operano in un regime di quasi monopolio con i propri Caf. Certo, non c’è dubbio che svolgano un’attività di forte rilevanza sociale, ma è anche vero che i proventi raccolti per questa strada sono molto significativi. Vale la pena infatti ricordare che in Italia esistono più di 80 soggetti riconosciuti dall’Agenzia delle Entrate quali Centri di assistenza fiscale e che ogni anno questi Caf lavorano circa 17 milioni di dichiarazioni dei redditi, in gran parte modelli 730. Di questi circa 3,2 milioni passano dai Caf Cgil, 2,8 milioni da quelli della Cisl e 1,1 milioni da quelli della Uil, cioè poco meno della metà del totale. Ebbene, per ciascuna di queste dichiarazioni già compilate dal contribuente e semplicemente trasmesse dai Caf allo Stato, quest’ultimo paga al Caf stesso una tariffa di 14 euro. Somma che diventa di 26 euro se la dichiarazione è congiunta, ossia riguarda marito e moglie.

I TAGLI ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La spending review aveva previsto in origine di far scendere questi contributi rispettivamente a 13 e 24 euro, poi però si è optato per un altro tipo di soluzione, che prevede un taglio del 20% dei compensi per i Caf derivanti dalle dichiarazioni fatte per conto dell’Inps. Si tratta, in maniera molto sintetica, di dichiarazioni che riguardano l’Isee, di altre che verificano le posizioni di pensionati con assegno particolarmente basso e di altre ancora riguardanti questioni di invalidità civile. Per tutte queste attività, le tre sigle sindacali ricevono contributi che vanno dai circa 25 milioni della Cgil passando per i 15-18 della Cisl fino ai circa 8-10 milioni della Uil. Si tratta dunque di un taglio sostanzioso. Ma le cattive notizie per i sindacati in tema di spending review non finiscono qui.

SPENDING REVIEW: PERCHE' E' INEVITABILE

Proprio in questi giorni il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia ha dato il via libera ad una circolare che riduce del 50% il totale di permessi e distacchi concessi finora dagli uffici pubblici ad attivisti sindacali. Un vero e proprio giro di vite che secondo le prime stime dovrebbe portare ad un risparmio di circa 115 milioni di euro. Una decisione che ovviamente non è stata certo accolta con favore dalle tre grandi sigle sindacali che si sono affrettate a commentare negativamente l’iniziativa. Come detto però, in tempi di spending review nessuno può considerarsi estraneo alle dinamiche dei tagli, tantomeno quegli stessi sindacati, che da anni a loro volta reclamano con forza interventi di razionalizzazione della spesa pubblica. Vedremo come Cgil, Cisl e Uil reagiranno a queste misure e quanto saranno disposti invece a fare la propria parte in questo difficile cammino di riequilibrio dei conti pubblici.

TAGLI ALLA SPESA, L'ESEMPIO CHE ARRIVA DALL'ESTERO

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