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Benzina, ecco come funzionava la truffa (presunta) sui prezzi

Secondo gli inquirenti alla base ci sarebbero speculazioni di tipo finanziario

(Credits: Imagoeconomica)

Questa volta a mettere nel proprio mirino i livelli troppo elevati dei prezzi di benzina e gasolio non sono le solite associazioni dei consumatori o qualche automobilista inviperito dai costi del pieno. A intervenire con pesantezza sulla questione sono infatti la Procura di Varese e la locale Guardia di Finanza che hanno deciso di aprire un’inchiesta a carico di una serie di compagnie petrolifere con l’accusa di aver tenuto artificiosamente alti i prezzi dei carburanti. A finire sotto indagine sono sette tra le compagnie più grandi attive nel nostro Paese, ossia Shell, Tamoil, Eni, Esso, TotalErg, Q8 e Api. Il capo d’imputazione però non è quello classico riguardante eventuali accordi o cartelli finalizzati a falsare la corretta concorrenza tra le varie pompe. Il gioco infatti sarebbe stato molto più sofisticato, e avrebbe avuto una natura prettamente finanziaria. Le accuse infatti parlano di ribasso fraudolento dei prezzi sul mercato, manovre speculative su merci e truffa.

Il meccanismo utilizzato infatti per tenere alti i prezzi dei carburanti, si baserebbe, tra le altre cose, su attività realizzate attraverso alcuni fondi di investimento e gli Etf, derivati legati al prezzo del petrolio. Agendo su questi due strumenti finanziari, le compagnie petrolifere avrebbero messo in atto attività speculative che avrebbero contribuito a tenere alto il prezzo del greggio e quindi di conseguenza di benzina e gasolio. Ma le indagini di magistratura e Fiamma Gialle ovviamente non si sono fermate qui. Tra le altre cose sono stati messi a confronto i prezzi medi dei carburanti in Italia rispetto ad altri Paesi dell’Unione europea , verificando un costante scostamento verso l’alto, sempre a danno degli automobilisti italiani ovviamente. Nel corso dell’inchiesta, durata circa un anno, sono poi state consultate con attenzione anche tutte le relazioni che sul tema riguardante il costo dei carburanti sono state elaborate tanto dal ministero dello Sviluppo economico quanto, cosa ancora più rimarchevole, dall’Autorità garante per il mercato e la concorrenza, la cosiddetta Antitrust.

BENZINA, SPECULAZIONE SEMPRE IN AGGUATO

In chiusura della fase di indagine dunque, la magistratura di Varese ha ritenuto dunque che ci fossero tutti gli elementi sufficienti per mettere sotto inchiesta le compagnie petrolifere sopra citate. Queste ultime dovranno trovare dunque spiegazioni più che valide e alternative a quelle verificate finora dalla magistratura varesina, per giustificare i continui rialzi di prezzo, che agli occhi degli inquirenti costituirebbero, allo stato dell’arte, una vera e propria truffa ai danni degli automobilisti. Per il momento l’unica reazione dal campo delle compagnie è quella dell’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni che ha liquidato la vicenda sostenendo che non è la prima volta che partono indagini di questo tipo e che per parte sua “non c’è nessun inganno”. Le ragioni dei prezzi alti andrebbero infatti ricercati, come si sostiene ormai da tempo, in una rete distributiva troppo capillare che impone alle singole pompe margini di guadagno più alti.

CARBURANTI, SE IL PIENO DIVENTA UN LUSSO

Una spiegazione che però non ha mai convinto i consumatori, e in particolare i responsabili del Codacons, che oggi festeggiano, visto che proprio da un loro esposto è nata l’inchiesta di Varese. Tra l’altro lo stesso Codacons va oltre e ha lanciato da oggi una class action per  chiedere alle compagnie petrolifere un risarcimento per le speculazioni sui prezzi dei carburanti. Chissà che però forse non sia ancora troppo presto per cantare vittoria. Staremo a vedere.

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