Perché è così difficile risolvere il problema della disuguaglianza

Per il MIT un sistema di istruzione più inclusivo potrebbe creare più opportunità per le classi più svantaggiate

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Cerimonia di laurea in un Ateneo inglese – Credits: Dan Kitwood/Getty Images

Claudia Astarita

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Peter Temin, economista del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT), ritiene che per risolvere il problema della disuguaglianza dei redditi avremmo bisogno di almeno vent'anni. Non solo: per ottenere i risultati sperati dovremmo poter contare su un livello di crescita medio-elevato e costate e, dettaglio ancora più importante, non dover affrontare nessun tipo di crisi o emergenza, anche nel brevissimo periodo.

Il punto di vista di Temin può essere riassunto come segue: sono decenni ormai che il livello di disuguaglianza continua a crescere, e tutto questo ha trasformato gli Stati Uniti in un paese in cui esistono solo due classi sociali: quella dei ricchi, che controlla la maggior parte delle risorse (politiche, tecnologiche ed economiche), e quella di una classe media impoverita il cui benessere è fortemente influenzato dai capricci, dai desideri e dalle politiche implementate dai più benestanti.

Le origini della scarsa mobilità del sistema americano

Secondo Temin, in questa "economia duale" sono identificabili due tipologie di lavoratori: quelli altamente qualificati, sia per l'istruzione ricevuta sia per la facilità con cui hanno accesso alle nuove tecnologie, che lavorano nel mondo della finanza, della tecnologia e dell'elettronica (Fattore FTE) e percepiscono salari medio-alti, e quelli meno qualificati. Ebbene, secondo Temin, nella prima categoria rientra il 20 per cento della forza lavoro statunitense, nella seconda il restante 80.

L'analisi di Temin arriva alla conclusione che, purtroppo, l'aumento della disuguaglianza ha portato con se un aumento dell'immobilità all'interno delle singole categorie. Quindi non solo chi fa parte della seconda fatica a saltare nella prima, ma anche all'interno delle singole fasce la mobilità è scarsa, se non inesistente o, in molti casi, addirittura negativa, visto che sembra più facile fare passi indietro nella scala sociale che avanti.

Le potenzialità di un sistema di istruzione inclusivo

Secondo Temin c'è un solo modo per invertire questo trend: puntare di più sull'istruzione. Attenzione però, per ottenere risultati utili, oltre al fattore tempo, in virtù della necessità di aspettare che venga completato un intero ciclo di studi prima di valutare l'impatto dello stesso in termini di opportunità di lavoro e reddito, bisogna puntare sul fattore qualità, facnedo sì che il sistema di istruzione diventi accessibile in maniera il più possibile egualitaria. Questo non vuol dire cancellare le scuole private e di élite, perché questo non è possibile, ma significa potenziare il sistema pubblico al punto da renderlo competitivo su scala nazionale.

I limiti della visione di Temin

Come sottolinea anche The Atlantic, quello proposto da Temin è un percorso molto difficile da mettere in pratica. Inoltre, la visione dello studioso del MIT sembra poco praticabile anche da un altro punto di vista: i poverissimi, attualmente emarginati, non sono nemmeno presi in considerazione da questo studio. O meglio, sono inseriti al gradino più basso della seconda categoria. Una rappresentazione, questa, che sembra un po' troppo lontana dalla realtà, visto che chi vive con una manciata di dollari al giorno fatica ad essere classificato come "classe media", e per i giovanissimi che rientrano in questa categoria, purtroppo, un buon livello di istruzione non basta a garantire opportunità migliori.


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