Stipendi e arretrati pagati con i Bot? Si può ma occhio al debito pubblico

Si tratterebbe solo di una dilazione che di fronte ai pesanti tagli imposti dalla crisi, potrebbe risultare, per chi incassa, un sacrificio accettabile

Titoli di Stato (Credits: Imagoeconomica)

Giuseppe Cordasco

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Prima era stato Pierluigi Bersani, in campagna elettorale, a lanciare la proposta di finanziare i pagamenti arretrati della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese private emettendo dei titoli di Stato. Poi è stata la volta del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che ieri, dal forum Confcommercio-Ambrosetti di Cernobbio, ha sostenuto che per far fronte ai super-stipendi dei manager pubblici e alle pensioni d’oro, si potrebbe introdurre una forma di pagamento che prevede la dazione di una parte del dovuto in Bot. Insomma, ancora una volta l’idea che utilizzare titoli di Stato per effettuare pagamenti possa essere una delle vie d’uscita dall’impasse in cui il Paese si trova su vari fronti.

“Il problema – ci spiega Carlo Scarpa, economista dell’Università di Parma – è che si trasforma un pagamento certo, in un valore che nel tempo potrebbe non essere più tale, visto che un Bot all’atto del suo riscatto potrà avere rendite diverse a seconda delle oscillazioni dei tassi di interesse”. Chiaro dunque che un primo elemento da tener presente è la dilazione, su tempi certamente medio-brevi, che ci sarebbe con l’utilizzo di titoli di Stato. Un fattore che gioca un ruolo ancora più rilevante se si considera la possibile necessità di liquidità del soggetto che riceve il pagamento. “Se chi deve ottenere una certa somma dallo Stato – dice Scarpa – dovesse averne bisogno con una certa urgenza, è chiaro che l’opzione del titolo potrebbe non funzionare. Anche se di fronte alla scelta tra il nulla attuale e il ricevere qualcosa di certo, seppur a scadenza, credo che molti, soprattutto piccole imprese, non avrebbero dubbi nell’accettare”.

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Un problema comunque non da poco, che fa il paio con quello dell’aggravio del debito pubblico su cui ovviamente andrebbe a pesare l’emissione di questi nuovi titoli. Non a caso chi generalmente propone soluzioni di questo tipo, appartiene alla scuola di pensiero che ritiene che in questa fase di drammatica crisi economica, aumentare di una certa frazione il debito pubblico per finanziare investimenti, o nel caso specifico pagamenti, non sarebbe un delitto, anzi tutt’altro. “Certo – commenta Scarpa – non bisogna fare il gioco delle tre carte, cercando da una parte di risolvere un problema aggravandone invece un altro. Una soluzione potrebbe essere quella di prevedere pagamenti in titoli a fronte di risparmi della stessa entità su altre voci della spesa pubblica”.

Resta il problema di chi questi soldi li deve ricevere e si troverebbe a dover fare in conti con dilazioni che non aveva certo messo in conto. Il riferimento è in particolare a percettori di super stipendi e pensioni d’oro, che comunque è evidente conducano stili di vita che prevedono entrate di una certa entità e che improvvisamente verrebbero a ridursi anche drasticamente. “Questo però – fa notare Scarpa – potrebbe essere in fondo il problema minore. Mi permetto di ricordare infatti che solo qualche mese fa è stato deciso per legge il taglio di una serie di stipendi pubblici. In Grecia, non per fare paralleli forse inopportuni, tutti gli stipendi hanno subito una decurtazione anche del trenta per cento. In questo caso dunque, la semplice dilazione del pagamento, potrebbe risultare tutto sommato un sacrificio più che sopportabile. Il tutto – conclude neanche tanto ironicamente Scarpa – considerando che non siamo in una vera e propria economia di guerra, ma forse poco ci manca”.

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