Bot e Btp e i rating: che fare dopo l'ultima bocciatura dell'Italia

Dopo il dowgrade di S&P's, i rendimenti dei Bot a 12 mesi hanno sfondato il tetto dell'1%. Ecco cosa consigliano gli esperti a chi ha i titoli di stato nel portafoglio

(credits:Carlo Carino/Imagoeconomica)

Andrea Telara

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Sale la domanda, ma crescono anche i rendimenti. Si è conclusa così, questa mattina, l'asta dei Buoni Ordinari del Tesoro (Bot), emessi per un valore complessivo di oltre 9 miliardi di euro. La richiesta di titoli ha superato di 1,56 volte l'offerta (contro il tasso di 1,49 della precedente asta) mentre gli interessi lordi offerti dai Bot a12 mesi hanno toccato l'1,072%, contro lo 0,96% circa dell'ultimo collocamento. Segno evidente che adesso gli investitori considerano i bond governativi italiani, anche quelli di breve scadenza, leggermente più rischiosi rispetto a qualche settimana fa, soprattutto dopo la bocciatura inflitta al nostro paese dall'agenzia di rating Standard&Poor's (S&P).

IL DOWNGRADE DELL'ITALIA

CHI CONTROLLA LE AGENZIE DI RATING

Molti analisti e gestori, come quelli della casa di investimenti britannica Ig, invitano però a non sopravvalutare gli effetti del recente pronunciamento di S&P. Nella giornata di oggi, infatti, i mercati obbligazionari non hanno subito particolari scossoni, mentre la domanda di Bot è rimasta comunque su livelli molto elevati. Tuttavia, va riconosciuto che la prospettiva per il mercato dei titoli governativi italiani presenta adesso qualche incognita in più rispetto alle scorse settimane, soprattutto per i Btp (Buoni del Tesoro Poliennali) , cioè le emissioni di scadenza più lunga.

LE ASTE DEL TESORO

Negli ultimi giorni, lo spread Btp/Bund (cioè il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e tedeschi con scadenza a 10 anni), si è avvicinato progressivamente alla soglia dei 290 punti base (2,9%), dopo aver viaggiato a lungo attorno ai 280 punti. Per questo, già agli inizi di luglio, gli esperti della società di consulenza finanziaria Jc&Associati consigliavano di muoversi con prudenza, soprattutto agli investitori che sono molto esposti nei confronti del debito italiano. Il suggerimento degli esperti di Jc è di ridurre la duration del portafoglio, cioè di posizionarsi preferibilmente sui bond con scadenze non troppo lunghe. In particolare, secondo gli esperti della società di consulenza, si potrebbe aprire una nuova fase negativa per i titoli italiani, qualora i prezzi del Btp decennale dovessero calare ulteriormente, sfondando la soglia del 5% di rendimento. In questo caso, non è da escludere un'ulteriore discesa del prezzi e una crescita dei rendimenti fino al 5,1-5,3% o addirittura fino al 5,7%.

Chi decide di posizionarsi su titoli di durata più breve, come consigliano gli analisti di Jc&Associati, deve però accontentarsi oggi di un interesse abbastanza modesto: i Btp che verranno rimborsati nel 2018, per esempio, offrono poco più del 3% lordo, corrispondente al 2,5-2,8% al netto delle tasse. Non tutti gli esperti delle case d'investimento, però, sono concordi nel consigliare un accorciamento delle scadenze. Gli analisti di Hsbc, per esempio, suggeriscono di acquistare i Btp che verranno rimborsati nel maggio 2023 e di vendere quelli con scadenza nel giugno 2018. Ai prezzi attuali, infatti, il team di ricerca di Hsbc ritiene che i titoli decennali abbiano un miglior profilo di rischio e rendimento rispetto ai quinquennali, almeno nel breve termine. Tuttavia, sempre secondo gli esperti di Hsbc, occorre comunque essere cauti con le obbligazioni dei paesi periferici, come l'Italia o la Spagna. Fino alle prossime elezioni tedesche di fine settembre, infatti, dominerà l'incertezza ed è altamente improbabile che in Europa vengano presi provvedimenti importanti nelle politiche economiche e monetarie.

COME SONO CAMBIATE LE TASSE SUI PRODOTTI FINANZIARI

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