Economia

Risparmiatori truffati dalle banche: ecco come accedere ai rimborsi

Il governo ha messo a disposizione 1,5 miliardi, ma per sbloccarli manca la firma dei decreti attuativi

Barbara Massaro

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I decreti attuativi vanno firmati. Non c'è più tempo da perdere: i risparmiatori truffati hanno diritto allo sblocco dei rimborsi.

E' stato perentorio il Ministro dell'Interno Matteo Salvini nel sollecitare il collega Giovanni Tria, responsabile del dicastero dell'economia a mettere la sua sigla in calce ai preziosi decreti. "O li firma entro questa settimana, e lo dico nel modo più costruttivo possibile, oppure li andiamo a scrivere noi. Ero a Treviso e c'è tanta gente che si arrabbia e che ha fame e che ha fretta, quindi non credo si possa aspettare mezz'ora di più".

Cosa dice la legge

Sì, perché senza la firma del Ministro ai decreti le disposizioni legislative introdotte nella manovra economica 2019 in materia di rimborsi agli investitori truffati dalle banche sono nulli.

Nella legge di bilancio 2019 è stato introdotto il principio secondo cui i titolari di azioni e di obbligazioni subordinate degli istituti di credito coinvolti dal cosiddetto decreto salvabanche del passato esecutivo (Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, più qualche piccola Bcc) possono accedere ai risarcimenti. A disposizione sono stati messi 1,5 miliardi di euro di fondi dormienti spalmati in un triennio con uno stanziamento di 525 milioni di euro l'anno.

I piccoli azionisti potenzialmente interessati al rimborso sono circa 300.000 (che potrebbero scendere a 200.000 scremando le domande inoltrate senza averne i requisiti).

Titolari di azioni e obbligazioni subordinate delle banche saltate possono chiedere il rimborso per ragioni di "urgenza sociale". A decidere chi ne ha davvero diritto sarà una commissione di 9 esperti istituita presso il Ministero dell'Economia.

Chi ha diritto all'indennizzo

La bozza prevede che gli azionisti ricevano un indennizzo del 30% del capitale investito, mentre gli obbligazionisti subordinati del 95% per investimenti che non superino i 100.000 euro.

Altra prerogativa per avere diritto al rimborso è che l'Isee attuale sia inferiore ai 35.000 euro l'anno e si possa dimostrare che è avvenuto un misselling ovvero una vendita massiccia di prodotti finanziari a clienti inconsapevoli. La data di inizio per il misselling bancario potrebbe essere stabilita intorno al 2012, quando è iniziata la vera crisi degli istituti bancari che, per chiudere i buchi dei loro conti, hanno venduto prodotti d'investimento senza guardare in faccia a nessuno. Coloro che, quindi, hanno comprato prima di quella data potrebbero vedersi respinta la domanda.

Il rimborso, infatti, viene concesso o alle persone fisiche che hanno inconsapevolmente investito senza essere consci dei rischi che si sarebbero corsi da lì a poco o a onlus e microimprese fino a 10 dipendenti e 2 milioni di fatturato. Gli investitori professionali ne sono esclusi in quanto avevano gli strumenti cognitivi per sapere cosa sarebbe potuto succedere da lì a poco.

A cosa servono i paletti

Questi paletti servono, da un lato per tutelare i piccoli investitori che davvero con il salvabanche hanno perso tutto e dall'altra per aggirare il divieto europeo di concedere aiuti di Stato alle banche.

L'Ue, infatti, storce il naso all'ipotesi dei rimborsi a pioggia agli investitori delle banche in crisi (sarebbero aiuti di Stato vietati in nome dei bail-in) e preferirebbe ci fosse un accertamento caso per caso dell'avvenuta truffa ai danni del singolo risparmiatore. Se, però, fosse possibile dimostrare che è avvenuta una violazione massiva delle norme a tutela del risparmio tutto sarebbe più semplice.

Perché servono i decreti attuativi 

Il problema è che la legge prevede che le modalità di accesso ai rimborsi, le date, i modi e i tempi della richiesta e anche i criteri di selezione dei commissari che poi stabiliscono se concedere il rimborso o meno vengano precisati da due decreti attuativi senza i quali l'intero impianto normativo non può prendere vita.

Da due mesi e mezzo la bozza di questi due decreti soggiorna sul tavolo del Ministro Tria che non la firma perché i cani da guardia dell'UE non sono convinti che non si tratti di aiuti di Stato a pioggia.

Dopo la sentenza del Tribunale UE che, però, ha ribaltato la decisione della Commissione europea l'affare Tercas sottolineando che l'Italia avrebbe potuto usare il capitale del Fondo interbancario (il Ftdi) per provvedere al salvataggio dell'istituto di credito di Teramo, secondo il Governo non ha più senso indugiare ancora sulla firma dei decreti attuativi.

A mettere i bastoni tra le ruote all'Italia è, in questo momento, il commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager che non si dice ancora convinta della legittimità dell'operazione.

La reazione dell'esecutivo

Intanto, però, i piccoli risparmiatori aspettano di rientrare dei capitali perduti per colpa la bulimia dibanche troppo impegnate a mettere toppe sui propri buchi che a tutelare gli interessi dei risparmiatori.

Anche il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, via Facebook, si è detto esasperato della situazione e ha tuonato: "Qui non basta che il Mef firmi subito il decreto per rimborsare i risparmiatori truffati dalle banche. Qui bisogna anche fare chiarezza su come quelle povere famiglie sono state truffate. Il rimborso deve arrivare subito, questo non va messo nemmeno in discussione. Lo dico forte e chiaro: su questo punto non accetteremo compromessi. Invito il Mef a firmare subito il decreto e su tutto il resto mettiamoci al lavoro. Con responsabilità e senso dello Stato, mettendo da parte le parole. E arrivando ai fatti".

Secondo Matteo Salvini è assurdo indugiare ancora: "Non possiamo sempre aspettare le letterine dall’Europa" ha concluso il vicepremier che ha dato l'ultimatum a Tria. Entro questa settimana i decreti attuativi devono essere firmati.

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