Economia

Project bond, la possibile soluzione per l’economia italiana

Come utilizzare i finanziamenti alle infrastrutture per sostenere il Paese

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Fabrizio Goria

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Rivitalizzare il tessuto connettivo dell’economia italiana tramite le piccole e medie imprese. Questa è la priorità, secondo i policymaker presenti alla Euromoney Italy Conference. Sostenere le Pmi per aiutare l’intero Paese è fondamentale, ma le difficoltà non sono poche. La liquidità non manca, ricorda UniCredit. Ciò che manca sono progetti interessanti, funzionali e capaci di guardare al futuro. Per questo, bisogna cambiare la mentalità degli imprenditori e dei politici, tuona il presidente di Banca Sella e Assonime, Maurizio Sella. 

Il 95% delle imprese italiane sono Pmi Moody’s

Il potenziale è molto. Dato che, secondo i dati di Moody’s, il 95% delle imprese italiane ha una caratura medio-piccola. Di conseguenza, se si vuole riattivare l’economia e invertire la rotta che sta portando a un nuovo anno di recessione, bisogna puntare sul finanziamento alle Pmi. “Ci sono molti vincoli, come la certezza del diritto, ma il lavoro che stiamo svolgendo indica che siamo sulla strada giusta. Il mercato dei capitali non si è sviluppato come negli altri Paesi, però il clima sta cambiando. C’è una crescita dell’interesse da parte degli investitori istituzionali”, spiega Stefano Firpo, capo di gabinetto del ministero per lo Sviluppo economico. Ed è proprio su questo punto che Palazzo Chigi vuole agire. 

Puntare su project bond per rivitalizzare l'Italia Tesoro

Come spiega Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del Tesoro, c’è molto margine per aumentare il finanziamento alle Pmi, anche senza il supporto della Banca centrale europea. Uno strumento utile possono essere i project bond. E su questo punto, per Palazzo Chigi è stato cruciale il supporto dell’universo bancario. Société Générale ha presentato durante la conferenza come possibile alternativa per finanziare progetti infrastrutturali a sostegno dell’economia reali i project bond. Un mercato quello dei project bond che nella zona euro, e in particolare in Italia, è ancora piccolo. Colpa di un processo di disintermediazione che non è ancora iniziato del tutto. In Europa, per esempio, le società nel settore delle infrastrutture preferiscono, nell’80% dei casi, rivolgersi alle banche, invece che al mercato dei capitali, per il funding. Negli USA, di contro, solo il 20% si rivolge agli istituti di credito. “C’è ancora molto da fare, ma siamo positivi perché abbiamo trovato molta collaborazione dal governo italiano”, fa notare SocGen.

Nel settore delle infrastrutture ci sono 87 miliardi di euro da finanziare in Italia SocGen

Quanto vale il mercato dei project bond infrastrutturali in Italia? Secondo i calcoli di SocGen, ci sono necessità di finanziamento, nell’anno in corso, per 87,2 miliardi di euro, a fronte di un mercato complessivo di 173,5 miliardi. Nello specifico, bisogna finanziare progetti già in costruzione per 26,3 miliardi di euro e per 60,9 miliardi per progetti non ancora partiti. E rivolgersi al mercato dei capitali, in un periodo in cui il deleveraging bancario è ancora in corso, potrebbe essere una soluzione. 

Siamo pronti a sostenere le imprese europee BEI

Ma l’Italia può farcela da sola? I dubbi sono molti. Di sicuro, ricordano i presenti, una mano può arrivare dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) e dal suo programma Project Bond Credit Enhancement (PBCE). Per Adrian Zambriano, responsabile della divisione Structured finance della Bei, anche l’Europa farà la sua parte. “C’è uniformità di intenti a Bruxelles sull’utilità dei project bond infrastrutturali”, ha spiegato Zambriano. E considerate le cifre relative al mercato italiano, i benefici sul fronte occupazionale, così come quelli concernenti al miglioramento della competitività del Paese, possono essere diffusi. 

Occhio ai prestiti della Bce, potrebbero non arrivare all'economia reale Deutsche Bank

Del resto, non bisogna pensare che arrivino regali dalla Banca centrale europea. La prima asta di Targeted longer-term refinancing operation (operazioni di rifinanziamento a lungo termine, o Tltro), conclusasi oggi, ha visto un take-up di 82,6 miliardi di euro per 255 banche, assai sotto la media prevista dagli analisti, circa 150 miliardi. Come ha fatto notare Deutsche Bank, “è il segnale che probabilmente il trasferimento dei prestiti all’economia reale non sarà così alto come pensato in precedenza”. In altre parole, nei prossimi mesi le imprese potrebbero essere costrette ad aumentare la disintermediazione dalle banche, se vogliono sopravvivere. 

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