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Economia

Il Portogallo dice addio ai benefici per i pensionati stranieri, anche italiani

Il paese che ha offerto per anni trattamenti agevolati conquistando migliaia di nostri pensionati ha detto stop a queste agevolazioni. Cosa succede adesso a chi ormai vive là?

Il paradiso perduto. Eh, sì il Portogallo non sarà più il posto al sole dove passare gli anni della pensione sorseggiando Porto, ascoltando il Fado e sentendosi un po’ il Signor Pereira di Tabucchi. E soprattutto con la propria pensione lontana dalle tasse italiane. Il paradiso fiscale portoghese, dopo 12 anni, chiude le porte ai pensionati europei, italiani compresi.

Tutto era iniziato nel 2012 quando, per attirare capitali esteri Lisbona, colpita dalla crisi del debito, aveva concesso l’esenzione fiscale totale per 10 anni agli stranieri che si fossero trasferiti almeno per la metà dell’anno in terre portoghesi. Niente tasse sulla pensione. Nel 2020 il primo passo indietro: aliquota fiscale al 10%. Una tassazione che ha continuato comunque ad attirare i pensionati, perché sempre inferiore a quella di molti Paesi europei. Negli anni Lisbona, Porto e l’Algarve sono stati presi d’assalto. Si stima siano arrivati oltre 10mila pensionati, soprattutto francesi, britannici e italiani (3500 nel 2021 contro i meno di 1000 del 2017).

Tutto bene? Non proprio. I pensionati europei hanno portato sì capitali esteri, ma hanno anche fatto aumentare il costo degli alloggi. +78% in Portogallo tra il 2012 e il 2021, contro il + 35% del resto dell’Unione Europea. E nel secondo trimestre del 2023 c’è stato un ulteriore incremento dell’11% su base annua. Da qui la decisione e l’annuncio del primo ministro portoghese Antonio Costa di chiudere “le porte” da gennaio 2024. L’esenzione fiscale resterà per chi è già in Portogallo come “residente non abituale”, ma dal prossimo anno stop al paradiso fiscale per i pensionati europei. “Continuare contribuirebbe a fare salire i prezzi degli immobili nel mezzo di una crisi immobiliare”, ha spiegato Costa.

Roma ha sottoscritto con diversi Paesi una convenzione che vieta il regime di doppia imposizione fiscale. Quindi i pensionati che si trasferiscono all’estero pagano le tasse solo nel Paese in cui si spostano (almeno per 6 mesi l’anno). Ora il Portogallo non sarà più una meta conveniente, anzi con le aliquote “normali” Lisbona per un pensionato con reddito annuo di 28mila euro diventerà più cara dell’Italia (quasi 7500 euro invece dei 2800 pagati finora e dei 6700 pagati in Italia). Quindi? Ci sono altri Paesi “paradisiaci” o quasi. Tra le mete più favorevoli ai pensionati c’è Cipro dove l’aliquota è del 5% per tutti gli importi che vengono dall’estero e che superano i 3420 euro. Se la pensione è più bassa, nessuna tassazione addirittura. Attira anche la Grecia, con un’aliquota del 7% per 15 anni. In Romania la tassazione sulle pensioni è del 10% così come in Bulgaria (dove però serve anche la cittadinanza, non solo la residenza). Paradiso assoluto la Slovacchia, dove la pensione è esentasse.

E poi c’è l’Italia, il Mezzogiorno. Per i pensionati europei che trasferiscono la propria residenza fiscale nel Sud, in Comuni con meno di 20mila abitanti, l’aliquota per 5 anni è del 7%. Nel 2021per decine di pensionati inglesi e tedeschi Abruzzo, Puglia e Sicilia sono stati “il paradiso”. Come quello portoghese per noi, che a fine 2023 però chiude le porte.

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Cristina Colli