Economia

Ecco perché il vinile sta tornando sotto i riflettori

Le vendite lo scorso anno hanno registrato un incremento del 32%, contro il -17% dei cd

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Visti gli ultimi fatti, nell’industria musicale, il vinile è la storia di successo più sorprendente. Mentre le vendite di cd continuano a calare (lo scorso anno, hanno segnato -17%), i dischi in vinile stanno riconquistando consensi, racconta Forbes. Il 2015, infatti, segna il decimo anno consecutivo di crescita della categoria e le vendite, che hanno registrato un incremento del 32%, hanno portato il giro d’affari a 416 milioni di dollari. E non si tratta soltanto del punto più alto dal 1988, ma di un turnover superiore a quello che le etichette incassano dallo streaming su YouTube, Vevo e Spotify che  - secondo i dati resi noti dalla Record Industry Association of America – si sono attestate a 385 milioni di dollari nel 2015, riporta Fortune.

Complessivamente, lo scorso anno, sono stati venduti 11,92 milioni di dischi, contro i 9,19 milioni del 2014. Ma mentre il vinile aumenta le proprie quote di mercato, continua a rappresentare solo il 5% delle vendite di album negli Stati Uniti. Il disco che ha venduto di più è stato “25” di Adele che ha totalizzato 116mila copie. In seconda posizione, c’è Taylor Swift con “1989” con 74mila copie e, a seguire, i Pink Floyd con “The dark side of the moon” e 50mila copie; The Beatles con “Abbey Road” e 49.800; Miles Davis con “Kind of blue” e 49mila copie.

La verità dietro le quinte

Quali sono le ragioni di questo successo? Innanzitutto, si sono differenziati i punti vendita. Se il 45% delle vendite di dischi in vinile fa capo a negozi di dischi indipendenti, fra i rivenditori si sono aggiunte le librerie Barnes & Noble, i negozi di abbigliameno Urban Outfitters e, addirittura, i supermercati biologici Whole Foods. Gli Lp, inoltre, non sono affatto economici. Se i baby boomers erano abituati a portarli a casa a un prezzo compreso fra dieci e venti dollari, una copia del nuovo “Born in the Usa” di Springsteen è prossima ai 40 dollari, spiega Fortune.

Fra chi traina la volata al vinile non ci sono solo i collezionisti, ma proprio i giovani nati durante l’era digitale, affamati di nuove esperienze in fatto di musica e che apprezzano la possibilità di ascoltare un suono molto più caldo e ricco di quello “compattato” nei formati Mp3. Secondo The Verge, infine, ci sono altre due variabili da tenere presenti. La prima ha a che fare con il piacere di possedere la propria musica cosa che un disco fisico, come il vinile, può soddisfare pienamente, a differenza di un formato digitale. La seconda, è un aspetto sociale: il vinile si può prestare, scambiare e se ne può fare esperienza con gli amici in un momento di socialità. 

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