Perché l'Italia piace sempre meno agli investitori

BlackRock, JpMorgan, Goldman Sachs stanno uscendo dal Paese. Tempi bui per Renzi. E il ricalcolo del pil operativo da settembre sarà un ulteriore boomerang

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan – Credits: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Fabrizio Goria

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L’asso della manica in materia economica del governo di Matteo Renzi potrebbe rivelarsi un boomerang. Il ricalcolo del Pil, previsto fin dal giugno 2013 e che sarà operativo da settembre, rischia di peggiorare la credibilità dell’Italia. Dopo essere nuovamente entrato in recessione , il Paese sta perdendo il suo appeal verso gli investitori. Da BlackRock a JPMorgan, passando per Crédit Agricole e Goldman Sachs, quasi tutti hanno cambiato opinione, in peggio, sulle possibilità dell’Italia di uscire dalle sabbie mobili. E il possibile utilizzo del ricalcolo del Pil come scusa per ritardare le riforme strutturali di cui c’è bisogno fa più paura che mai.

Mentre il presidente del Consiglio è in visita in Iraq, qualcosa si muove a migliaia di km di distanza. Philipp Hildebrand, vicepresidente di BlackRock, uno dei maggiori fondi al mondo, nonché ex governatore della banca centrale svizzera, non ha usato parole tenere verso l’Italia nel suo ultimo editoriale sul Financial Times . "Italia e Francia sono in brutte condizioni, nessun piano di Quantitative easing riuscirebbe a farle crescere", ha scritto il banchiere. Ma non basta. I governi francesi e italiani "devono riformare il mercato del lavoro, ridurre le tasse che pesano sulle imprese, snellire la burocrazia e continuare a risanare i conti pubblici. Parlare solamente di riforme non è abbastanza".

Frasi che pesano come macigni, considerato che proprio BlackRock è stato uno dei primi soggetti a riportare capitali, sotto forma di investimenti, in Italia. Se l’appetito di BlackRock verso Roma e Parigi viene meno, a cascata anche quello di altri investitori istituzionali potrebbe ridursi, deteriorando ulteriormente le condizioni macroeconomiche dei due Paesi.

Ci sono buone probabilità che, dopo il ricalcolo del Pil, la credibilità dell’Italia ne esca a pezzi. L’introduzione del nuovo Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec 2010) è adottato tramite il regolamento 549 del Consiglio UE, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale nel giugno 2013. È quindi una decisione presa a livello comunitario, non solo italiano. Questo perché, come ha ricordato Istat nel febbraio di quest’anno, "negli ultimi venti anni le economie sono state investite, a livello internazionale, da cambiamenti di grande rilievo: il ruolo crescente delle tecnologie ICT nei processi produttivi, la sempre maggiore importanza delle risorse intangibili, il rafforzamento della proprietà intellettuale di beni e servizi, la globalizzazione dei mercati". In teoria, si è cambiato il Sec per via dell’innovazione tecnologica. In pratica, sono state introdotte anche voci prima ignorate: prostituzione, traffico di droga e contrabbando. Una decisione che lascia spazio a manipolazioni tendenziose, ha fatto notare la banca francese Natixis.

Il concetto è chiaro. Il 16 gennaio scorso la Commissione europea ha stimato che l’introduzione del Sec 2010 alzerà il Pil della zona euro fino a +2,4 punti percentuali su base annua, mentre quello italiano fra 1 punto e 2 punti. Numeri confermati poi da Istat. La tentazione maggiore, per il governo in carica, è quella di procrastinare da un lato un intervento di consolidamento fiscale nell’ordine fra i 18 e i 22 miliardi di euro sul budget 2015, dall’altro il proseguimento del viatico delle riforme strutturali citate anche da Hildebrand e chiamate a gran voce dagli investitori istituzionali. Il timore che questo scenario diventi realtà è concreto. Ed è proprio per questo che diversi soggetti hanno preso delle precauzioni.

La luna di miele fra Renzi e i mercati, per molti aspetti, è già finita. Nella settimana di Ferragosto JPMorgan Asset Management aveva annunciato di aver mutato la propria posizione sull’Italia. Il colosso americano ha comunicato di preferire i bond decennali spagnoli rispetto a quelli italiani. "La nostra esposizione è cambiata perché l’economia spagnola sta mostrando segnali più incoraggianti di quella dell’Italia". Considerato che JPMorgan Asset Management muove circa 1,700 miliardi di dollari, non si tratta di una mossa irrilevante.

Scelta analoga a quella di JPM anche per Goldman Sachs, che ha anche ridotto le previsioni del Pil del Paese. Da una crescita prevista a +0,6% per l’anno in corso e +1% per il prossimo, la banca guidata da Lloyd Blankfein è passata a una contrazione di un decimale per il 2014 e a un’espansione dello 0,9% nel 2015. Dure le motivazioni del cambio di esposizione sul debito dell’Italia: "Una decisione assunta anche in base al processo di riforme, più lento di quanto anticipato dal governo italiano". E pure il francese Crédit Agricole ha preso la stessa posizione di JPM, preferendo il debito spagnolo a quello italiano. Madrid meglio di Roma? Per i mercati, sì.

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