Economia

Perché Donald Trump investe nel carbone

Inquinando di più il Presidente americano riuscirà a risparmiare 33 miliardi di dollari

Donald Trump cancella il Clean Power Plan

27 marzo 2017. Nella Roosevelt Room della Casa Bianca, il presidente USA, Donald Trump, firma gli atti che smantellano le norme volte inerenti il cambiamento climatico volute da Obama, cancellando il «Clean Power Plan» sulle restrizioni per le centrali a carbone. – Credits: Andrew Harrer-Pool/Getty Images

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sferrato un attacco a uno dei pilastri dell'era Obama: nel mirino ci sono i provvedimenti che il suo predecessore aveva adottato per combattere il cambiamento climatico riducendo il ricorso al carbone come fonte di energia. Sul piano strettamente politico, la decisione non stupisce, visto che nel Partito Repubblicano da tempo si levano voci che respingono il nesso di causa-effetto tra l'inquinamento da combustibili fossili e il riscaldamento globale e che Trump non ha mai nascosto le sue simpatie per quella parte di opinione pubblica che condivide questa tesi.

Perché Trump vuole favorire l'uso del carbone

L'inquilino della Casa Bianca, però, si sta muovendo per favorire l'uso di carbone, una scelta che potrebbe avere delle motivazioni che vanno oltre l'intenzione di accontentare una componente della sua base elettorale. A condurre la campagna contro le misure adottate da Obama, infatti, è da tempo quella che è stata definita l'organizzazione di lobby più potente del mondo: la Camera di Commercio degli Stati Uniti. Nel suo documento programmatico per l'anno in corso, intitolato "Agenda per la crescita americana", la Camera si era posta esplicitamente l'obiettivo di "contrastare gli sforzi dell'EPA nell'applicazione del Clean Air Act" di Obama (l'EPA è l'ente che si occupa di protezione dell'ambiente nel sistema statunitense). Del resto, da tempo si era schierata contro il sistema messo in piedi da Obama, asserendo già nel 2014 il rischio che esso portasse l'economia a sostenere costi enormi. Il tema evidentemente sta a cuore dei soci della Camera, visto che alcuni analisti hanno rivelato come la Camera e i suoi membri abbiano investito negli ultimi anni centinaia di milioni di dollari per perorare la causa al Congresso e che multinazionali del calibro di Tesla e Apple sono entrate in contrasto con la Camera stessa proprio per le sue posizioni giudicate troppo oltranziste.

Il potere delle lobby

Va rilevato che la Camera di Commercio, a differenza di quello che succede in Italia, negli Stati Uniti riflette soprattutto le posizioni di alcune decine di grandi società che ne coprono quasi per intero il bilancio. Le piccole e medie imprese hanno poca voce in capitolo, soprattutto a livello federale. Fra i grandi azionisti in questione spiccano multinazionali con forti interessi nel settore del carbone. Il pensiero corre immediatamente alla famiglia Koch, che è proprietaria di un colosso delle acciaierie ed ha fortissimi interessi nel settore carbonifero. Proprio i Koch hanno creato una struttura di lobby attivissima nel settore delle politiche energetiche e molto legata al Partito Repubblicano. E non è da escludere che Trump possa aver trovato in loro un nuovo alleato.

Cosa cambia per i consumatori

Di fatto Trump sta cercando di rendere più conveniente acquisto e stoccaggio del carbone. In questo modo, le compagnie saranno indotte a preferire il carbone alle rinnovabili, essenzialmente perché le seconde risulteranno troppo costose: è stato calcolato che il mancato rispetto delle limitazioni sulle emissioni dovrebbe consentire agli Stati Uniti di risparmiare ben 33 miliardi di dollari. Una scelta apparentemente conveniente ma poco lungimirante e totalmente anacronistica vista la determinazione con cui il resto del mondo sta cercando piano piano di emarginare le risorse energetiche più sporche. Evidentemente, per Trump il riscaldamento globale non è una priorità. Assicurare il sostegno alla lobby più potente d'America sì.

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