Economia

Multinazionali Usa: la svolta etica è (davvero) una buona notizia?

Più diritti ai lavoratori e rispetto per l'ambiente. Ecco come è cambiata e perché la politica aziendale delle grandi industrie

Amazon

Barbara Massaro

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Perché un'azienda possa avere successo a lungo termine i lavoratori devono essere soddisfatti e trattati con dignità e rispetto così come soddisfatta e rispettata deve essere la comunità che li circonda e l'ambiente in cui quella comunità vive.

La svolta etica delle multinazionali USA

E' questa la nuova filosofia imprenditoriale sottoscritta da 180 multinazionali americane che hanno firmato il documento periodico dedicato ai Principi di Corporate Governance.

Si tratta di una nota stilata dall'associazione Business Roundtable che, dal 1978, riunisce 200 grandi aziende USA che si impegnano a livello teorico e filosofico, a seguire gli stessi principi di business e di etica.

Se, però, fino a oggi la filosofia che ha sempre segnato lo sviluppo dell'imprenditoria a stelle e strisce è stata quella teorizzata negli anni '80 dal filosofo ed economista premio Nobel Milton Fridman secondo cui "La responsabilità sociale delle aziende è aumentare i suoi profitti" mettendo al primo posto azionisti e imprenditori oggi per la prima volta nella storia dell'industria moderna al primo posto è stato messo il bene dei clienti, dei dipendenti, dei fornitori e di tutta l'intera catena umana alla base della produzione industriale.

Si tratta di una svolta etica di portata storica, una sorta di rivoluzione copernicana del concetto stesso di sviluppo industriale.  

Tra le aziende che hanno sottoscritto la dichiarazione d'intenti ci sono colossi quali Amazon, BlackRock, JP Morgan, General Motors, American Express, Bank of America, Apple, Ford Motor Company, Goldman Sach, Ibm e Johnson & Johnson.

Cosa dice il documento del Business Roundtable

Tra i passaggi più significativi del documento ci sono quelli che parlano della "dignità e del rispetto" con cui vanno trattati i lavoratori e dell'impegno a "proteggere l'ambiente" da parte delle grandi aziende. 

"Le società - si legge nella nota pubblicata oggi da Financial Times - devono proteggere l'ambiente adottando pratiche sostenibili; trattare i dipendenti con dignità e rispetto, incoraggiando la diversità e l'inclusione".

E poi prosegue con: "Gli americani meritano un'economia che consente a chiunque di aver successo tramite il duro lavoro e la creatività e di condurre una vita con dignità".

Ma come è possibile che un'associazione che fino a ieri si è distinta per i tentativi di promuovere sgravi fiscali nel settore privato, bloccare leggi anti-trust, ostacolare l'azione sindacale dei lavoratori e boicottare i tentativi di includere maggiori tutele, anche di tipo ambientale, negli accordi di libero scambio varati dai governi Usa oggi possa firmare un simile armistizio etico?

Cosa c'è dietro la mossa della Business Roundtable

Secondo alcuni analisti la presunta svolta sarebbe solo un'operazione di facciata in vista di una campagna elettorale dura in cui soprattutto una certa parte di radicalismo democratico promette di dar battaglia alle grandi imprese.

La retorica Dem, infatti, vede nelle multinazionali uno dei "mali assoluti" di cui è affetta la società Usa: un male da guarire a colpi di anatemi e invettive. 

Secondo la schiera più estremista dei democratici statunitensi, infatti, la filosofia dei maxi compensi ai manager e dei profitti costi quel che costi avrebbe favorito le disparità sociali che oggi pensano sul tessuto connettivo della società Usa e solo spostando l'ago della bilancia dalla parte dei lavoratori si potrebbe riportare equità nel rapporto tra chi comanda e chi produce.

Solo una mossa politica?

Financial Times, inoltre, legge il contenuto del documento di Business Roundtable come una risposta neppure troppo velata a sovranismi e populismi di varia natura e rango nella cui retorica c'è spesso il messaggio sotteso a ritenere i governi passati (di qualunque natura politica essi siano) responsabili di aver lasciato mano libera alle grandi aziende di fare i loro interessi a discapito dei cittadini.

Far decadere il concetto stesso di multinazionale come sinonimo di macchina per profitti potrebbe essere, dunque, solo un modo furbo per evitare alle grandi aziende di diventare bersaglio delle prossima campagna elettorale proponendosi in maniera interlocutoria alla politica.

Secondo quanto riporta oggi la stampa USA, pertanto, l'entusiasmo con cui le 180 imprese hanno sottoscritto il documento sarebbe solosolo di un'operazione di facciata e non una reale dichiarazione d'intenti atta a segnare la storia come quella che ha stabilito la fine del capitalismo spietato.

Il capitalismo consapevole e solidale sembra un'utopia ancora lontana nella prova dei fatti, ammesso e non concesso che il concetto stesso di capitalismo solidale abbia un senso e sia davvero un bene per la società occidentale.



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