Lavoro

Tfr e fondi pensione, perché sarà più facile avere la rendita integrativa

Il Ddl Concorrenza ha reso più flessibile la previdenza complementare, soprattutto per i disoccupati. Ecco come

Busta-Arancione-pensione

Andrea Telara

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Incassare la pensione di scorta un po’ prima del previsto. E’ la possibilità che avranno presto i disoccupati italiani (non tutti ma soltanto i più anziani), dopo l’approvazione definitiva del Ddl Concorrenza. Tra le varie norme di questo decreto, frutto di un cammino parlamentare molto sofferto, ve ne sono alcune che hanno lo scopo di rendere un po’ più flessibili le regole della previdenza integrativa con cui milioni di italiani stanno cercando di costruirsi un assegno di scorta, per integrare le sempre più magre pensioni pubbliche.


Rendita in anticipo

Finora, infatti, i soldi investiti nei prodotti della previdenza complementare (fondi pensione e pip) sono sempre stati “blindati”. In pratica, i lavoratori non potevano riscattare in anticipo quanto versato se non in circostanze eccezionali (per esempio in caso di malattia). Inoltre, sempre in base alle vecchie regole, il capitale accumulato nei fondi pensionistici poteva essere convertito in una rendita integrativa soltanto dopo aver raggiunto l’età che consente di accadere anche alla pensione pubblica erogata dall’Inps (per esempio a 66 anni e 7 mesi o dopo 42 anni e mezzo di carriera).  

Fra poco queste norme un po’ troppo stringenti verranno allentate. Chi risulta disoccupato da un po’ di tempo e ha dunque terminato di incassare il sussidio destinato ai senza lavoro (la Naspi), potrà iniziare ad attingere alla previdenza integrativa, convertendo in rendita il capitale accumulato nei fondi, anche se non ha ancora raggiunto l‘età pensionabile. Va ricordato, tuttavia, che questa possibilità viene concessa esclusivamente a chi possiede due requisiti: risulta disoccupato da più di 24 mesi e raggiungerà l’età pensionabile entro e non oltre i 5 anni successivi.


Cambiano le regole anche del Tfr

Le norme del Ddl Concorrenza hanno portato qualche novità anche riguardo alle regole sul tfr (trattamento di fine rapporto), cioè la quota di stipendio accantonata tradizionalmente ogni anno per la liquidazione. Come sa bene chi ha aderito alla previdenza integrativa, oggi i lavoratori dipendenti possono destinare il proprio tfr ai fondi pensione per costruirsi una rendita di scorta in vista della vecchiaia.

Tuttavia, le regole per portare il tfr nei fondi pensionistici integrativi sono un po’ troppo rigide. Il lavoratore può infatti destinare alla previdenza complementare esclusivamente l’intera quota del trattamento di fine rapporto e non una parte. Nei prossimi anni, però, anche queste regole diventeranno un po’ più blande e il lavoratore potrà scegliere di destinare ai fondi pensione soltanto una quota del tfr (per esempio il 50%, accantonando la restante metà per la  tradizionale liquidazione).

A definire più nel dettaglio le nuove norme, però, saranno gli accordi collettivi di categoria firmati dai sindacati e dalle  aziende in ogni settore professionale. In particolare, i contratti collettivi fisseranno una soglia minima di tfr che dovrà comunque  essere obbligatoriamente versata nei fondi pensione da chi decide di destinare il trattamento di fine rapporto alla previdenza integrativa. Le regole diventeranno un po’ più flessibili, insomma, ma un bel po’ di paletti resteranno in piedi. 

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