Lavoro

Taxi, le ragioni dello sciopero

Oggetto del contendere tra governo e sindacati è il decreto che prevede il cumulo delle licenze e la deregulation per gli Ncc

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Giuseppe Cordasco

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Rischia di diventare una vera e propria patata bollente per il governo, la vertenza aperta dai tassisti che per il prossimo 21 novembre hanno già annunciato uno sciopero generale in tutta Italia, una scelta che, tra l’altro, ha già messo in allarme le associazioni dei consumatori che temono pesanti ripercussioni su tutto il traffico locale.

Al centro dell’aspro confronto c’è il riordino del settore deciso dal governo, che secondo i sindacati dei tassisti preluderebbe a un sorta di totale deregolamentazione, a tutto danno dei piccoli operatori attualmente attivi.

Nel mirino in particolare le facilitazioni che otterrebbero i grandi gruppi con il cumulo delle licenze e gli Ncc (Noleggio con conducente), la cui posizione verrebbe rivista a sfavore proprio dei tassisti. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i punti controversi di una vertenza che, per parte del governo, vede coinvolto il vice ministro dei trasporti Riccardo Nencini.

Un decreto inaccettabile

Oggetto del contendere, come detto, è il decreto del governo di riordino del settore taxi, che intende combattere l’abusivismo, anche nel campo dei noleggi con conducente. Il governo, prima di dare il via libera al provvedimento, aveva cercato di tenere in conto le osservazioni di tutti i soggetti in campo.

I sindacati di categoria, da parte loro, avevano dunque chiesto delle modifiche, che però non sono state accettate prima che l’ok al decreto arrivasse ufficialmente. Da qui la decisione di incrociare le braccia in tutta Italia il prossimo 21 novembre.

Cumulo delle licenze e l’ombra di Uber

Ad essere più criticata dai tassisti è la decisione di permettere il cumulo delle licenze, aprendo così la strada all’entrata sul mercato delle multinazionali.

Una decisione dietro al quale molti tassisti vedono l’ombra lunga di Uber, e che comunque viene anche criticata perché riporterebbe indietro le regole contrattuali, mettendo all’angolo tanto l’attività del singolo tassista autonomo che quella delle tante cooperative nate in questi anni.

Secondo i sindacati insomma, il rischio concreto e che si vada verso quelle che sono state definite senza mezzi termini forme di “caporalato informatico e tecnologico”.

Ncc e deregulation

Altrettanto indigeste sono risultate le nuove norme che riguardano gli Ncc, ossia i Noleggi con conducenti. Per essi infatti ci sarebbe una sorta di sganciamento dal regime contrattuale pubblico a cui sottostanno i taxi, per dar vita ad un mercato totalmente deregolamentato.

In questo senso i tassisti criticano questa via, perché ritengono che la separazione degli Ncc dal sistema pubblico, che di fatto equivale a una sorta liberalizzazione, possa creare una deregulation del settore dando vita a contrapposizione tra categorie che operano di fatto nello stesso mercato.

Le minacce di Codacons

Insomma, siamo di fronte a un muro contro muro. Da una parte il governo, disposto ad ascoltare i tassisti, ma fermo su quelle che sono le disposizioni del decreto adottato, dall’altra i sindacati di categoria, che con forza hanno ribadito e confermato lo sciopero del 21 novembre.

A questo proposito intanto c’è da segnalare la dura presa di posizione del Codacons che teme manifestazioni di protesta eclatanti da parte dei tassisti proprio in occasione dello sciopero. Azioni che magari potrebbero portare al blocco della circolazione locale in tante città. “Non accetteremo alcuna protesta che esca dai limiti della legalità e vada a danno degli utenti– hanno minacciato dal Codacons - e siamo pronti a denunciare penalmente sia i sindacati di categoria sia i singoli tassisti".

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