Disoccupazione da record: le tre cose da fare subito per combatterla

Verificare gli effetti della riforma Fornero, ridurre il cuneo fiscale, cambiare il collocamento pubblico. Ecco alcune misure urgenti per ridare slancio al mercato del lavoro

(Credits:Ansa)

Andrea Telara

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Disoccupazione all'11,7% a gennaio (38,7% tra i giovani con meno di 24 anni), record di precari che superano ormai il numero di 2,8 milioni e forte incremento dei dipendenti part-time, che sfiorano la soglia di 4 milioni di persone, con una crescita del 7,9% nel quarto trimestre del 2012. Sono i numeri sul mercato del lavoro italiano diffusi oggi dall'Istat, che non lasciano spazio a dubbi: nel nostro paese, c'è una vera emergenza occupazione che il nuovo governo dovrà affrontare di petto, non appena si insedierà. Per trovare delle statistiche peggiori di oggi, infatti, bisogna tornare indietro al 1993, l'anno zero della seconda repubblica, quando le riforme del welfare approvate negli ultimi 20 anni (dal pacchetto Treu alla legge Biagi) non erano state neppure ideate.

I DANNI DELLA RIFORMA FORNERO

TUTTO SULL'ULTIMA RIFORMA DEL LAVORO

Ora, sul banco degli imputati c'è l'ultima legge sul lavoro, quella voluta dal ministro del welfare Elsa Fornero che, a detta di molti osservatori, ha fatto soltanto danni: ha aumentato il costo delle assunzioni, ha burocratizzato molti contratti e ha introdotto troppi vincoli sul lavoro flessibile, mettendo a repentaglio il destino di centinaia di migliaia di precari in tutta Italia. Rivedere alcuni punti della riforma Fornero sembra dunque oggi una tappa obbligata su cui molti concordano, compresi i sindacati. A ben guardare, però, gli ultimi dati dell'Istat dimostrano soprattutto una cosa: rilanciare l'occupazione semplicemente cambiando le leggi sui contratti di lavoro è una pia illusione. Per dare un nuovo impiego e una speranza a milioni di italiani ci vuole probabilmente ben altro: prima di tutto dei provvedimenti per far ripartire (davvero) la crescita economica. Inoltre, servirebbero misure incisive, alcune a costo zero, per misurare con precisione e correggere gli effetti della riforma Fornero, favorire il ricollocamento dei disoccupati e, soprattutto, abbassare il costo del lavoro. Ecco, nel dettaglio, i provvedimenti più urgenti.

SALVARE I PRECARI A RISCHIO

Secondo diverse segnalazioni, che arrivano anche dal mondo sindacale, i vincoli sul lavoro flessibile introdotti dalla legge Fornero hanno messo a rischio il rinnovo di  migliaia di contratti precari in tutta Italia. Probabilmente, il prossimo governo dovrà aprire un tavolo di analisi e confronto per verificare dove l'ultima riforma del welfare ha creato i maggiori danni, introducendo dei correttivi che consentano di salvare le assunzioni a termine o flessibili a rischio.

RIDURRE IL COSTO DEL LAVORO

Il problema maggiore del nostro paese resta comunque il cuneo fiscale e contributivo, cioè l'eccessivo costo delle retribuzioni lorde, in rapporto ai salari netti percepiti dai nostri connazionali in busta-paga. Secondo le stime dei Consulenti del Lavoro, un dipendente che guadagna 1.300 euro netti, costa all'azienda circa il doppio. Per questo, gli stessi Consulenti del Lavoro hanno avanzato alcune proposte concrete da applicare subito, per ridurre il costo delle retribuzioni lorde dell'8%, distribuendo equamente i benefici tra le imprese e i loro dipendenti. Si tratta di misure che comportano dei  sacrifici per le le casse dello stato ma che devono essere messe necessariamente in cantiere, pescando le risorse su diversi fronti: dai proventi della lotta all'evazione, da una revisione dei contributi Inail, dalla riduzione della spesa pubblica e dal serbatoio del Fondo Tesoreria del Tfr oggi in capo all'Inps, in cui le aziende con più di 50 addetti versano le quote accantonate dai propri dipendenti per la liquidazione.

RIFORMARE IL COLLOCAMENTO E L'APPRENDISTATO.

Nel processo di revisione della riforma Fornero, andrebbero probabilmente verificate le norme sull'apprendistato, che il ministro del welfare voleva trasformare nella principale forma di assunzione per i giovani. I primi risultati sono però di segno opposto: nel primo trimestre del 2013, le assunzioni degli apprendisti sono scese da 10.300 a 8.800 unità (dati Unioncamere). Infine, c'è bisogno di una riforma attesa da decenni  in Italia: quella del collocamento pubblico, che fa acqua da tutte le parti. I centri provinciali per l'impiego attivi nel nostro paese, infatti, ogni anno riescono a trovare un nuovo lavoro soltanto al 3,75% dei disoccupati, contro il 7,7% che si registra per esempio in Grn Bretagna e il 13% della Germania.

LA LEGGE FORNERO E LA DISOCCUPAZIONE

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